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Wednesday 22 may 2013 3 22 /05 /Mag /2013 07:00
UNA BOMBA DEVASTA    le Isole Sottovento

Filmata in 3 Parti da un Aborigeno Sopravvissuto

 

 

 

 

Pilhaou-Thibaou

 

 

I.
Accusa

 

 

Baccara. I vostri giochi, cari amici. I giochi sono chiusi!
Delle agonie come dei conciliaboli da portinaie.
Degli orsi-cleptomani gonfiandosi di rabbia mimano lo sbranarsi

l'un l'altro, davanti ad un formaggio rubato.
Che essi non hanno avuto il coraggio di rubare.

Ridono fragorosamente — «Cassa comune» —

— Noi siamo i banditi —





Ed il facente funzione di professore-platonico

— rigonfio del porpora-violetto della scomunica —

Ordina: —

Vecchia scrofa-morale restituire il denaro;
A me la galletta; non ho pranzato a mezzogiorno
e adoro la codardia, filibustieri. —


 

II.
Condanna


 

Banco e colpo secco 8 : 5 — Merda! —

Cameriere! sorvegliate la sorveglianza,
al palo Emozione — si appendono tutte le formule
rastacuero del relativismo.
Bari! — I giochi sono chiusi! —


Elevare la viltà in dogma è la peculiarità

del dottore vegetariano
digiunatore che rumina la sua convinzione
quando la sua tranquillità è assicurata
con retro-pensiero di pubblicità
del profumo estratto dall'urina di Gatto-Baudelaire.

 

 

Sotto la Dittatura della cleptomania si impegnano volentieri

la coscienza e la responsabilità di alcuni
capri castrati in atteggiamenti espiatori.


il pidocchioso sotto i ponti di Parigi ignora che l'acqua della

Senna lava e che da 20 anni Bruxelles esporta
del Sapone DADA.






 

 

Mi attengo alla disposizione

della Ragione morale raddoppiata di attività
potenza rivoluzionaria
sulla mia tavola da toilette
la somma di 255 franchi.


(Bisogna che mi faccia dei muscoli. Viva la boxe

e l'autista di taxi)!


Un minuscolo maiale con pedigree

— che cavalca una bambola estrosa —
dirige in me,


Il Potere esecutivo al servizio del mio fuoco di artificio

affermativo.


Attenzione! il fuoco di bengala, che cadrà la Non-Resistenza

davanti al possesso d'altri

 

 

 

 

 

 

III.
Rag-time Funebre

 

 

— Lascio la banca ai dilettanti. Guadagno abbastanza per regolare i miei debiti. 

Carogne! I vostri giochi, cari amici! L'usuraio ha di che riabilitarsi! —
Scoppiettare sincopato dei clacson, di tromboni di clacson, di musica da balera.

Bamboula

 

 

 

 

Campionato del mondo dei filibustieri a titolo postumo.
La paccottiglia giapponese si camuffa in una lettera cinese
Un movimento giramondo ha perso il suo sesso in un

  portafoglio di cameriere di caffè alla crema-truffa.

A-I- Morale della Vita interiore

 annaffiato con vecchio residuo-misticismo.

 

 

 

 

 

I testardi-convinti si fanno ritrarre come stupidi.
La grande-ruota esibisce un duplicatore alla mitraglia per
raccoglitori dai luoghi comuni ai cataloghi dei ritornelli logori.
Dei bevitori di elisir di menzogna

annegano in un bicchiere di Ersatz-verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

la fantasia a cavalcioni suglo avvenimenti riportano a

zero il tempo e lo spazio.

Picabia ha scoperto l'isolatore della

  pesantezza-attrazione

da allora nella vertigine dello stallo

  gira la follia nel senso buono

  e il buon senso alla zuppa di pesce.

 

 

 

Pace postuma Proposizioni umane

non divulgherò la vostra, identità

alle acque della Senna

E la posterità si annuncia prolifica!

 

Eh! Laggiù – Rimborsate I gettoni!

Mi fate perdere la mia ultima metropolitana, maiali!

Arrivederci, amici miei cari!

 

 

 

Clément Pansaers

 

 

 

 

 









LINK:

Une bombe déconfiture aux Iles sous le Vent

Di Elisa - Pubblicato in : Scritti brevi da riviste dada - Community : DADA
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Tuesday 30 april 2013 2 30 /04 /Apr /2013 07:00

La mia seconda patria: Parigi nel 1921-23

 

josephson.jpgPrima edizione del 1962 di Life among the Surrealists di Matthew Josephson


 

di Matthew Josephson

 

 

[...]


tzara--.jpgUna sera, sul finire dell'autunno, al caffè Rotonde, Gorham Munson mi presentò a Man Ray che faceva parte del gruppo dei dadaisti, e al suo compagno di tavola, Tristan Tzara, uno dei fondatori di quel movimento. Tzara era un uomo piccolo, pallido, con i capelli scuri e gli occhi grigi, e portava il monocolo; il suo viso intelligente e animato ricordava quello di Leone Trozkij, o di James Joyce senza barba.

 

Ray portraitAvevo letto che Tzara e il dadaismo (comparsi per la prima volta insieme a Zurigo nel 1916) erano venuti quattro anni dopo a conquistare Parigi, e che da allora in poi Tzara aveva portato avanti una propaganda intesa a dare scandalo, a rovesciare cioè tutte le convenzionali nozioni delle cose. Perciò incalzai Tzara di domande, troppo avidamente e ingenuamente, senza dubbio. Il Dada era come il cubismo e il futurismo? No, rispondeva Tzara, col suo sorriso sardonico; era contrario a quelle scuole, era nemico di tutti gli "ismi"; in effetti, "dada non è nulla ed è tutto". Continuò con questo tono disorientante; e avendo io accennato nel corso della discussione ad alcuni nomi, alcuni scrittori di cui mi interessavo, come Gide e Romains, egli mi dette una dimostrazione della bella abbondanza di vituperio tipica del vocabolario dada: "Come puoi leggere quella porcheria? Romains è un cretino!". Anche Gide non era altro che de la littérature (parola maledetta) e dada era contro la letteratura come contro come contro ogni forma culturale. Il romanzo era morto; Tzara stesso leggeva soltanto un po' di poesia, "per debolezza", perché riconoscevado non essere coerente nelle sue idee. Se ero venuto a Parigi "per imparare", mi consigliava, "leggi il Littré, il grande dizionario Littré. È un'ammirevole opera d'arte, una delle più grandi. Io lo tengo al mio capezzale: comincio dalla zeta e vado indietro".

 

Matthew-Josephson.jpgLa tecnica della poesia dada si basava sul principio della libera associazione, oppure sulla dissociazione del pensiero? La questione era semplicissima, mi rispose, e me lo dimostrò subito: preso un giornale, ne strappò un articolo e lo fece a pezzetti che buttò nel cappello. "Io ritaglio parole separate, di solito con un paio di forbici, le mescolo nel cappello, poi le cavo fuori come vengono, due e tre... ecco la mia lirica".

 

Credetti che mi prendesse in giro e per un momento ne fui seccato; poi risi, e tradussi a Munson la conversazione che si era svolta in un francese velocissimo. Il padrone del vapore del dadaismo internazionale, spiegai, aveva negato e contraddetto tutto quello che dicevo io, e mi aveva risposto con enigmi e indovinelli.

 

Ero indeciso, tuttavia, a saperne di più sulla verità del dadaismo. Il piccolo Tzara dal monocolo era un gran burlone e capace spesso di oltraggiose boutades, improvvisate lì per lì... o preparate con cura, come spesso fanno gli uomini di spirito. Il nostro secondo incontro ebbe luogo durante un originalissimo ballo in maschera a cui prendemmo parte durante il carnevale. Un pomeriggio avevo udito parlare al caffè Dôme della celebre festa annuale che aveva luogo proprio quella sera al Luna Park e che, a giudicare da quel che si diceva, prometteva d'essere una specie di baccanale di tutti gli studenti d'arte e di tutti i bohémiens e i tipi eccentrici di Montmartre e di Montparnasse. Insomma le persone più cospicue, le teste più pazze di tutta Parigi sarebbero state presenti nei più fantasmatici costumi. Naturalmente mia moglie ed io eravamo ansiosissimi di assistere a quell'orgia in massa, ma il cuore ci cadde quando apprendemmo che l'ingresso ci sarebbe costato 25 franchi (due dollari) a testa: in quel momento eravamo completamente al verde.

 

Sedeva alla nostra tavola Cuthbert Wright, un poeta che aveva collaborato all'antologia Eight Harvard Poets e che noi conoscevamo pochissimo: aveva di solito un'espressione triste e annoiata, e beveva assai. Vedendoci così avviliti, ci si avvicinò di punto in bianco e generosamente si offrì di prestarci il denaro per i biglietti.

 

Il ballo, in realtà, superò le nostre più sfrenate previsioni. Vi parteciparono da tre a quattromila ospiti mascherati, gli uomini vestiti da donna, e le donne da uomo, sì che nessuno capiva mai con chi ballava. Non erano di certo tutti degli invertiti: ma alcuni della "rappresentanza omosessuale" esibivano una così estrema coquetterie da far sembrare quasi goffe e trasandate le donne nei loro audaci travestimenti.

 

A un tratto vedemmo passare Tristan Tzara, col viso dipinto e incipriato, travestito da matrona romana. Era inconcepibile, uno spaventevole rudere di donna.

 

Ci si avvicinò e disse: "Ah, so che cosa pensate di me! Ma" aggiunse con la sua risata rapida e nervosa "vi sbagliate di grosso. Nessuno conosce il segreto del sesso di Tristan Tzara! C'è chi dice che sono un invertito, e c'è chi dice che sono impotente. Ma la verità è che sono vergine!".

 

In realtà, a quel tempo la sua petite amie era una graziosissima ragazza americana di Filadelfia, ed egli aveva molto da fare a guardarsi da alcuni amici che cercavano di portargliela via.

 

 

 

LINK alla rivista Aesthete, a cui collaborò Matthew Josephson:

Aesthete

 

 

LINK all'opera originale on line di Matthew Josephson Galimathias:

Galimathias

Di Elisa - Pubblicato in : Testimonianze - Community : DADA
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Thursday 28 march 2013 4 28 /03 /Mar /2013 07:00

Orangotanghismo

Cl-ment_Pansaers.jpg

 

 

di Clément Pansaers



La guerra non ha dunque massacrato abbastanza, perché il dopoguerra organizza metodicamente il commercio del massacro. L'industria dell'idea è sistematizzata. Il commercio della parola ne è il succedaneo. Gli utilitari egoismi interessati rinnovano nuove sinecure. Esistono i commessi viaggiatori della confraternita così come i comunisti di carriera, che sfruttano la massa imbecille. Tuttavia l'antico regime economico e sociale ritraccia la linea di demarcazione tra proprietari e pezzenti. Con rigido solido metodo - il che è una prova di dominio - la zona neutra è stata spianata. Un si salvi chi può, malgrado tutto urlano coloro che si trovano sulla linea di questo fuoco del dopoguerra.

Dov'è la maggioranza, a destra o a sinistra? La quantità ha un reale valore soltanto in finanza, che sta, con la qualità, a destra. Ed essa governa attraverso l'unica verità che è lo stomaco. A sinistra si colloca una maggioranza instabile che si nutre ancora volentieri di chimere ma più imperiosamente di tutto quanto lo stomaco digerisce. È per questo che la sua quantità si sgretola sensibilmente.

La guerra ha mitragliato principi, parole e sogni, magnificamente. Le geremiadi possono interessare i poeti nevrotici. La scienza popolare insegna infallibilmente che la realtà abita l'intestino tenue. È per questo che la massa esige prima di ogni altra cosa la soddisfazione - dall'esofago sino all'ano - e come complemento, dopo la digestione, accorda ancora, in graziosa liberalità, l'atto - così come il possidente concede l'elemosina. Lo stomaco regge l'oscillazione barometrica della maggioranza. Ed è la sola logica del mondo animato. Non si deve scambiare questa constatazione per scetticismo. Al contrario. Il fuoco d'artificio dell'imbroglio procura un umorismo di una comicità devastante. Sono dei fatti che ognuno di noi può raccogliere sulla pubblica strada, così come l'escremento di cavallo e altri residui. Bisogna raccattare queste cagate senza guanti. Ciò procura una sensazione di altruismo.

Cani e gatti danno gratuitamente agli animali umani il mezzo efficace per guarirsi dalle astrazioni illusorie: come il gatto, scavare un buco per il proprio didietro, fare quel che deve fare e dilettarsene le papille olfattive - O fare come il cane che sollevata la zampa sniffa il proprio universo. È l'unico mezzo per diventare umanamente universale, o internazionalisti. Né i cani né i gatti inseriscono degli annunci sui giornali, non fanno nemmeno altri tipi di pubblicità, benché la cura sia di un antropomorfismo efficace.

Non spaventarsi davanti a questa assenza di fine igiene. L'atto è nudo - non un nudo dipinto - perché brutalmente, senza sfumature - va sino in fondo. Le sfumature sono degli epifenomeni accessori come aperitivi, le ore cinque-tè, musica da camera, il ballo e altri flirt da fornicazione. L'epifenomeno è un lusso, propizio alle fantasiose dissezioni patologiche. Sino ad ora rimane rigorosamente il piatto essenziale in tutta la sua follia di vorace pachiderma. Le sfumature portano alla caotica confusione. È una speculazione della noia nell'abbondanza. Il caos non è nato dalla guerra. Dal caos della anteguerra nacque la cafoneria della specializzazione, che generò, in serie, le astrazioni come il gesuitismo, l'industrialismo, l'intellettualismo e mille altri ideologismi corruttori, così come ultimo strato il superbo aborto che si chiama cretinismo. Nel frattempo, bipedi così come quadrupedi, e altri membri della zoologia ascoltano l'unica verità che abita il sistema nutritivo.

Occorreva questa successione di ideologie, con lel loro numerose suddivisioni di logica, critica, psicologica, artistica e altre morali scientifiche per determinare il posto dello stomaco in questo mondo: Una cucina piena di consistenti varietà sotto ogni tetto basta, affinché dall'equatore ai poli, regni la pace universale. Ogni rivolta abortisce nell'abbondanza. E quando il peritonio è ben imbottito di riserve c'è posto per il tragico, il drammatico, l'epico e altre abbuffate comiche etichettate intellettualità e poetiche

Dalla barbarie, che ha pugnalato la massa, nacque il primitivismo - e cioè la belva nuda - capace di compiere l'atto irresistibilmente. L'arrivismo vi oppose la parola. E poiché l'atto soltanto porta allo scopo, ben presto scoppiò l'imbroglio, che oppose la realtà al mito e l'atto dello stomaco all'idea. Ohé! rivoluzionari di carriera! Opporre l'idea all'individuo non è nient'altro che continuare gli infami massacri! È per questo che l'utopia dell'idea in sonorità teatrali ripugna all'individuo.

Lanciare dei principi di bontà e altri sentimentalismi forse generatori di una rendita al vostro stomaco. La massa, nel marasma della carestia, ha afferrato il cinico miraggio. Anche l'individuo vuole una rendita. Anche io. La parola è inefficace. È la moneta del falsario - dello sfruttatore, che affama gli stomaci. Si possono impiccare senza danni i birrai da crepare di ogni sfumatura. Soltanto una tavola confortevolmente imbandita e la sicurezza a vita di menu variegati, redime l'umanità.

Ecco, credo, in breve, i caratteri generali dell'orangotanghismo. Del rancore? - Troppo ingenua e timida, piccola mia. Se fossi ricco, forse. Tutt'al più un cinico sentimentale; un po' dandy nella sfortuna. Oh! Mr. Barbey d'Aurevilly è morto, non mi contraddirrà. Niente più ambizioni, astrazioni, idee. - Ammettere la legge civilizzatrice dei lavori forzati, per ottenere dall'abbuffata la mia parte per lo stomaco e la parte di coloro che sono a me collegati, legalmente, come si suol dire.

Riuscirò, per dio! a dormire un'oretta? Questa luna idiota si diverte a versare il suo latte sul mio sonno!
...Nicanor cercò nella tasca dei suoi pantaloni una sigaretta, fece alcune profonde tirate di navy-cut che appesantirono il suo cervello. Si rattrappì, grattandosi allo stesso tempo le cosce, quando già da molto albeggiava e i tramway ricominciato i loro percorsi...


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Di Elisa - Pubblicato in : INEDITO - Community : DADA
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Friday 1 march 2013 5 01 /03 /Mar /2013 07:00

Francis Picabia

Picabia, autoritratto, 1923

 

 

di Beverley Calte

 

 

Dopo aver sostenuto André Breton ed il Congresso di Parigi contro Tzara in un libello, La Pomme des Pins, nel 1924, Picabia dichiara di nuovo guerra a Breton ed ai surrealisti in una nuova serie di 391. Gli ultimi quattro numeri della rivista escono quell'anno, quando termina la sua autobiografia romanzata, Caravansérail [Caravanseraglio] che sarà pubblicata soltanto nel 1975 da Pierre Belfond).

 

 

 

  Relâche,  parte 1 

 

 

 

 

 Relâche,  parte 2 

 

 

In una diatriba contro il Surrealismo, ne parla come di un movimento fabbricato. "Delle uova artificiali non fanno delle galline", dice. L'istantaneismo di Picabia, rivale senza futuro del surrealismo, genera Relâche [Pausa], un balletto "istantaneista" di "movimento perpetuo" e Entr’acte. Relâche è prodotto da Rolf de Maré ed i Balletti Svedesi, con una coreografia di Jean Borlin ed una musica di Erik Satie.

Entr’acte, 01

Fotogramma da Entr'acte [Intermezzo].

 

Il cortometraggio Entr'acte [Intermezzo] è scritto da Picabia e realizzato da René Clair. Questo "interludio" tra i due atti del balletto burlesco è una pefetta istantanea tra Dadaismo e Surrealismo. Quando scrive la sceneggiatura di una nuova farsa, Ciné-Sketch, che viene rappresentata una sola volta, la sera della veglia di capodanno 1925, "Funny Guy" dice addio a Parigi.


 

  Entr'acte Parte 1


 

  Entr'acte Parte 2

 

 

 

Picabia rimane venti anni sulla Costa Azzurra. Ma l'eco del "Rastacuero"* assente risuona ancora nella capitale, ingrandito dalle sue frequenti visite ed esposizioni, così come dalle voci della leggenda che facevano correre su di lui il suo stile di vita meditterraneo. La sua prima tappa è Mougins, situato sulle colline dietro Cannes, in cui fa costruire il Château de Mai [Castello di Maggio] nel quale egli si installa con Germaine Everling, suo figlio Michel Corlin ed il loro figlio Lorenzo, nato nel 1919. È allora che entra in scena Olga Mohler, una giovane svizzera di vent'anni assunta in un primo tempo come governate per Lorenzo.

 

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Il quadro chiamato Monstres [Mostri]" (mascherati con nasi appuntiti, un occhio, come La femme au monocle [La donna con il monocolo] o dai molteplici occhi) hanno fatto la loro apparizione sin dal 1924. Vi sono delle caricature di soggetti ripresi da pittori classici, come Les Trois Grâces [Le Tre Grazie] dal celebre dipinto di Rubens; La femme au chien  [La donna con il cane] dalle incisioni di Dürer, ou Nu fantastique, [Nudo fantastico] dall'affresco del soffitto della Cappella Sistina di Michelanglo. O anora, delle coppie di amanti vibranti di voluttuosi colori sintetici come Jeunes mariés [Giovani spose] e Le baiser, [Il Bacio] ed altri in un ambiente di festa, ricoperti di serpentine  di confetti come Carnaval [Carnevale] e Mi-Carême [Mezza Quaresima]. Tutti questi personaggi sono delle deformazioni di cartoline postali romantiche dell'epoca.

picabia_femmeaumonocle_1924.jpgFemme au monocle, 1924.

 


Marcel%20Duchamp La grande notorietà di Picabia lo segue a Cannes dove si impone rapidamente come la celebrità locale al Casinò ed alle sue feste di Gala. Le visite frequenti dei suoi amici parigini come Jacques Doucet, 
Marthe Chenal, Pierre de Massot e Marcel Duchamp intrattengono la sua "vita mondana". Nel 1926, ottanta Picabia sono venuti all'asta all'Hotel Drouot provenienti presumibilmente dalla collezione personale di Marcel Duchamp, suo vecchio complice.

 

 

comoedia1927.jpgL'anno seguente, Picabia somministra gli ultimi sacramenti a Dada; firma in Comoedia un articolo mordace intitolato Picabia contre Dada ou le retour à la raison [Picabia contro Dada o il ritorno alla ragione]. Proclama con insistenza che "l'arte non può essere democratica" il che è conforme alla sua dottrina di sempre: "la natura è ingiusta? Meglio, l'ineguaglianza è la sola cosa confortevole, la monotonia dell'eguaglianza non può che condurci alla noia".

 

picabiaMinos.jpgDopo un viaggio a Barcellona durante l'estate del 1927 con Olga Mohler e Lorenzo, il Castello di Maggio si trasforma in un "castello a tre" molto agitato, e ciò sino al 1933, data alla quale Picabia si istalla con Olga sul suo nuovo yacht, Horizons II, astutamente ormeggiato  di fronte al Casinò al porto di Cannes. Delle figure di affreschi romani della Catalogna compaiono ora nei suoi quadri, precursori di una nuova era, quella delle "trasparenze". Quando sono presentate a Parigi nell'ottobre del 1928 alla Galleria Théophile Briant, il critico cinematografico Gaston Ravel ne parla come di "sur-impressionismo": fa omaggio alla simultaneità di immagini di film sovrapposti, ad una impressione di "terza dimensione senza ricorso alla prospettiva", come Duchamp li descrive più tardi. I soggetti hanno spesso come punto di partenza delle figure classiche di Botticelli o di Piero della Francesca, o anche della statuaria antica e portano dei titoli tratti dalla mitologia o dalla Bibbia, a volte semplicemente inventati: Minos, Melibea, Adamo ed Eva, Giuditta, Lodola, Ridens ad esempio. Le sue fonti iconografiche sono le riproduzioni stampate: "Mio padre aveva un enorme baule pieno di libri d'arte nel suo laboratorio" racconta suo figlio, Lorenzo.

 

picabia.Adamo-ed-Eva.jpgQuesto nuovo stile svanisce quando Picabia inizia un nuovo periodo della sua vita privata. Qui ancora, si capisce l'importanza della "donna" o dell'avventura amorosa stessa. Una rottura ne accompagna allora un'altra: innanzitutto, fu Gabrielle Buffet, brillante catalizzatore nel momento della rottura con l'Impressionismo e del matrimonio con il modernismo; più tardi, Germaine Everling, irresistibile partner di Picabia nella sua vita mondana a Parigi durante l'avventura Dada, e nel suo ritiro verso il Mezzogiorno; ora, è Olga Molher, compagna più che comprensiva che condivide quest'avventura appassionante dei venticinque ultimi anni della vita di Picabia. Vive con lei una vera "luna di miele". È durante questo periodo che si sviluppano le sue trasparenze Neo-Romantiche: ancora una volta, la sua arte è il riflesso della sua vita.

 

picabia.jpg

Il 1930 è l'occasione di una retrospettiva commemorativa organizzata da Léonce Rosenberg a Parigi "30 ans de peintureche comprende numerose trasparenze. È un tratto caratteristico di Picabia le cui opinioni sono costantemente mutevoli: Léonce Rosenberg, che egli aveva vilipendiato al tempo del Dadaismo, è oramai il suo principale mercante. Quest'ultimo elogiò il lavoro dell'artista, nella prefazione del catalogo dell'esposizione: "le trasparenze sono l'associazione tra il visibile e l'invisibile... questa nozione del tempo, aggiunta a quella dello spazio, che costituisce precisamente la dottrina della vostra arte. Oltre l'istantaneità, verso l'infinito, questo è il vostro ideale". L'artista scrive nello stesso catalogo, con un tono meno spirituale, "Picabia ha fatto troppi scherzi con i suoi quadri! Ecco... cosa alcuni personaggi trovano in fondo al sacco della loro acrimonia... Ed io, dico: abbiamo fatto troppi scherzi con la pittura di Picabia! La mia inquietudine è stata trasformata in scherzo!... La mia ansietà malaticcia mi ha sempre spinto verso l'ignoto... ho lavorato mesi e anni servendomi della natura, copiandola, trasponendola. Ora, è la MIA natura che copio, che cerco di esprimere". E scrive: "Mio caro Léonce Rosenberg: 'Si possono ingannare gli uomini ma non il tempo...". Quell'anno è anche segnato da una serie di ricevimenti al Casinò di Cannes, brillantemente organizzati da Picabia; La nuit tatouée [La notte tatuata] e Le bal des Cannibales [Il ballo dei cannibali] sono considerati tra i più celebri. Tra il 1930 e il 1932, moltiplica i suoi viaggi a Parigi, così come i suoi acquisti di nuove automobili e nuovi battelli. Picabia ha avuto 127 "automobili", tra le quali i modelli di lusso dell'epoca, la Mercer, la Graham Paige, la Rolls Royce.


gertrude.Stein.jpg Illustra perfettamente il suo aforisma: "Ho sempre amato divertirmi seriamente". A quest'epoca, Picabia rinnova la sua amicizia con Gertrude Stein. Il sostegno morale e intellettuale che egli dà si trasforma in calorosa amicizia durante le visite annuali che Picabia e Olga effettuano a Bilignin. Nel 1932, scrive: "... i surrealisti sono una volgarizzazione di Picabia allo stesso titolo di Delaunay e coloro che l'hanno seguito, i futuristi, erano una volgarizzazione di Picasso". Definisce Picabia "Il Leonardo da Vinci di questo movimento". Lo stima non soltanto perché condividono le stesse opinioni sull'arte, ma a causa delle sue origini spagnole, fermamente convinta che i soli pittori importanti del XX secolo sono spagnoli, come Juan Gris, Miró e Picasso perché, come essa spiega, essi sono dotati di tutte queste qualità: "stravaganza, eccesso, crudeltà, superstizione, misticismo", e non hanno alcun "senso del tempo".

 

Nel 1933, si verifica l'inevitabile: Germaine Everling rompe definitivamente con Picabia e lascia il Château de Mai (che verrà venduto due anni dopo). Dopo questo periodo mondano e movimentato, Picabia conduce una vita più solitaria e lavora intensamente. Nel 1935, realizza un insieme di tele che rappresentano delle allegorie neoclassiche per un'esposizione a Chicago, di cui distruggerà la maggior parte in seguito. Gli anni seguenti sono segnati da una grande diversità nell'opera di Picabia: tele naturaliste, figurative; nuove sovrapposizioni in dominanti di toni verdi; paesaggi che ricordano il suo periodo impressionista e fauve; incursioni nell'astrazione geometrica, e infine un omaggio alla Guerra di Spagna con il potente quadro, La Révolution espagnole [La rivoluzione spagnola] del 1937.

picabia.revol.espagnol.jpg Picabia, La Révolution espagnole1937.

 

Di fronte alla Seconda Guerra Mondiale, il suo atteggiamento rimane del tutto individualista e provocatore, al punto che il suo "spirito dada" e le sue posizioni apolitiche gli creeranno delle difficoltà durante la Liberazione. A partire dal 1939, le difficoltà si moltiplicano. Il tenore di vita di Picabia si è considerevolmente ridotto: lo yacht e le automobili sono sostituite da un piccolo appartamento a Golfe Juan (Costa Azzurra) ed una bicicletta. E per la prima volta, visse soprattutto con i proventi assicuratigli dalla vendita dei suoi quadri. Nel 1940, sposa Olga Mohler (era divorziato da Gabrielle Buffet dal 1930  e non aveva mai sposato Germaine Everling).

 

Picabia._Femmes_au_Bull-Dog_1940-1942.jpg Picabia, Donna con Bull dog, 1944.

 

Gli ultimi anni trascorsi sulla Costa Azzurra vedono nascere una serie di quadri di un realismo spinto - e di un falso accademismo. Durante questi anni difficili, Picabia, a dispetto il suo "incorreggibile pessimismo", si riavvicina alla vita dipingendo dei nudi ed altri soggetti tratti dall'iconografia popolare. Ma ora, trova le sue fonti nelle fotografie in bianco e nero delle riviste erotiche degli anni trenta. "La mia pittura è sempre più l'immagine della mia vita e della vita ma una vita che non vuole e non può guardare il mondo in ciò che ha di cupido e di mostruoso. Tutto ciò che è stato morale in arte è morto, per fortuna! è il solo servizio che il cataclisma che ci circonda ha reso". Dipinge dei quadri come Femmes au bull-dog, Femme au serpent, Montparnasse, Deux nus ou même Adoration du veau et Pierrot pendu.

picabiaFemmeauserpent1939.jpgPicabia, Donna con serpente, 1939.

 

 

In risposta a coloro che sostengono che le motivazioni  dell'artista nel dipingere i nudi sono soltanto commerciali, Olga Picabia afferma che "Francis ha sempre dipinto ciò che voleva, ben prima che il mercante venuto da Algeri, o da altrove, arrivi per acquistare le sue tele". Durante lo stesso periodo a Cannes, espone dei "quadri tascabili" con lo scultore Michel Sima (1942) e l'anno successivo figura in un'esposizione in compagnia - molto inattesa - di Bonnard e Matisse.

picabia.Adoration-du-veau.1941.jpgPicabia, Adorazione del vitello, 1941.


Il suo comportamento provocatore nei confronti della collaborazione così come rispetto alla Resistenza gli vale, così come a sua moglie, di essere coinvolti con i "regolamenti di conti" del dopoguerra. È durante questo periodo difficile che egli è vittima della sua prima emorragia cerebrale. Nel 1945, Picabia è infine di ritorno a Parigi. Olga e lui si trasferiscono nell'antica casa di famiglia e risiedono nel laboratorio di suo nonno.

picabia.Deux-nus.1941.JPGPicabia, Due nudi, 1941.

 

Cercando di dimenticare le sue recenti delusioni, Picabia riprende contatto con  i suoi vecchi amici d'anteguerra. Henri Goetz e sua moglie Christine Boumeester, degli amici del Mezzogiorno, gli fanno visita tutte le domeniche, accompagnati da giovani artisti astratti: Henri Nouveau, Francis Bot, Hartung, Bryen, Soulages, Mathieu, Ubac, Atlan. Semore pieno di risorse, a sessantacinque anni come prima, Picabia cambia del tutto di nuovo, abbandonando il realismo popolare della guerra per una forma personale di astrazione. Espone regolarmente nelle gallerie parigine e nei saloni importanti della giovane avanguardia cone il Salon des Surindépendants e il Salon des Réalités Nouvelle.

picabia.montparnasse-1941.jpg

Picabia, Monparnasse, 1941.

 

Picabia si rimette allora a scrivere. Thalassa dans le désert esce nel 1945. Durante gli anni successivi, pubblica dei lavori di tonalità più amara e disincantata presso il suo amico Pierre-André Benoît, editore ad Alès. Scrive moltissimo durante il suo soggiorno annuale a Rubigen in Svizera presso la famiglia di Olga. A Parigi, è sempre uno dei frequentatori celebri abituali di "Bal Nègre" ed altri cabaret parigini, fedele al suo modo di vivere del periodo di prima della guerra. Per Picabia, i cabaret "Eve" e "Tabarin" valgono quanto l'Opéra e la Comédie Française, istituzioni venerate in Francia e che egli giudica vive quanto il cimitero di Montmartre.

picabia.Thalassa-dans-le-desert.jpg

 

Esplorando con impazienza le posssibilità di un'ultimo periodo astratto, Picabia dipinge delle opere importanti come Bal Nègre, in omaggio al suo locale notturno preferito, Danger de la force, Bonheur de l’aveuglement, e Kalinga. La primavera del 1949 vede il vertice della sua lunga carriera: una retrospettiva monumentale, "50 ans de plaisir", è organizzata dalla Galerie René Drouin. Il catalogo si presenta sotto forma di un numero unico di 491, scritto dai suo amici ed edito da Michel Tapié. Incoraggiato dai suoi amici, spinto dalla sua propria curiosità ed il suo bisogno  di andare più avanti nell'ignoto, Picabia produce una serie di quadri minimalisti composti da punti: è la riduzione finale dei suoi quadri astratti. I "Punti" vengono esposti alla Galerie des Deux Iles nel 1949. Tra il 1950 ed il 1951, Picabia ha alcune esposizioni importanti: in Francia, a New York alla Rose Fried Gallery ed alla Galerie Apollo a Bruxelles. Nel  1951, dipinge le sue ultime opere, tra le quali Tableau vivant, Villejuif, così come o suoi sette quadri, per ogni giorno della settimana e La terre est ronde. Essi vengono esposti alla Galerie Colette Allendy nel dicembre del 1952 accompagnati da un catalogo contenenti 7 facsimili di lettere d'omaggio di Breton, Cocteau, Bryen, Van Heeckeren, Seuphor, J.H. Lévesque e Michel Perrin. Negli anni successivi, Simone Collinet, prima moglie di Breton, diventa il principale mercante di Picabia.

picabia-bal-negre-1947.Jpeg Picabia, Bal Nègre, 1947.

 

 

È l'ultimo viaggio di questo "Cristoforo Colombo dell'arte", come lo aveva soprannominato Jean Arp. Alla fine del 1951, un'arteriosclerosi paralizzante lo priva definitivamente della sua fonte vitale, la pittura.

 

 

 

ériosclérose paralysante le prive définitivement de sa source vitale, la peinture. L’ultime “dissolution”, décrit ainsi par Picabia lui-même, arrive le 30 Novembre 1953. Le 4 Décembre, au cimetière Montmartre, André Breton rend un dernier hommage à son partenaire de toujours : « Francis... votre peinture était la succession – souvent désespérée, néronienne – des plus belles fêtes qu’un homme se soit jamais données à soi-même... Une œuvre fondée  sur la souveraineté du caprice, sur  le refus de suivre, toute entière axée sur la liberté, même de déplaire... Seul un très grand aristocrate de l’esprit pouvait oser ce que vous avez  osé. »

 

 

 

 

 

 

* Dall'ottava edizione del"Dictionnaire de l'Accademie française, (1932-1935), leggiamo la seguente definizione del termine Rastaquouère, che traduciano con lo spagnolo "rastacuero": "Termine familiare, improntato dallo spagnolo "rastacuero" e che serve a designare un personaggio esotico che sfoggia un lusso sospetto e di cattivo gusto. Si dice anche, per abbreviazione e più familiarmente: RASTA". Ricordiamo soprattutto che Picabia scrisse nel 1920 una breve opera poetica, che presto andremo a tradurre, intitolata appunto: Jésus-Christ Rastaquouère, e cioè Gesù Cristo Rastacuero [N. d. T.]

 

Beverley Calte

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 

 


 

 

 

LINK al post originale:
Picabia


 

LINK alla prima parte del presente saggio:

Beverley Calte, Francis Picabia


 

 

LINK relativi ad opere originali di Picabia:

 

L'athlète des pompes funèbres, 1918

 

Poèmes et dessins de la fille née sans mère, 1918

 

Pensées sans langages, 1919

 

Unique Eunuque

 

Jésus-Christ rastaquouère

Di Elisa - Pubblicato in : Profili Dada. - Community : DADA
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Friday 15 february 2013 5 15 /02 /Feb /2013 07:00

Clément Pansaers

pansaers-DachyBar Nicanor e altri testi Dada

 

 

di Fabrice Lefaix

 

 

Gli studi sui testi di Clément Pansaers non sono legioni. Nel suo Le théâtre dada et surréaliste [Il teatro dada e surrealista], Henri Béhar dedicava quattro pagine a Saltimbanques [Saltimbamchi] di Clément Pansaers e sottolineava rapidamente una parentela da parte di Jarry: "La sola opera nota di Pansaers si iscrive, attraverso il sottotitolo, attraverso la messa in pratica della Patafisica, nel solco di Jarry, ma con quale senso di distruzione in più!". Pansaers non nasconde il suo debito: "Le Père Ubu [Ubu], Le Surmâle [Il Superuomo], le Dr Faustroll [Dottor Faustroll] (…) riassumono con una potenza straordinaria tutta la nostra vita di ieri, di oggi e di domani"[C. Pansaers, "La vie à Paris", in Ça ira!, n° 17, marzo 1922.] [1].

 

Poiché questo testo mi è mancato a lungo, sono andato a ricopiarlo alcuni mesi or sono nella molto ben rifornita sala della biblioteca Kandinsky. Ma ecco che un editore belga, Chemins & Ruines (Bruxelles), ha da poco edito (alla fine del 2009 sembrerebbe) Les saltimbanques "con una presentazione ed un aggiornamento da parte di alcuni agenti dormienti del Partito immaginario". Questi ultimi, da molto tempo secondo Henri Béhar, sostengono questo: "Il testo introvabile che rieditiamo presenta tutte le caratteristiche formali di un'opera teatrale. E tuttavia, quella non è un'opera teatrale. Per gli scettici, una didascalia posta poco prima della fine, dove questo avvertimento, infilata in una specie di battuta: 'Poco perspicace è colui che pensa subito alla scena'".

 

pansaers.saltimbanco003.jpg

I due testi che accompagnano questa riedizione di I Saltimbanchi di Pansaers ("Di fronte all'impossibilità di un pensiero isolato" e "Questa non è un'opera teatrale, ma una procedura di esorcismo" comportano rispettivamente 32 e 14 pagine nel corso delle quali gli "agenti dormienti" - molto perspicaci quando si tratta di dimostrare che i testi di Pansaers soffron, oggi ancora, del marchio "dada", riduttore nel caso dell'autore di I Saltimbanchi che avrebbe fatto a meno di questo determinismo storico - danno prova di una virulenza delle meno pertinenti e delle più inutili nei confronti di Marc Dachy (senza d'altronde citarlo): "Nell'unica edizione di questa raccolta, L'incompetente incaricato della cura del testo [2] non ha ritenuto utile conservare quel segno che appare anche nelle intestazioni della sua corrispondenza, o nella incisione su legno che apre Le Pan Pan au Cul du Nu Nègre [Il Pan Pan in culo al nudo negro]. Il che significa che non esiste attualmente nessuna edizione soddisfacente della raccolta Je blennorrhagie [Io blennoragia]" [nota 16, pagina 42]. E, poco oltre: "Ma per l'unica riedizione di Point d'orgue programmatique pour jeune ourang-outang [Punto d'organo programmatico per giovane orangotango, l'idiota civilizzato incaricato di stabilre il testo [2] ha creduto di fare buona cosa nel rettificare  l'ortografia barbara del suo Dada in "orang-outang" [nota 17, pagina 43].

 

Queste due annotazioni sono particolarmente sgradevoli perché Marc Dachy è la persona che in Francia ha permesso a molte persone di scoprire, Clément Pansaers, soprattutto curando l'edizione di Bar Nicanor et autres textes dada [Bar Nicanor e altri testi Dada] presso Lebovici (1986)].

 

D'altronde, con riserva di verifica delle fonti, cambiare "ourang-outang" in "orang-outang" non nuoce affatto all'approccio né alla comprensione del testo in questione. Il francese di Pansaers era a volte esitante, a volte errato, anche, ad esaminarne meticolosamente, ad esempio, il suo Novénaire de l'attente [Novena dell'attesa] e non è anormale, in questo caso preciso, di ristabilire l'ortografia indicata.

 

In quanto al "segno"

 

pansaers détail001

Clément Pansaers, incisione su legno illustrazione di Il Pan Pan au Cul du Nu Nègre (1920) - dettaglio

 

 

pansaers-detail002.jpgClément Pansaers, intestazione di una lettera spedita a Tristan Tzara (18.12.1920)

 

 

evocato dagli "agenti dormienti", la notazione musicale di ripresa da capo, che Marc Dachy avrebbe omesso di riportare nella sua edizione, bisognerà che lo si descriva con maggior precisione. Per quel che mi riguarda, non leggo che il monogramma "CP" o "PC" che Pansaers utilizzava semplicemente per... firmare - e non "DC" per da capo, il che mi sembra essere una interpretazione eccessiva quanto più erronea in quanto doppiata da un "incompetente in grado di stabilire un testo".

 

Infine, giusto una breve osservazione per quel che concerne gli "agenti dormienti", qui un poco addormentati: non esistono "Pistoni d'aria" in Duchamps (la loro osservazione a pagina 15), ma dei "Pistoni di corrente d'aria" (e si, ciò cambia ogni cosa!). In quanto "all'attrice Isadora Duncan" (la loro osservazione è a pagina 23), mi sembra utile precisare che era piuttosto una... danzatrice. 

 

Per ora, restano ancora alcuni testi di Pansaers da ripubblicare. Quelli editi con lo pseudonimo di Julius Krekel nel 1910 non sembrano aver ancora suscitato la curiosità di un traduttore. Arlequinade, Brève incursion dans le Blockhaus dell'artiste, Meditazioni di quaresima, ed il molto bello Novena dell'Attesa rimangono quasi del tutto sconosciuti e molto difficili da reperire per coloro che ne hanno sentito parlare. Per colmare questo vuoto editoriale (che non riguarda che un pugno di lettori, ma chi può dirlo?...), ho, poco tempo fa inviato Novena dell'Attesa ad alcuni personaggi della mia cerchia.

Per un accostamento a Clément Pansaers, ci si può far riferimento, come dicono gli studi seri, all'articolo di Georges-Henri Dumont ("Résurrection (1917-1918), une revue wallone d'avant-garde sous la première occupation allemande [Résurrection (1917-1918), una rivista vallona d'avanguardia durante la prima occupazione tedesca"]) e, naturalmente, all'articolo  di Marc Dachy "Résurrection de Clément Pansaers" [3].

 

 

Fabrice Lefaix

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 

NOTE

[1] Études sur le Théatre Dada et surréaliste
, Gallimard, coll. Les Essais, 1967, ried. 1979.

 

[2] Evidenziato da me.

 

[3] Introduzione al reprint dei numeri di Résurrection, éditions Jacques Antoine, Bruxelles, 1973.



 

LINK al post originale:
Clément Pansaers, Bar Nicanor et autres testes Dada

Di Elisa - Pubblicato in : Segnalazioni librarie - Community : DADA
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