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28 dicembre 2008 7 28 /12 /dicembre /2008 17:34

Presentiamo un'opera poetica piuttosto singolare, di un autore veramente atipico, si tratta di L'Apologie de la Paresse, del belga Clément Pansaers difficilmente classificabile come dadaista ma che conobbe e fu vicino ai dadaisti francofoni sin dalla prima ora, esperienza che egli non poté portare avanti per via del suo prematuro decesso avvenuto nel 1922.

 

L'APOLOGIA DELLA PIGRIZIA





00cover--apologie-de-la-paresse.jpgCopertina dell'opera edita nel 1921 ma terminata già nel 1917.



pansaers-apologie03.jpg

pansaers-apologie04.jpg

 

 

 

 

 pansaers-apologie07

 

 

 

Alla Marchesa Bianca da Pansa

 

 

 

 

 

 

 

 

pansaers-apologie09.jpg 

 


 

 

I

 

Piccola prostituta…

…L’aria un po’ satira?

– Tu passeggi – io ozio.

 

 

…Seguirti nella tua camera arredata?

– Sei così malarredata.

Riposati, spossata. Io sono pigro.

 

 

… Il mio tatto si ricorda della freschezza

orgiastica

della tua carne in calore.

Il mio udito della tua gola ansante…

Io sono pigro. Marcisci con me.

Quale lussuria per la tua pagana ingordigia.

 

 

… Pensi al tuo malizioso sofà?

Le macchie di rancidi vizi lo illumineranno

di umoristici disegni –

il collezionista vi intuirà un’antica patina.

 

 

… Il tuo antiquario desidera spassarsela, questa sera?

Ma resta pure, intrattabile interessata –


 

 

 

L'oziosità inebria l’ideale affamato del tuo ventre

plastico

Lo farai cuocere al sole.

Stenditi su questo talamo.

 

 

… Un mastro pasticcere lo ha appena impastato?

Il lievito sarà eccellente.

Stenditi al mio fianco.

Salmodiamo l’inno della pigrizia.

Il lievito fa montare l'impasto.

 

 

… La tua voce atona? Cosa? Gravidanza?

A sera, avrai del pane speziato.

Qui… non ci si noleggia a nessuno.

 

 

Trascurata?

Incantevole abbrutita!

Non alzare la voce.

Gli alberi hanno occhi – là dove sono stati tagliate

le loro braccia.

 

 

Tormentata?

Il pentimento cessa.

Dei lucori imperlano il tuo volto spento –

i tuoi occhi filano funeree fiamme.


 

 

 

Nessun timore. Ardita.

Recita le litanie delle farse apoplettiche

del tuo marcitoio della depravazione.

 

 

Fetidi aliti – ce ne freghiamo

di voi.

Madidi sudori del Monte di Venere – non

esistete più per noi.

Lingue lappanti follia –

Non vi vogliamo più.

Vertigini rabbiose – aleggiano sopra

di voi.

 

 

– Racconta le visioni delle tue innumerevoli nozze

… angeliche

– Le sere in cui la malizia febbrile suonava le

ore –

un trambusto tra due suonerie –

I giorni di calma astinenza – almeno

una volta,

avaro cupido, offrivi il viatico…

 

 

… Talentuosa?

Esperta di estasi soporifere

in incubi sudoripari.


 

 

 

… Taci – cuscino di lussuria –

Ti conoscevo – deserto meraviglioso

– giacenza concentrica

– giacimento eccentrico.

 

 

Ti stanchi? – Fuori dal mondo?

Spiritosa sublime

smaliziata lontano dal marciapiede,

dal tea-room,

dall’alcova…

L’ozio ti avvinghierà – ti dissolverà.

Sì. Oziamo, Taci, oziamo…

 

 

… Desidèri discordanti?

Il tuo disgusto scola

 

 

… Amici?

Disprezzo

Il delirio si smussa.

 

 

… Paura? Rete mortuaria!

Canta le tue preghiere con la tua voce afona

– Sorrisi all’angolo dell’occhio

– all’angolo della bocca….

Seduzioni suggestive della testa…


 

 

 

Melopee monosillabiche

– dalla punta della lingua

– dietro il sipario della veletta.

Mordere delicatamente le labbra umide…

Svelare, con raffinatezza, il segno sensibile…

Tatuare l’incanto sapiente dell’alimento nuziale…

 

 

… Detesti la sottomissione?

Io disprezzo il personale domestico.

La serva è inasservabile.

Hai conosciuto la bestia perfetta?

 

 

… Disprezzo?

Né infame, né terribile.

Superba in eleganza accanto al servitore

spregevole nella sua servile servilità.

 

 

Ingenua ragazza senza mestruazioni-

Scarlatta macchia di sangue, la notte, dietro il

tendaggio dell’alcova…

Fingi e non sei che un po’ perversa.

Fingere fa parte del tuo mestiere.

 

 

… Professione semplicemente manuale?...

Stranamente cerebrale – ragazzina,

          quasi innocente, che fingi gentilmente.

 

Non sei spregevole, perché non fingi che

gentilezze.

 

 

… Lavoro molto complesso? Ne convengo.

È per questo che voglio lottare con te

-         io –inerzia – pigrizia.

-         Sei segreto incantatore – luminosa sapiente.

-         La tua scienza imprigiona filosofia, arte,

-         teologia – e tutti i loro sistemi,

-         tutti i loro surrogati.

 

 

…Strano? Fantasmagoria?

La vertigine che dà la stretta della pigrizia

è così penetrante – che ci si rovina alle

sue carezze.

 

 

… Alimentare il tuo ventre?..

Da dove? Da quale parte?

Civetta dalle calze blu.

La pigrizia non stanca –

ruggine, cloroformio…

Ci si addormenta – si sogna senza preoccupazioni

-         etere – laudano, oppio, morfina,

-         cocaina –

-         E al risveglio…


 

 

I sonnambuli sono in barile –

il divorzio è pronunciato –

la separazione compiuta, definitiva.

La vita è fresca, opulenta, magica.

E sarai una ragazza molto giovane

che non si è mai prostituita…

 

 

… Tacciamo ora e conta…

Ma taci – frivola –

Riposati e conta…

La pigrizia ti cloroformizza.

 

 

…Non desidero operarti alle ovaie

-         Nidiata appassita –

-         Non sono chirurgo.

 

 

Chi, credi tu – dica la verità?

    Ti do la mia parola che…

.   …Nessuno? Precisamente.

    Non mi hai dunque capito.

 

 

…Pazzo?

    Ho ritrovato la verità.

    A cosa serve dire la verità


 

 

In un manicomio…

La pigrizia ti invita al gala della verità.

 

 

…Idiota?

             Vivere una menzogna allora

                      -tutta la vita….

 

 

…No. Non fa torto a nessuno.

 

 

…E se non ti piacesse più mentire?

             Evita la legge, la giustizia,-

Prigione, i lavori forzati!

sono legione, coloro che esecrano questa farsa

favolosa…

 

 

… Vuoi evadere?

Inutile. Sei libera.

         Sei la passante- la piccola furba ingannata,

che non conosce che il marciapiede,

lo sguardo al di sopra della spalla-

e la sua alcova

-e le carezze parassite.

Ampolla che serve alle malattie erogene.

 


 

 

La mia cordialità

             -Vedi che non sono scontroso-

             a tutti gli apotecari

             -che frequentano la tua officina.

 

Al rinnovarsi di primavera, passerò sotto la tua finestra…

 


 

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 


LINK all'opera originale:

L'Apologie de la paresse



LINK interni su Pansaers:

Fabrice Lefaix, Al Tempo dell'Occhio Cacodilato

Rossano Rosi, L'eterno ritorno del pan-pan al culo

Bernard Pokojski, Pan! Pan! Pansaers

Paul Neuhuys: Clément Pansaers, "Paria in demolizioni (1921)

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14 dicembre 2008 7 14 /12 /dicembre /2008 14:25



007.jpg

Frontespizio di Tournevire, l'opera che presentiamo in prima traduzione assoluta in italiano

edita dalle Edition de "L'Esprit Nouveau", nel 1919.










006.jpgIllustrazione all'opera della Arnauld disegnata
appositamente dal pittore cubista Henri Laurens.







 

 

II

 

DAGLI APPRENDISTI

 

 

Alle 7 precise tutti gli invitati arrivarono.

L’Orco li contò da destra a sinistra,

Matassin da sinistra a destra

Due posti restarono vuoti.

Secondo le convenzioni mondane si doveva

arrivare in orario: I due coperchi furono tolti.

Venne portato un grande pezzo di carne tutto

legato e fasciato come un neonato.

Qualcuno cercò un tovagliolo e non

trovandolo tastò dal lato della tavola ma essendo

stato ancora una volta deluso, si passò la mano apatica-

mente sulla fronte.


 

La padrona di casa aveva promesso un discorso

sulla distruzione dei parassiti negli alloggi

degli artisti.

Il pezzo di carne sembrava muoversi.

L’Uomo Nero prese il coltello; alcune

gocce di sangue scaturirono dalla ferita appena

aperta. Ma invano.

L’atleta intervenne La tavola si divise in due

Il bambino cadde tra le zampe dell’Orco.

Bussano…

Sssst

Silenzio

Non apriamo

Sono loro, ancora loro, maledetti!

gemeva l’Uomo Nero

Spranghiamo la porta

Soprattutto non parlate

L’orso bianco si passò la lingua sulle gengive

con un tale fracasso che i colpi alla porta non

cessarono più.

– Aprite dunque amici miei

Luciole è sparita questa mattina rapita da un torna


 

do. L’ho cercata in ogni dove – ho avvertito il commis-

sario – niente.

Il sole…

Ancora il suo sole.

dissero a voce bassa Matassin e l’Uomo Nero.

– Il sole è apparso poco dopo – ma era

già stata rapita.

Allora mi sono tuffato nell’acqua per ripescare il suo

sguardo. Una rana puerpera di due perle.

mentre un verme luminoso saliva

verso il mio collo

Ho voluto fuggire

Ma il collare di corallo era troppo stretto

Ho guardato in fondo ai suoi occhi e soffocavo

La pagaia prelevò le perle del suo collare

E l’angelo Azariel febbricitante ed irrequieto

incombeva sui miei dispiaceri

Il vecchio artista lanciò uno sguardo altezzoso verso

l’Orco. Il buffone rifletté un istante e credette di vedere

dietro i vetri la fata Morgana, quella che con

Mirador aveva una volta contemplato il sole in faccia.

Si precipitò verso la porta.

Gadifer gli sbarrò il passo.


 

–Sono il solo amico di Luciole e di Mirador; ci

siamo conosciuti in culla. La fata Morgana ci

ha incantato tutti e tre e legati con un filo di seta

forte quanto l’amicizia.

L’orso bianco passò la sua zampa dietro l’orecchio

si grattò si leccò le labbra e, per prendersi una

piccola soddisfazione, inghiottì un pezzo di carta

in cui era un poema trasposto in pittura.

La porta cedette infine e Mirador si precipitò

tra le braccia di tutti.

Non aveva ancora fiuto

Un vento ostile e insoddisfatto soffiò dal

camino.

La fata Morgana passò su di una corrente d’aria dalla

sala da pranzo alla cucina ed andò a piazzarsi nel

rubinetto sopra il lavandino.

– Voglio divertirmi,

gridava la padrona di casa

oggi è la mia festa – mi chiamo Cantanette

Mirador avanzò con fiducia in mezzo alla stanza:

Amici miei

Luciole dopo una notte d’insonnia e di febbre è


 

scesa dal suo letto rapida e agile come una lepre,

Si è affacciata alla finestra aperta, ansiosa e

scrutando il risveglio del sole…

L’astro maledetto, stanco senz’altro per aver cacciato

le lunule di stella in stella, non voleva mostrarsi.

Era dietro la casa quando il tornado la rapì.

Dal rubinetto chiuso male, delle gocce di vino si spar-

sero sul pavimento.

Un grande frastuono si produsse sul soffitto. Il candeliere

cadde con fragore ai piedi di Mirador.

Era il cannone?

E Luciole che fluttuava nell’aria…

Tutti scappavano.

Ma infine, questo giovane maledetto portava la

sfortuna con sé…                         ovunque!

La sua condanna era scritta su tutti i volti.

L’avvenire volò via in uno sguardo minaccioso dal

tubo del camino.

Un consiglio muto ebbe luogo dietro Mirador e

senza sapere perché egli piegò le spalle.

Il peso del suo corpo era pesante in questa

casa.


 

In un ultimo movimento di disperazione lanciò

lo sguardo al cielo.

Ma cosa era dunque?

Dallo squarcio spalancato del soffitto l’astro scendeva

verso lui.

Dietro la porta, il vecchio artista aveva visto un lucore.

L’occhio restava minaccioso

Al rubinetto delle gocce di sangue

Sul pavimento uno specchio

Il giorno scacciava la sera.

Mirador volle chiamare aiuto nella

camera              nessuno.

Le semisfere entrarono l’una nell’altra.

La fata Morgana dalle trecce dorate era là la sua

testa toccava il soffitto. Sulle sue braccia Luciole ad-

tormentata sognava.

A questa nuova apparizione tutti gli invitati

rientrarono.

– Sono quello che hai incantato – quello che sa

amare – quello a cui hai affidato il dono dell’amicizia,

gridava Gadifer,

lascia la mia mano


 

Sono il maggiore dei tre – quello a cui hai offerto la

scatola dall’anima di metallo ed il Pierrot fosforescente.

Quando giocavamo a nascondino nella Casa del

Sentiero – ero io che per primo trovavo tutti i

nascondigli.

Voglio lo specchio d’argento.

– Sono stato io a divorare tutte le zanzare –

quando dormivi distesa sull’erba – sulla riva dello

stagno secco,

diceva l’orso bianco

A me lo specchio d’argento.

– Ti ricordi – un giorno quando, addormentata sulle

rotaie, sono arrivato nel momento in cui il treno stava per

passarti sopra. Con un sol dito ho scaraventato la locomo-

tiva nel fosso,

sussurrava l’atleta.

Merito lo specchio d’argento.

– La mia vista è debole e storta

Diceva Matassin

Non ho mai potuto guardare il sole in faccia… ma di

lato. Sempre fedele, ti ho avvertita di tutti i tra-

dimenti grazie al mio sguardo scrupoloso!

Dammi lo specchio d’argento.

E tutti vennero a farsi valere a turno:


 

– Ti ho dedicato degli alessandrini alla tua nascita.

– Ti avevo fatto un ventaglio con tutte le piume del

pavone. Lo trovasti al tuo risveglio – un giorno – quando,

addormentata sulle rive del lago di Parc Montsouris, il pavone

geloso delle tue trecce voleva fartele togliere dal

becco delle anatre.

– È Cantanette la più allegra di noi,

dicevano le donne.

Poi, a voce bassa all’orecchio della fata:

Luciole nella sua cattiveria ha maledetto Gadifer dopo

avergli rubato la scatola dall’anima di metallo – A Cantanette,

ha preso due perle blu che porta bei suoi

capelli – a me, una spilla di corallo – a Micheline,

un braccialetto a forma di luna.

Tutte le voci gridavano:

“A noi, lo specchio d’argento.”

La fata dissipò una nuvola che si era posata davanti

ai suoi occhi.

L’atleta apparve – giocherellò con la palla che, leggera

come il mattino, uscì dal buco sul soffitto.

Mostrò le sue mani vuote alla folla.

Il narratore chiese un bicchiere d’acqua fresca.

In cielo l’astro apparve. Ed il suo primo raggio

Andò a posarsi sulla fronte di Luciole addormentata.



[CONTINUA]

 



[Traduzione di Elisa Cardellini] 

 

Link all'opera originale:

Tournevire

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29 novembre 2008 6 29 /11 /novembre /2008 16:23

Dell'autrice della presente opera, Céline Arnauld,  e dell'opera stessa che presentiamo in prima traduzione assoluta, avremo modo di parlare. Possiamo asserire con assoluta certezza che essa sia del tutto sconosciuta nel nostro paese e, persino nel suo, non è che goda di grandissima e conclamata fama. Eppure sia lei che suo marito, Paul Dermée, furono due attivissimi membri del movimento dada parigino della prima ora ed entrambi furono attivi nel creare riviste e opere letterarie se non di un livello eccelso perlomeno estremamente gradevoli e originali resi ancor più interessanti inoltre per il tempo trascorso dalla loro pubblicazione che ne fa inevitabilmente dei documenti storico letterari meritevoli di essere conosciuti.

 

 

È appunto quanto ci riproponiamo con la presente traduzione.

 

 

 

  007.jpg

 

Frontespizio di Tournevire, l'opera che presentiamo in prima traduzione assoluta in italiano, edita dalle Edition de "L'Esprit Nouveau", nel 1919.

 

 

 

 

 

006.jpg

Illustrazione all'opera della Arnauld disegnata appositamente dal pittore cubista Henri Laurens.

 

 

 

 

 

 

 

 

I

 

AL TEATRO DEI NEONATI

 

 

 

– Presto – Presto sbrigatevi.

Sempre lamentele! Ah, sì – il sole. Che

immaginazione avete

Il sole – bello – color rame – fondo di pentola.

Lasciate dunque tutto e non dimenticate che bisogna

piangere e ridere allo stesso tempo oggi – soprattutto ridere

– Ridere!

Mirador si voltò verso colui che parlava.

– Ascoltatemi! Luciole è morta di freddo alla

fine di questo pallido inverno e la primavera stanca di aspettare è

morta anch’essa.

– Ah! L’inverno! Ma, figlio mio, il freddo dura

quanto l’inverno stesso – e quando l’inverno se ne va, finito il

freddo!

Ma visto che l’amate così tanto il sole, perché

non gli siete corso dietro?

 

 

Tutto ciò non significa nulla. Pensate a quanto vi

ho detto: piangere e ridere allo stesso tempo – soprattutto ridere. In quanto

a Luciole… andate dunque! Cantanette è là e lei

sa ridere.

Mirador avanzò furente stringendo i pugni

Delinquenti – Delinquenti

Non vedeva più chiaramente sangue nell’aria e

vendetta ovunque.

La mia Luciole è morta.

Il sipario rosso lentamente si divide in due,

ponendosi ad ogni lato dell’entrata, come due

gendarmi all’arrivo del re.

Davanti Mirador una folla screziata di nero e

di bianco aspettava angosciata.

Dietro di lui qualcuno gli ridacchiò all’orecchio:

– Al paese del Sole

Un soffio ardente

                          È lui

                                    l’astro che voleva

bruciarlo vivo dandogli in una volta il calore

destinato all’altro

– Signore!

 

 

Questo grido di disperazione era uscito dalla bocca

di un miscredente. Sull’orlo dell’abisso

credeva

L’Orco, le mani sui fianchi, aspettava il

segnale per sbranare qualcuno.

Dall’altra parte della balaustra, un orso bianco

si passava una lingua sottile quanto un petalo di

rosa sulle labbra.

C’era anche un vecchio artista roso d’orgoglio

ma che la sconfitta aveva reso così buono, così indul-

gente che lo si era scelto come domatore di ani-

mali. Sola figura umana scoprì il mio occhio

nascosto nel grande astro che serviva da decorazione.

Il buffone Matassin spostava la sua testa troppo

pesante sulle sue spalle guardando di lato, mai

in faccia, perché gli sembrava che l’astro era vivo,

per quanto brillasse.

E quando a suo modo ebbe indovinato l’enigma, egli

avanzò verso il centro della scena, guardò a lungo

la piccola testa di cera, si piegò, pose un bacio

 

 

sulle palpebre chiuse e se ne andò emettendo

un sospiro di sollievo.

Aveva malgrado tutto una bella anima.

Giunto vicino all’astro, uno sguardo lo bruciò così

tanto, che se non avesse messo la sua mano al suo orecchio,

ciò gli avrebbe portato sfortuna.

Sul letto tutto disfatto ancora dall’agonia, la

testa di Luciole riposava in mezzo a girandole

funebri.

Un velo bianco ricamato di perle nere gli

Ricadeva sulle orecchie. I capelli erano stati

tagliati perché il loro peso aveva sedotto l’Uomo Nero.

Un merletto fine quanto l’aurora avvolgeva

questo povero corpo che aveva fatto tanto soffrire

Gadifer il giullare.

C’erano anche delle donne: quella che aveva tanto

desiderato e criticato il merletto dalle perle

nere, si avvicinò, pose un bacio in punta di

labbra sulla guancia destra, accarezzò un’ultima volta

l’oggetto della sua bramosia in segno d’addio e partì

tentando di commuoversi.

 

 

Un’altra pose un bacio sulla guancia sinistra

E quando fu ben sicura che Luciole non si muovesse

più se ne andò a testa bassa per nascondere

la sua gioia.

Ma per quella che sosteneva di aver molto amato

Luciole il dolore fu d’obbligo. La abbracciò

sulle due guance, e credendosi commossa, avanzò a

testa alta verso l’astro.

Le lacrime non scendevano. Sulla decorazione una

smorfia.

L’occhio ingrandendosi

divenne nero

al suo posto

uno specchio

Si portò rapidamente la mano alla bocca

Orrore

Il fard dei primi baci era colato sulle sue labbra

Mirador diede uno sguardo rapido intorno a sé

– Era dunque vero?

Luciole qui su questo letto

Immaginazione

Immaginazione figlio mio

Guardate dunque il sole.

 

 

Si volse verso l’astro, avanzò con lo sguardo mi-

naccioso

L’occhio rimase oscuro

Sullo specchio gocce di sangue. Sul bordo

della scena come sul bordo dell’abisso invocò

il nome di colui da cui aspettava la consegna.

– Signore!

Luciole è pallida

Un frammento di ghiaccio si è sciolto sui suoi occhi e

Non può più riaprirli.

Ghiaccioli pendono dalle sue palpebre – lacrime

scivolano sulla sua guancia color luna.

Il sole era in viaggio verso il paese degli Arlecchini e

delle rondini monache. È tornato oggi

bruciato e rosso di calore – ma la mia povera Luciole

è diventata pallida.

Un frastuono terribile si produsse nel retroscena

Il sipario rosso si divise in due

Nessuno sulla scena

Nell’astro l’occhio divenne smisuratamente grande.

Apparve un atleta.

Due semisfere rotolarono sul pavimento.

 

 

L’occhio apparve nudo e chiaro ed andò a posarsi sulla

fronte di Luciole addormentata. 

Con un movimento lento toccò la mano di

Colui che credendosi cieco

Vedeva più chiaro dell’occhio astrale

In un calesse trainato dall’orso bianco e

l’Orco se ne andarono in quella maledetta foresta di

Marly, dove un tempo il

RE   SOLE

voleva superare il sole

Era lì

in un giorno di bel tempo che Gadifer

con gli occhi febbricitanti, seguì con lo sguardo una biscia

che passò rapida come una stella filante.

Ed era sempre lì che un giorno di primavera

un’anima in pena errava tra le felci. Ma,

stanca di cercare il riposo, andò ad addormentarsi sulla

vera del pozzo reale

Al suo risveglio

il secchio risalì pieno di un’acqua

santa che aveva battezzato la nascita di un poeta

 

Ora nella gloria del sole di maggio

Luciole e Mirador si insediarono sulla parte più

elevata della foresta.

Ai loro piedi l’Uomo Nero si torceva dalla

fame il vecchio artista si tormentava il cervello per

trovare un alessandrino.

Il buffone Matassin cercava di trovare la

chiave dell’enigma. Guardando di lato,

avanzò dritto davanti a sé ed andò a porre il suo orecchio

ai piedi della montagna.

 

Nell’astro, l’occhio rimase nero

 

In fondo al pozzo

 

La luna piangeva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini] 

 


 Céline Arnauld, Giravolta, 1919, "Dagli apprendisti", 2^ parte.

 

LINK all'opera originale:

Tournevire

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28 novembre 2008 5 28 /11 /novembre /2008 17:56

Verso il primo centenario DADA 

 


 

Tra le numerose opere dell'Associazione culturale e letteraria "Tristan Tzara", fondata nel 1991 da Vasile Robciuc, spicca senz'altro questo monumento di metri 8x12, dedicato a dada ed al suo fondatore, opera del tedesco Ingo Glass ed eretto a Moinesti, città natale di Tristan Tzara. 



Dada, la più importante corrente novecentesca tra le avanguardie artistiche e letterarie, sta per compiere un secolo dalla sua prima manifestazione storica avvenuta a Zurigo nel 1916, presso il celebre Cabaret Voltaire. Il presente blog vorrebbe commemorarne personaggi, riviste, luoghi, eventi, opere, tecniche artistiche, in un arco di tempo compreso tra il 1916 ed il 1924, periodo in cui esso fu più vivo ed attivo prima che gli eventi e le evoluzioni interne del movimento stesso e dei suoi maggiori protagonisti ne decretasse il declino e in un certo senso la fine, o se lo si preferisce una sua diaspora, soprattutto con l'emergere del surrealismo, anche se per rendere maggiormente comprensivo il movimento nella sua globalità si dovranno a seconda della personalità affrontate o dei luoghi in cui il movimento attecchì in modo profondo, dilatare sia lo spazio sia il tempo in cui esso è solitamente compreso.

 

 

 

 

Le riviste del movimento



 

La rivista madre di tutte le riviste dada: Cabaret Voltaire. Si tratta dell'unico numero uscito con questo titolo ripreso ovviamente dal nome del locale zurighese in cui il nucleo storico di dada si incontrava ed esibiva le sue opere pittoriche, letterarie, teatrali, scultoree, musicali, in una tensione che porterà il movimento verso una elaborazione pratica e teorica di antiarte intesa come critica e denuncia delle forma di attività artistiche esistenti come asservite alla logica del sistema che hanno portato al macello mondiale del 1914-18.


 

 

000cover.jpg

La rivista che ha fatto seguito a Cabaret Voltaire si intitolava Dada e recava come sottotitolo Raccolta letteraria e artistica, uscì nel luglio del 1917, il secondo numero nel dicembre del 1918, quindi a più di una anno dal primo numero e ad appena un mese dalla fine della prima guerra mondiale.

 

 

 

 

Litterature-n-1--marzo-1919.jpg

 

Littérature, organo del movimento dada di Parigi. Il primo numero uscì a Parigi dal marzo del 1919 sino  al numero 19 del maggio 1921, aveva tra i suoi collaboratori eminenti figure di poeti e scrittori già affermati da tempo.  Nel marzo del 1922, trasformandosi in rivista del movimento dada, la rivista ricominciò la propria numerazione con il n° 1 e l'indicazione di nuova serie scritta in basso. ed una significativo rinnovamentop nella veste grafica, i protagonisti di questa svolta Aragon, Breton, Soupault,  già direttori della prima serie di Littérature, divennero poi eminenti figure del movimento surrealista.

 

Almanach-der-neuen-Jugend.jpg

Il primo ed unico numero di  Almanach der neuen Jugend  [Almanacco della Gioventù], edito da Wieland Herzfelde, giornalista, scrittore ed editore, fratello del più celebre Helmut Herzfelde che anglicizzò per protesta contro lo spirito militarista germanico il suo nome in John Heartfield. I due fratelli furono i fondatori della casa editrice Malik Verlag, che editò le più importanti opere del primo dadaismo ed espressionismo del primo dopoguerra. La rivista fu il primo veicolo di diffusione dello spirito contestario alla guerra che lo rese simpatetico alla coeva  esperienza dadaista zurighese. Essi operarono soprattutto a Berlino, uno dei centri più attivi del dadaismo tedesco e delle contestazioni politiche più radicali con cui esso di saldò durante i molti motti insurrezionali che lacerarono la Germania tra il 1919 ed il 1923.

 

Der-Ararat.jpg

Altra importantissima rivista tedesca, Der Ararat, edita a Monaco di Baviera, altro importante centro di diffusione dello spirito iconoclastico dada e della nuova poetica espressionista e dei nuovi movimenti rivoluzionari. La rivista fondata dal mercante d'arte Hans Goltz.

 

000coverpleite.jpgDie Pleite, rivista del movimento dadaista tedesco edita a Berlino e diretta da Wieland Herzfelde, George Grosz, John Heartfield.

 

 

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La rivista 391, fondata da Picabia nel 1917 a Barcellona e che vivrà sino al 1924 spostando la sua sede prima a New York, poi a Zurigo ed infine a Parigi prima di chiudere nel 1924.

 

 

derDada2.jpgDer Dada, rivista berlinese dadaista diretta da Raoul Hausmann.

 

 


 

 

 

I protagonisti


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Hugo Ball, mentre recita nel suo costume cubista, Karawane, una sua poesia "sonora" al Cabaret Voltaire, è il 23 giugno del 1916.


 

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Tristan Tzara vero leader e teorico di dada sin dai tempi di Zurigo.

 

 

 

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Richard Huelsenbeck, importante figura di collegamento tra Zurigo e Berlino dove egli fondò il ramo tedesco del movimento.

 

 

 

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Hans Harp con "monocolo" alla Tristan Tzara, foto del 1928

 

 

 


 

 

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  Emmy Hennings moglie di Hugo Ball, fotografia del 1917

 

 

 

 

 

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Marcel Janco in una fotografia del 1917.

 

 

 

 

 

alfred StieglitzAlfred Stieglitz (1864-1946) celebre fotografo e gallerista statunitense la cui famiglia era di origine tedesca. Nel 1903 fondò la rivista Camera Work che uscì sino al 1917 e insieme al fotografo Edward Steichen la galleria 291 sulla quinta strada di New York che anch'essa chiuderà nel 1917 creata appositamente per esporre le fotografie del movimento dei foto-secessionisti da lui creato. Stieglitz fu affascinato dai movimenti artistici delle varie avanguardie ed espose nella sua galleria 291 e in quelle successivamente create dopo la sua chiusura, opere di Cézanne, Matisse, Picasso, Rodin. Stieglitz fu quindi grazie alle sue attività editoriali e come gallerista, un punto di contatto tra gli artisti den nuovo e vecchio continente. Nel 1911 conobbe Man Ray che svolse un ruolo molto importante come collegamento attivo con le avanguardie europee quando nel 1921 si trasferì a Parigi dove riprese i contatti con Marcel Duchamp, altra grande figura che ebbe un ruolo centrale nella vicenda dada, e che Duchamp egli aveva conosciuto già a New York nel 1912 dove espose le sue opere. Anche il pittore e scrittore Francis Picabia era stato a New York tra il 1913 e il 1915 ed aveva contribuito attivamente ad introdurvi l'arte moderna, pubblicando al sua prima rivista Picabia la chiamò non a caso ironicamente 391, volendo alludere ad una evoluzione con la celebre galleria 191 Newyorkese di Stieglitz.

 

 

 

 



 
I luoghi

 


ZURIGO

 

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Lo storico locale Zurighese in cui, ad opera soprattutto di Tristan Tzara, Hugo Ball, Hans Arp, Richard Huelsenbeck, Marcel Janco, Sophie Taeuber-Arp e molti altri artisti di varie nazionalità europee, nacque il movimento Dada. 






New York

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L'ingresso dell'armory Show, 1913.

 

 

Terminata la guerra il movimento dada conobbe una forte spinta espansiva in Europa ma anche negli Stati Uniti dove un abbozzo di movimento dallo spirito analogo esisteva già indipendentemente dai suoi protagonisti europei nell'anteguerra. Il centro di questo spirito innovativo e critico dell'arte e della società nel suo complesso era New York ed i suoi principali protagonisti Man Ray, Marcel Duchamp e Francis Picabia. Alfred Stieglitz, fotografo e gallerista newyorkese, interessato alle avanguardie europee fu un'importante figura di mediazione tra le due sponde dell'Atlantico. Marcel Duchamp, che espose all'Armory show nel 1913, e Francis Picabia che si era recato anch'egli negli Stati Uniti prima della guerra, furono i principali elementi di congiunzione tra i due centri, New York e Zurigo, in cui si manifestò una concezione nichilistica e totale dell'arte.

 

 

 


Berlino



Nel 1918, Richard Huelsenbeck, dopo un periodo di permanenza a Zurigo, torna a Berlino, recando con sé l'esperienza Dada. Alcuni artisti, soprattutto John Heartfield, George Grosz, Hanna Höch, Raoul Hausmann, diedero vita alla versione berlinese di Dada.

 

Nella Berlino del dopoguerra, la cui importtanza fu notevolemnet ridotta dal trasferimento della capitale a Weimar, Dada, che si espresse attraverso la rivista Der Dada, assunse una potente tonalità di critica politica, schierandosi in massima parte con i filoni anarchici e comunisti, inserendosi così in un ambiente culturale già fortemente fervido e critico verso l'esistente. La loro adesione alla Lega di Spartaco, la corrente di estrema sinistra della socialdemocrazia, futuro nucleo del KPD, il partito comunista tedesco, i cui massimi leader furono Rosa Luxemburg e Karl Liebknech, che tentò negli anni tra il 1919-1923 di instaurare una repubblica sovietica, fu totale.

 

Il momento più importante del dadaismo a Berlino fu senz'altro la Erste Internationale Dada-Messe, cioè la prima mostra internazionale del dadaismo, svoltasi nel 1920. 



 

Colonia
 
Anche a Colonia sorse un gruppo Dada molto importante, proprio vicino alla zona della Germania occupata dagli alleati a titolo di risarcimento per i danni di geurra. Il gruppo di Colonia fu però poco attratto dalla rivolta politica e fu animato comunque da artisti di grande valore come Hans Arp, che aveva partecipato prima della guerra alla creazione del gruppo Der Balue Reiter a Monaco di Baviera ed alla rivista espressionista Der Sturm; Max Ernest e Johannes Baargeld.
 
Il gruppo dadaista di Colonia fu molto in contatto, data la relativa vicinanza geografica con quello di Zurigo ma anche con quello di Parigi.
 
Malgrado l'apoliticità dell'arte prodotta dal gruppo di Colonia, il nazismo pose lo stesso al bando come espresione dell'arte degenerata. Il contributo più tipico di Colonia alle innovazioni tecniche apportata da Dada fi quello dei grandi collage collettivi che essi chiamavano fatagaga.
 
 
 
 

 

  Hannover

 

Fondamentalmente, il movimento Dada di Hannover, sin dal 1918 si identifica con l'attività artistica di Kurt Schwitters, il quale abbandonato l'attività non figurativa elaborò una tecnica singolare e che consisteva nell'assemblare qualunque cosa egli ritenesse degna di interesse in combinazioni plastiche di grandi dimensioni.

 

Schwitters, aderì comunque marginalmente a Dada, tanto da dare al proprio movimento un nome diverso e cioè "Merz" seguendo un percorso autonomo. Celebre il suo grandissimo assemblaggio chiamato Merzbau che giunse sino a quasi coincidere con la propria abitazione. 

 

 

 

Parigi

 

 

 

Gli artisti interessati alle novità in campo letterario ed artistico erano aggiornati su quanto accadeva nella neutrale Svizzera grazie ai contatti garantiti da Tristan Tzara attraverso lettere ed invio di riviste che egli faceva recapitare a Guillaume Apollinaire, André Breton, Max Jacob  tante altre figure del mondo culturale.

 

Dada sorse a Parigi nel 1920, grazie anche soprattutto a Tzara che vi risiedette un po' di tempo. Grazie alla sua influenza, i dadaisti parigini publicano manifesti e dimostrazioni originali e provocatorie ma anche molte riviste.

 

 

Al Salon des Indépendants del 1921, i dadaisti parigini presentano al pubblico opere d'arte dadaiste.


 
Le opere teoriche



Le opere letterarie e poetiche








 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Due grandi opere dada poco note. A sinistra l'opera DADA del giapponese





Le opere plastiche e pittoriche


 

 

 

   

 

 

















A sinistra una delle opere più celebri del primo dadaismo e risalente al 1919, Lo spirito del nostro tempo, nota anche con il meno significativo titolo di Testa meccanica, autore Raoul Hausmann; al centro la famosissima Gioconda di Marcel Duchamps con tanto di baffi e barbetta, nota anche con il titolo L.H.O.O.Q., un gioco di parole osceno in ligua francese e a destra Picabia, Danse de Saint-Guy.

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Le tecniche artistiche dada


 

 

 

Il ready-made

 

Una volta avviatosi come movimento artistico e letterario, Dada diede spazio anche a contributi che rispondevano al suo spirito iconoclasta e libertario. Un notevole esempio di ciò è senz'altro costituito dall'adozione delal tecnica nota come ready-made, termine traducibile come "già fatto", "già pronto", riferito a qualunque oggetto che l'artista dada decideva di far assurgere ad opera d'arte. Questo nome e questa tecnica artistica spontaneistica è soprattutto un'invenzione di Marcel Duchamp, un artista dada prima ancora che dada nascesse a Zurigo ma che insieme a Picabia e Mann Ray, operando soprattutto a New York, erano già portatori ed esecutori di un modo provocatorio di fare arte che dada con il suo sorgere porterà alla luce compiutamente e sotto forma di movimento. Il primo lavoro ready-made è considerato l'opera La ruota di bicicletta, del 1913.

 


Il fotomontaggio


I tedeschi Hausmann e Heartfield possono essere considerati gli inventori di questa tecnica che fu usata in modo estremamente proficuo e creativo con risultati più che notevoli nel clima drammatico dell'immediato dopoguerra berlinese, caratterizzato da fortissimi tensioni sociali tra tentativi ìrivoluzionari da parte della sinistra rivoluzionaria e di colpo di stato da parte dei movimenti reazionari di destra appoggiati da frange dell'esercito tedesco.




Il collage

 



Merz


 

 

 



[SEGUE]



[a cura di Elisa Cardellini]


 

 


LINK di grande interesse dadaistico e non:


Dada Archive

Formidabile sito dell'Università dello Iowa da cui si possono visionare in formato digitale opere originali dada.


Le Dadaisme

Sito graficamente accattivante dalle note brevi ma ben inquadrate. Ottimo per iniziare a conoscere il più grande movimento iconoclasta del XX secolo.

 

Dada a zurich, Intervista a testimoni dell'epoca sulla nascita a Zurigo del movimento Dada tratta dal sito "Arcane 17".

 

Ubu Web Soun Index, da questo sito si potrà consultare materiale sonoro a profusione, e tra l'altro anche molte poesie dadaiste.

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  • : DADA 100
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  • : In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
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  • Elisa
  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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