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6 agosto 2017 7 06 /08 /agosto /2017 09:44

Il surrealismo, una rivoluzione poetica

Il surrealismo non si riduce a un pezzo da museo. Questo movimento artistico e politico si inserisce in un processo rivoluzionario.

Louis Janover tenta di ravvivare la dimensione rivoluzionaria del movimento surrealista. Ridotto a una semplice scuola letteraria e artistica, la sua carica sovversiva sembra oramai spenta. I professionisti della letteratura e della storia dell'arte si accontentano di presentarne una versione addomesticata e inoffensiva. Tuttavia i surrealisti affermano il loro rifiuto di ogni conformismo.

Louis Janover fa riferimento a questo indefettibile spirito di rivolta, ben incarnato da Antonin Artaud. "Le affinità così come gli entusiasmi sono questione di sfumature, e sulla mia scala di valori, i membri del gruppo occupano dei posti differenti, ma i principi che essi difesero collettivamente agli inizi rimangono miei", previene Louis Janover. Egli rifiuta soprattutto la sottomissione e l'accomodamento all'ordine delle cose. La rivolta e la lotta ispirano la procedura artistica. "Si dimentica che i surrealisti hanno imparato una cosa insostituibile nel corso del loro apprendistato: osare trasgredire le regole ed esplorare tutte le possibilità del loro strumento di creazione", ricorda Louis Janover.

La rivolta Dada

Il surrealismo si inscrive nel solco del Movimento Dada. Questa corrente artistica emerge durante la prima guerra mondiale. quando dei contestatori si rifugiarono a Zurigo. Hugo Ball lancia il Cabaret Voltaire aperto a tutte le sperimentazioni artistiche, musicali e poetiche. L'umorismo, la derisione, il dubbio e l'incertezza devono liberare la creatività artistica. Dada rifiuta di conformarsi all'accademismo estetico. "Compresso, bandito dagli ambienti intellettuali in cui regnava una convenzione artistica soffocante, questo dubbio, liberandosi, è diventato una forza di contestazione esplosiva", afferma Louis Janover.

Hugo Ball sembra influenzato dal teorico anarchico Bakunin. "Il desiderio della distruzione è al contempo un desiderio creatore", afferma il pensatore russo.

L'arrivo a Zurigo di Francis Picabia imprime un anticonformismo che influenza Tristan Tzara e il movimento Dada. Tutte le logiche, le norme, le costrizioni e le convenzioni devono esplodere. "Dada riporrà tutta la sua fiducia nelle potenze reali e la fantasia di ogni individuo; nell'esperienza negata del caso e del libero gioco delle facoltà individuali, nel prodotto immediato della spontaneità", pone in risalto Louis Janover.

Però, malgrado il disprezzo dei valori borghesi, il movimento Dada a Zurigo rifiuta il coinvolgimento rivoluzionario.

L'ambiente non è lo stesso di quello di Berlino. La miseria sembra molto più forte e la contestazione proletaria non smette di salire. In Russia, i soviet formano un doppio potere che tenta di abolire le istituzioni dello Stato. In Germania, un'insurrezione operaia permette la creazione di consigli operai. Un proletariato industriale e urbano dà impulso alle lotte più radicali in Europa. I partiti, i sindacati e le strutture di inquadramento della classe sono contestati. L'emancipazione dei lavoratori deve provenire dai lavoratori stessi.

La contestazione artistica non si distingue più dalla rivolta politica. L'effervescenza intellettuale e politica spiega la radicalità del movimento rivoluzionario in Germania. "La vita quotidiana è direttamente irrorata da questa cultura radicale la cui diffusione si opera attraverso mille canali inediti", pone in risalto Louis Janover.

Ma il movimento Dada si impegna nel denunciare la mascherata estetizzante delle false contestazioni artistiche. Richard Huelsenbeck, nel primo Manifesto Dada in Germania, attacca gli espressionisti che tentano di ottenere i favori della borghesia. Le serate del Club Dada diffondono una corrosiva derisione politica. Raoul Hausmann diffonde dei programmi politici umoristi che propongono il "comunismo radicale" e "l'abolizione immediata di ogni proprietà". Un Consiglio dei lavoratori non salariati esprime un rifiuto del lavoro. Contro la cultura di Weimar, Raoul Haussmann attacca la sottomissione intellettuale e il dominio del capitale per minare tutti i valori borghesi. La sperimentazione artistica si accompagna con una concezione libertaria della vita. "Eccoci nel cuore di Dada: la fusione in una stessa esigenza esistenziale, di tutti i tentativi per superare l'arte specializzata e facilitare l'emergere di una nuova attività critica", riassume Louis Janover.

Ma, sin dal 1923, Dada sparisce con il riflusso dell'ondata rivoluzionaria. Gli artisti tornano alla loro specializzazione professionale. La forza di Dada a Berlino attinge in un vero soffio rivoluzionario. Questo movimento rifiuta tutti i programmi politici, con l'obiettivo di rendere la vita appassionante.

L'emergere del surrealismo

A Parigi, il movimento dada si diffonde all'interno di una bohème letteraria marginale e rivoltosa. ma quest'ambiente artistico sembra scollegato dai movimenti sociali. In Francia, gli scioperi sono schiacciati nel 1920. Ma dei giovani poeti subiscono il soffocamento del conformismo artistico. Essi non possono esprimere la loro creatività e la loro passione letteraria. "Uccidere l'arte è quel che mi sembrava essere la cosa più urgente, ma non potevamo operare alla luce del sole", scrive André Breton. I dadaisti parigini incarnano l'individualismo libertario e il rifiuto delle convenzioni. La rivista Littérature pretende di rompere con le avanguardie artistiche e la letteratura dei saloni mondani. L'Arte divienta un bersaglio di scelta. Per André Breton, Dada non è né una scuola artistica né un movimento politico, ma uno stato dello spirito. "Finché si faranno recitare nelle scuole delle preghiere sotto forma di spiegazione di testi e passeggiate nei musei, grideremo al dispotismo e cercheremo di disturbare la cerimonia", scrive André Breton. Dada si oppone a tutti i dogmi e alle spiegazioni razionali per meglio liberare gli istinti.

Nel 1921, il processo Barrès segna una svolta. André Breton reintroduce un senso dei valori nel movimento Dada che inizia a mettere in derisione tutti i dogmi. Soprattutto, è unicamente uno scrittore nazionalista già ridicolo ad essere attaccato. Ma è la funzione stessa dell'intellettuale e dello scrittore che deve essere calpestata.

Se Dada insiste sulla banalità di un'esistenza assurda, i surrealisti valorizzano la sensibilità e il meraviglioso del quotidiano. Ma la critica radicale dell'arte sembra abbandonata dai surrealisti che tentano di ricavarsi un posto nel piccolo ambiente letterario. Louis Janover ricorda, al contrario, che "La sovversione dadaista tendeva a spezzare i quadri della specializzazione artistica e letteraria uscendo dall'arte per entrare nella vita". I surrealisti apparivano come un'intelligentsia piccolo borghese che vuole spezzare le catene dell'arte per meglio sfondare. I surrealisti non sviluppano  nessuna vera critica sociale. In compenso, essi valorizzano la critica della religione, dell'ordine morale e del conformismo. L'amore e la sessualità permettono di far esplodere le convenzioni sociali.

I surrealisti, al contrario dei dadaisti di Berlino, non possono più appoggiarsi su di un movimento sociale. Sono soprattutto degli artisti, degli scrittori e degli intellettuali che si rivolgono a questo stesso gruppo sociale. "Hanno attinto nelle loro propria situazione il contenuto e la materia della loro attività rivoluzionaria: dei nemici da abbattere, delle misure da prendere, dettate dai bisogni della lotta", osserva Louis Janover. I surrealisti utilizzano la psicanalisi, non per la sua terapia, ma per liberare gli istinti e le energie represse. L'arte e l'esistenza non sono più separate.

La scrittura automatica permette di reinventare il linguaggio per appropriarsi delle parole. Questa creatività deve anche trasformare la vita, "perché questo cambiamento di significato non si concepisce senza un rovesciamento  che modifica il senso dell'esistenza", sottolinea Louis Janover. Le parole rivestono una dimensione erotica per liberare l'immaginario e la sensibilità. La poesia interviene allora in modo concreto nell'esistenza.

Ma la scrittura automatica è in seguito utilizzata per produrre degli stereotipi letterari. Ridotta a una semplice tecnica, è diventata allora un semplice mezzo separato dalla sua vera finalità. La scrittura automatica deve al contrario spezzare il vicolo della logica e tutti gli apparati di conservazione sociale. Le idee di patria, famiglia e di religione devono essere attaccate. Il linguaggio dell'amore si confonde allora con il linguaggio della rivoluzione.

Tra integrazione e contestazione

L'arte si distacca dalla vita. I pitturi surrealisti restano racchiusi nella loro specializzazione per preparare la loro piccola carriera ad immagine di Picasso. Gli artisti professionali diventano degli intermediari e non permettono più di accedere direttamente al meraviglioso del quotidiano. Quest'elitismo alimenta un consumo dell'arte. Al contrario, la creatività deve permettere ad ognuno di esprimere la propria sensibilità e di liberare la propria immaginazione.

Antonin Artaud incarna lo spirito utopista del surrealismo, al di fuori di tutte le ideologie. Attacca tutte le istituzioni e le costrizioni sociali. Designa chiaramente gli avversari da abbattere. Gli individui e i corpi devono liberarsi dalle istituzioni che li reprimono. Artaud insiste sull’alienazione, l'espropriazione e la separazione del corpo dalla vita. Insulta il Dalai Lama, il Papa, i medici dirigenti dei manicomi e i rettori delle Università. Tutti i poteri diventano un bersaglio da abbattere. Lo spirito surrealista è allora animato da "un certo stato di furore". Antonin Artaud ritiene che la trasformazione materiale non basta, ma deve accompagnarsi ad una rivoluzione spirituale. Ma subisce l'esclusione da un movimento surrealista che preferisce un impegno politico più tradizionale. Tuttavia, la rivolta di Artaud permette di far uscire il surrealismo dai limiti dell'arte e della letteratura.

Lo scandalo per lo scandalo non è guidato da un'ideologia ma dal desiderio di calpestare le regole sociali. "Per l'intellettuale in rotta con la società, una tale infrazione lo pone la legge comune, al riparo dalle costrizioni della logica sociale", descrive Louis Janover. I bersagli sono spesso degli scrittori, per meglio screditare la morale borghese e le regole del buon comportamento nel dibattito. Ma i suoi scandali possono ridursi a una semplice retorica diventata oggetto di studio letterario.

Dopo il periodo dell'utopia rivoluzionaria, il surrealismo si conforma al freddo realismo bolscevico. L'adesione al Partito comunista segna una svolta. Nel 1924, il PC diventa staliniano e impone un'ortodossia rigida e conformista. "Una volta le forze d'opposizione sociali e politiche liquidate, il Partito passa naturalmente allo stadio e al valori borghesi tradizionali presentati sotto etichetta proletaria", descrive Louis Janover. Ma Pierre Naville, poi André Breton, si volgono in seguito verso l'opposizione comunista che denuncia il regime dell'URSS.

Surrealismo e rivoluzione

I surrealisti si uniscono al Partito Comunista. Quest'organizzazione poggia sul marxismo ortodosso criticato da Karl Korsch. Un'avanguardia d'intellettuali che deve illuminare le masse e forgiare la teoria che deve condurre alla rivoluzione. I giovani scrittori aderiscono dunque facilmente a questo discorso senza percepirne i limiti. I surrealisti privilegiano gli incanti verbali a detrimento delle analisi politiche del capitalismo. Tuttavia, essi pretendono di voler trasformare il mondo per cambiare la vita. "Il rovesciamento delle relazioni reciproche implica la modificazione dei bisogni, dei desideri e del modo di soddisfazione stesso", sottolinea Louis Janover. La soddisfazione dei desideri sembra prevalere sulla soddisfazione dei bisogni per André Breton. Ma questi due aspetti rimangono indissociabili.

I surrealisti restaurano le gerarchie attaccate da Dada. La separazione tra l'intellettuale e il proletario, tra l'arte e la vita, e la divisione del lavoro tra intellettuali e manuali sono riprodotte.

La rivolta surrealista che poggia sulla libertà di creazione, si accomoda alle esigenze del mercato dell'arte. I pittori conoscono un successo commerciale importante. "I mezzi diventeranno i fini, addirittura la fine del movimento; al rifiuto di riuscire si sostituirà la volontà di riuscire con il rifiuto", ironizza Louis Janover.

I surrealisti, all'inizio, respingono la specializzazione artistica. Le sue pratiche creative possono essere riappropriate da ognuno per rendere appassionante il quotidiano. "Scrittura automatica, narrazione di sogni, cadaveri squisiti (cadavres exquis), oggetti dal funzionamento simbolico, deriva nella vita quotidiana e nel labirinto di una città rivisitata attraverso il meraviglioso, esaltazione dell'amore-passione e delle passioni dell'amore - ecco che non erano più di dominio riservato a una elite, ma riguardava, in principio, chiunque", descrive Louis Janover. Ma il surrealismo si racchiude progressivamente nella specializzazione con degli artisti che possono far carriera nel loro campo. La letteratura, il cinema e la pittura surrealiste diventano delle merci per consumatori passivi.

La riflessione di Louis Janover sembra originale. Quest'autore si inscrive nella filiazione del comunismo dei consigli, connesso a un Marx libertario. La sua concezione del surrealismo sembra dunque molto differente da quella degli artisti alla moda, dei conservatori di museo e degli storici d'arte. Egli mostra bene l'ancoraggio del surrealismo nel movimento Dada, esso stesso nutrito dall'insurrezione spartachista a Berlino. Per cambiare la vita, sembra allora indispensabile trasformare il mondo. Nella società mercificata, la creatività viene immediatamente recuperata dall'industria culturale e il piccolo ambiente artistico assetato di riconoscimento istituzionale. Ma i surrealisti rifiutano l'imbrigliamento stalinista che consiste nel porre l'arte al servizio dell'ideologia bolscevica. La creatività deve essere liberata per se stessa, per contestare tutte le gerarchie accademiche, per creare uno spazio di emancipazione, di piacere e di passione.

FONTE: Louis Janover, La Révolution surréaliste, Plon, 1989.

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

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