Sunday 30 march 2014 7 30 /03 /Mar /2014 07:00

Cécile Arnauld e Paul Dermée (IV)

dada.PaulDermeePortrait.jpg

Paul Dermée

Le relazioni cordiali tra Dermée e Paul Neuhuys furono strette ad Anversa. Le volant d'Artimon [Il volante di Artimon] (Parigi, Collection “Z”, Jacques Povolozky & Cie, 1922) dedicate a Neuhuys (uno degli esemplari d'autore  su pergamena) ne è testimone: "A Paul Neuhuys / in ricordo delle recenti / ore di Anversa / molto amichevolmente / Paul Dermée".
dada.DermeeARTIMON.jpg
L'8 novembre 1922, Paul Dermée dà una conferenza al club Artès ad Anversa, intitolata "Difesa del nuovo lirismo". Infine, nel gennaio 1923 pubblica sul no 20 di Ça Ira!:


Bar Marino*
                                  A Maurice Van Essche

Lanterna di carta oleata – caldi occhi semichiusi
Gloria delle strade proibite ai marinai
 
I bordoni polizieschi sbattono sui vostri vetri
Bar oh cactus schiusi éclos sur les décombres de la nuit
 
Les rêves les regrets le désir étendard
 Halots d'ivresse sur les visages que j'ai baisés
 
De la flamme de punch qui tremble sur les verres
 Une torsade de typhon s'élève rauque comme une rixe
 
Les murs sont pavoisés de glaces de mirages
 Combien de cicatrices écrivent mes voyages
 
ô bruit des vagues halètement des flots énamourés
  Accordéon magicien des cœurs nomades
 
Quels grains menacent sous les paupières plombées des filles
  Les phalènes des Tropiques ce sont leurs bagues et leurs rires
 
Dans les bouteilles lumineuses d'aurore
  Chante l'embellie des départs matinaux

À Saïgon à Dakkar ou à Vera Cruz
Toujours la même abeille a bourdonné autour de mon col de toile bleue

Elle chante laï-ta-li-va
Les beaux pays où je n'aborderai pas

Au sommaire du même numéro 20 figurent e.a. un très beau texte de Pascal Pia in memoriam René Edme (représentant de Ça Ira! à Paris), un poème Marcel Arland et de Georges Pillement. Les « somptueux » tapis modernistes de Jan Cockx sont présentés par Maurice Van Essche.
Paul Neuhuys y publie son étude sur Céline Arnauld (voir notre blogue du 3 février) et des notes de lecture consacrées à Henri Vandeputte (Dictionnaire ajoutez un adjectif en ique), à Odilon-Jean Périer (Notre Mère la Ville) et à Robert Goffin (Jazz-Band, avec une préface de Jules Romains).
Ce sera l'ultime numéro de Ça Ira!.
Le numéro “Dada” [n°16, novembre 1921) fut notre perte, soulignera Neuhuys dans ses mémoires,“car si nos rangs grossissaient, nous souffrions d'une sordide pénurie d'abonnés. Au point que Willy Koninckx proposait d'insérer dans chaque numéro un bulletin de désabonnement pour la facilité de nos lecteurs.”
Les éditions Ça Ira demeureront encore quelques mois actives, publiant en 1923Guêpier de diamants de Céline Arnauld, L'Œuvre plastique de Paul Joostens de Georges Marlier, Les Rêves et la jambe de Henry Michaux et Le Zèbre handicapé de Paul Neuhuys (avec un portrait de l'auteur par Floris Jespers). Le groupe s'attellera à l'organisation d'expositions en tous points remarquables.
Paul Neuhuys relèvera l'enseigne des éditions en 1932. Il les dirigera jusqu'à sa mort en 1984.


Henri-Floris JESPERS
*Bar Marin
                                  À Maurice Van Essche

Lanterne de papier huilé – chauds yeux mis-clos
Gloire des rues interdites aux matelots
 
Les bourdons policiers se cognent à vos vitres
Bar ô cactus éclos sur les décombres de la nuit
 
Les rêves les regrets le désir étendard
Halots d'ivresse sur les visages que j'ai baisés
 
De la flamme de punch qui tremble sur les verres
Une torsade de typhon s'élève rauque comme une rixe
 
Les murs sont pavoisés de glaces de mirages
Combien de cicatrices écrivent mes voyages
 
ô bruit des vagues halètement des flots énamourés
Accordéon magicien des cœurs nomades
 
Quels grains menacent sous les paupières plombées des filles
Les phalènes des Tropiques ce sont leurs bagues et leurs rires
 
Dans les bouteilles lumineuses d'aurore
Chante l'embellie des départs matinaux

À Saïgon à Dakkar ou à Vera Cruz
Toujours la même abeille a bourdonné autour de mon col de toile bleue

Elle chante laï-ta-li-va
Les beaux pays où je n'aborderai pas


[Traduzione di Elisa Cardellini]

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Saturday 1 march 2014 6 01 /03 /Mar /2014 07:00

Cécile Arnauld et Paul Dermée (III)

Celine01.jpg

Il 27 febbraio 1923, Cécile Arnauld scrive a Paul Neuhuys: "Vi ringrazio per il vostro cortese e chiaro studio su di me, apparso in Ça Ira!. Scusatemi per non avervi scritto sino ad ora, ma spero poter vedervi quest'estate e ringraziarvi personalmente per la vostra simpatia" . Paul Dermée, di maggior età rispetto ai giovani avanguardisti dell'anteguerra, partecipò alle riviste Sic e Nord-Sud, a Littérature (malgrado l'antipatia e il disprezzo che Breton provava nei suoi confronti), a Dada e a 391. Pubblicò due riviste effimere alle quali i principali dadaisti parigini parteciparono: nel marzo 1920, l'unico numero di Z (8 pagine); fin dicembre 1923, Interventions, “Gazette internationale des Lettres et des Arts (n° 1, dicembre 1923, n° 2, gennaio 1924 – i due numeri furono stampati simultaneamente). 

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Il 7 agosto 1922, Paul Dermée segnala a Maurice Van Essche, direttore-amministratore di Ça ira!, che soggiornerà in Belgio per qualche giorno e che vorrebbe vederlo. Lo stesso giorno, invia una cartolina a Paul Neuhuys – " Potrei incontrarvi a casa vostra questo giovedì e a quale ora?". Il  16 agosto, Dermée (che abita presso Neumann a Cologna), scrive una seconda cartolina a Neuhuys: "Abbiamo visto a Anversa, il nostro amico Van Essche con cui abbiamo trascorso una eccellente serata". Neuhuys, soggiorna al Grand Hôtel Corneliusbad a Aix-la-Chapelle. Arnauld e Dermée propongono di incontrarlo presso il suo hotel, venerdì 18 agosto verso le 11.
celine03.jpg

 


Ignoro se quest'incontro abbia avuto luogo. Comunque stiano le cose, una relazione molto amichevole si creerà tra i redattori di Ça ira! e Paul Dermée e sua sposa Céline Arnauld.

Henri-Floris Jespers

[Traduzione di Elisa Cardellini]
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Monday 10 february 2014 1 10 /02 /Feb /2014 07:00

Gennaio 1923: Paul Neuhuys presenta Céline Arnauld ai lettori di "Ça ira!"

celine-ritratto-Point--JPGRitratto di Cèline Arnauld tratto dalla sua raccolta di versi "Point de mire".

 

 

 



CArnauldCéline Arnauld apporta nella poesia moderna un delicato temperamento femminile. La sua poesia scaturisce da una fonte come acqua fresca.

In "Poèmes à Claires Voies" [Poesie a chiare vie], Céline Arnauld si smarrisce volubilmente sui sentieri sconosciuti dell'assurdo. Vi raccoglie una poesia bianca come un melo d'aprile. Il lirismo di Céline Arnauld respira una giovane allegria. Basta cercare la verità in fondo a un pozzo inaridito. I poeti le hanno insegnato il volo luminoso delle parole e lei guida le idee come una ronda di bambini spensierati e felici. "Si capisce tutto all'incontrario", dice lei, "ed è meglio".

Le forme della poesia moderna si prestano alle molteplici risorse della sensibilità femminile. È un luminoso mattino per il cuore della donna.

Delle braccia di bambine restano sospese
Al collo della luce...

Céline Arnauld si è sbarazzata dei languori romantici. La signora Desborde Valmore fu, anche lei, un poeta maledetto. La poesia oggi chiede ai suoi adepti un cuore nuovo, il cuore "temprato a calce" ("trempé à la chaux”).
celine-poemes-claires-voies.jpg

Con uno spirito squisitamente femminile, Céline Arnauld si diverte a raccontare delle storie per bambini, la storia dell'orso che acchiappa delle vespe con la sua zampa, quella dell'esteta che che con un solo colpo rovescia una locomotiva nel fosso. Si abbandona interamente al movimento di espansione che le procura la sua coscienza. Ama la campagna, la sua fauna e la sua flora. Le chiare vie delle strade si aprono sul mistero familiare delle cose. Preferisce l'onoffensivo orbettino dei campi all'aspice di Cleopatra e quando chiude gli occhi conserva in fondo a sé una ridente visione del mondo. Come testimonia la piccola opera
Paupières [Palpebre] permeata di tenera ironia:
 
La vera apre la sua finestra
ai mietitori del cielo
e le balere tendono l'orecchio
alla musica dei rami assolati.

Per la strada che il sole difende
senza pensieri né rimpianti
la primavera entra fischiando
nel parco parasole
dove i bambini sotto il peso degli zoccoli
sofficano il mormorio delle ruote.

Il lillà si apre e racconta la sua pena a tutti i passanti
La figlia del notaio ha messo il suo cappello rosa
e la luna in berretto scende verso la valle
allora le cicorie sono scoppiate a ridere
e tutte le banche hanno chiuso il credito all'amore
Ma il pozzo si è inebriato di passioni ruscelli
e la vera si è chiusa su tanti ricordi.
celine-da-proverbe14

La poesia di Céline Arnauld sfugge in tutti i sensi e rivela un perpetuo bisogno di movimento. Lei dirà:

Le stelle cambiano posto ad ogni sguardo

Risulta anche da questa poesia una assoluta impressione di biancore. Tutto è bianco come l'alba, bianco come l'archetto e in “Point de Mire” [Messa a fuoco] Céline Arnauld dirà:

Laggiù, le tombe s'aprono come dei gigli.
celine-Point-de-mire.JPG
Se gli uomini cercano il ramo d'oro, le donne gli preferiscono lo specchio d'argento. Céline Arnauld insegue una poesia modesta ma esente da mediocrità. Sotto tutta la sua dolcezza passa, a tratti, un senso di profonda umanità:

Soprattutto non guardare con indifferenza
I morti ti tradiranno
Sono loro i leali i sognatori d'oppio
La trasparenza del nostro spirito
Che non sopporta la tomba
Né il suicidio del cuore...
Ma le braccia che si tendono
Possesso immenso di questo io d'amore
Di vivacità interiore e d'incomprensione
 
L'anima alleggia sul margine del mistero. La poesia è un'arma elegante puntata sull'inaccessibile messa a fuoco che si dilegua nel vento, nell'acqua, nella fiamma. E si ha meno probabilità di conseguire questo punto mobile con tutta l'attenzione dello spirito che per la carità del cuore.
Céline Arnauld è una Sheherazade che inventa delle canzoni per chi come lei hanno bisogno di calmare la loro rabbia, i loor rimpianti. Ha lasciato deliberatamente la strada tradizionale e condotto su una collina sollegiata la muta gioia delle immagini.

Paul Neuhuys

[Traduzione di Elisa Cardellini]

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Janvier 1923: Paul Neuhuys présente Céline Arnauld aux lecteurs de "Ça ira!"

Di Elisa - Pubblicato in : Testimonianze - Community : DADA
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Wednesday 5 february 2014 3 05 /02 /Feb /2014 07:00

COURRIER DADA: Céline Arnauld e Paul Dermée

celine-opereI

Il primo tomo delle Œuvres complètes [Opere complete] di Céline Arnauld e Paul Dermée (Parigi, Classiques Garnier, Bibliothèque de littérature du XXe siècle, tomo 9, 2013, 606 p.) è dedicato a Céline Arnauld. Questa "scrupolosa edizione" (dixit Marc Dachy) è stabilita dallo storico della letteratura Victor Martin-Schmets, editore (tra l'altro) delle Œuvres complètes di Henri Vandeputte. "C'è molto da conoscere e scoprire in questa poesia a volte datata ma abitata, opera dimenticata di una dadaista che rifiutò il surrealismo" evidenzia Marc Dachy. Gli do perfettamente ragione. * La lettura di Courrier Dada mi incita a pubblicare alcune note storiche su Arnaud e Dermée, che furono in relazione con Paul Neuhuys e Michel Seuphor. *Sin dal 1920 Céline Arnauld prende parte alle attività dadaiste.

gruppo-dadaisti-con-C-line-Arnauld-e-marito.jpg

I collaboratori della rivista 391  (1921). Da sinistra a destra: in prima fila: Tzara, Céline Arnaud, Picabia, Breton; in seconda fila: Péret, Dermée, Soupault, Ribemont-Dessaignes; in terza fila: Aragon, Fraenkel, Éluard, Pansaers, Fay.
derme-et-arnauld.jpg
Paul Dermée e la moglie Céline Arnauld, particolare dalla foto di gruppo precedente.

Il 21 maggio, le edizioni Sans Pareil dirette da René Hilsum sono le depositarie del primo e unico numero della rivista Projecteur, di cui Céline Arnauld firma l'editoriale, "prospectus projecteur": Projecteur è una lanterna per ciechi.
arnauld--08.jpg
Non mercanteggia i suoi lumi, essi sono gratuiti. Projecteur si beffa di tutto: denaro, gloria e pubblicità - innonda di sole coloro che vivono nel freddo, nell'oscurità e nella noia. D'altronde, la luce è prodotta anche da una proliferazione madreporica negli spazi celesti.
arnauld
Collabora con la rivista Dadaphone, figura tra i firmatari dei 23 manifesti del movimento dadaista (Littérature no 13, 1920), appone la sua firma sul celebre quadro di Francis Picabia "L'Œil cacodylate" (1921) e partecipa al "supplemento illustrato" di 391, "Le Pilhaou-Thibaou" (10 juillet 1921) in cui Picabia si separa dai Dadaisti, in particolare da Tzara e da Breton.
dadaphone.jpg
Li attacca violentemente e denuncia "la mediocrità delle loro idee ora conformiste". Picabia ripete che lo "spirito dada è esistito soltanto tra il 1913 e il 1918... Volendo durare, Dada si è racchiuso in se stesso…".
Ca-Ira-16
Nello stesso spirito, Céline Arnauld pubblica nel novembre 1921 una poesia sul famoso numero 16: "Dada sa naissance, sa vie, sa mort", della rivista di Anversa Ça ira!.

 

 

Soprannome


Elemosina a maggese mummia di Eliogabalo

inaugura la giunca bara

simile ai giuncheti velati

dalla proiezione degli annegati

 assetati d'imprevisto

 

Il tamburo uccide l'angélus

L'andante della veggente

se ne va in volute di fumo

Inginocchiata la melodia

chiede grazia ai fieraioli

 

Se vi guardate

come il violino la sordina

la miniatura dei vostri cuori

sarà esposta tra le curiosità

mummie del silenzio e del canto gregoriano della giostra

Incoercibili le vostre tenerezze fatte di elucubrazioni

se ne vanno da strade traverse

Il violino evoca sommosse nel sottobosco

risate dimenticate in riva agli stagni

e la lotteria dei vostri cuori

crocifissi sul rifoglio porta-fortuna...

 

Non ho ancora capito

perché nei loro occhi caleodoscopio degli sguardi caustici

è morto l'ultimo riflesso umano


*

le Pilhaou Thibaou

Sull'ultimo numero di Ça ira! (n20, gennaio 1923), Paul Neuhuys dedica un articolo a Céline Arnauld.
Henri-Floris Jespers

[Traduzione di Elisa Cardellini]

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Saturday 1 february 2014 6 01 /02 /Feb /2014 23:37

COURRIER DADA

COURRIER-DADA01.jpg

Marc Dachy mi invia il primo numero di Courrier Dada, datato 7 gennaio. Annuncia subito l'orientamento: "Verrà effettuata una critica terribile di tutti i libri, riviste o manoscritti inviati a Marc Dachy". A buon intenditore...
COURRIER-DADA02.jpg

Le éditions Bartillat annunciano una riedizione rivista e aumentata di Dictionnaire du dadaïsme [Dizionario del dadaismo] di Georges Hugnet (580 pp.) di cui posseggo l'originale del 1976 (Parigi, Jean Claude Simoën, 365 pp.). La critica di Marc Dachy mi risparmia una inutile spesa di 25 €, e mi procura il malvagio piacere di citare ampiamente il commento dell'erudito storico di Dada – pur sfoltendo la sua esposizione da numerosi esempi molto eloquenti che corroborano la critica.

Se Bartillat non prende la saggia decisione di ritirare la diffusione di questo libro per correggerlo e ristamparlo - abbiamo sotto gli occhi una copia del servizio stampa - la immondiziazione (poubellication), la formula di Lacan si impone) di questo "non-libro" rischia di creare un precedente e recare onta alla storia dell'editoria francese. Non devono esserci stati molti libri in libreria aventi più di 300 rozzi errori: nei nomi propri, nei titoli, senza contare gli errori grammaticali e ortografici o alcuni errori storici [...]. Questo dizionario iniziato da Hugnet (1906-1974) verso il 1955, fu interrotto, ripreso, di nuovo interrotto. Hugnet morì senza averlo terminato 40 anni fa, lasciando un lavoro obsoleto. […] Venne edito nel 1976 da Simoën pieno di orribili errori [...] non soltanto gli errori originali del 1976 ritriviamo ma anche altri. […] Bertillat presenta quest'ultima come un'edizione "rivista e aumentata".
Aumentata di errori, senz'alcun dubbio. Perché nessun correttore si è chinato sui questo manoscritto che non è nemmeno stato riveduto da uno di quei correttori integrati ai computer. Lavoro malfatto dunque, a tutti i livelli. Le notizie seguite sporadicamente da riferimenti bibliografici tradiscono una mancanza di conoscenza abissale [...] Già mal varato nel 1976, il progetto Hugnet, come una nave, sprofonda pietosamente in uno stagno di errori che turbano l'occhio del lettore e offuscano gli esperti.

* Marc Dachy segnala anche il primo volume delle Œuvres complètes [Opere complete] di Céline Arnauld (1885-1952) e Paul Dermée (1886-1951), che formarono una coppia molto legate al punto che Céline Arnauld non volle sopravvivere più di alcune settimane a suo marito. Questa coppa emblematica fu legata alla rivista di Anversa Ça ira!. Ci torneremo sopra.

Henr
i-Floris Jespers
[Traduzione di Elisa Cardellini]
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