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30 marzo 2014 7 30 /03 /marzo /2014 07:00

Cécile Arnauld e Paul Dermée (IV)

dada.PaulDermeePortrait.jpg

Paul Dermée

Le relazioni cordiali tra Dermée e Paul Neuhuys furono strette ad Anversa. Le volant d'Artimon [Il volante di Artimon] (Parigi, Collection “Z”, Jacques Povolozky & Cie, 1922) dedicate a Neuhuys (uno degli esemplari d'autore  su pergamena) ne è testimone: "A Paul Neuhuys / in ricordo delle recenti / ore di Anversa / molto amichevolmente / Paul Dermée".
dada.DermeeARTIMON.jpg
L'8 novembre 1922, Paul Dermée dà una conferenza al club Artès ad Anversa, intitolata "Difesa del nuovo lirismo". Infine, nel gennaio 1923 pubblica sul no 20 di Ça Ira!:


Bar Marino*
                                  A Maurice Van Essche

Lanterna di carta oleata – caldi occhi semichiusi
Gloria delle strade proibite ai marinai
 
I bordoni polizieschi sbattono sui vostri vetri
Bar oh cactus schiusi éclos sur les décombres de la nuit
 
Les rêves les regrets le désir étendard
 Halots d'ivresse sur les visages que j'ai baisés
 
De la flamme de punch qui tremble sur les verres
 Une torsade de typhon s'élève rauque comme une rixe
 
Les murs sont pavoisés de glaces de mirages
 Combien de cicatrices écrivent mes voyages
 
ô bruit des vagues halètement des flots énamourés
  Accordéon magicien des cœurs nomades
 
Quels grains menacent sous les paupières plombées des filles
  Les phalènes des Tropiques ce sont leurs bagues et leurs rires
 
Dans les bouteilles lumineuses d'aurore
  Chante l'embellie des départs matinaux

À Saïgon à Dakkar ou à Vera Cruz
Toujours la même abeille a bourdonné autour de mon col de toile bleue

Elle chante laï-ta-li-va
Les beaux pays où je n'aborderai pas

Au sommaire du même numéro 20 figurent e.a. un très beau texte de Pascal Pia in memoriam René Edme (représentant de Ça Ira! à Paris), un poème Marcel Arland et de Georges Pillement. Les « somptueux » tapis modernistes de Jan Cockx sont présentés par Maurice Van Essche.
Paul Neuhuys y publie son étude sur Céline Arnauld (voir notre blogue du 3 février) et des notes de lecture consacrées à Henri Vandeputte (Dictionnaire ajoutez un adjectif en ique), à Odilon-Jean Périer (Notre Mère la Ville) et à Robert Goffin (Jazz-Band, avec une préface de Jules Romains).
Ce sera l'ultime numéro de Ça Ira!.
Le numéro “Dada” [n°16, novembre 1921) fut notre perte, soulignera Neuhuys dans ses mémoires,“car si nos rangs grossissaient, nous souffrions d'une sordide pénurie d'abonnés. Au point que Willy Koninckx proposait d'insérer dans chaque numéro un bulletin de désabonnement pour la facilité de nos lecteurs.”
Les éditions Ça Ira demeureront encore quelques mois actives, publiant en 1923Guêpier de diamants de Céline Arnauld, L'Œuvre plastique de Paul Joostens de Georges Marlier, Les Rêves et la jambe de Henry Michaux et Le Zèbre handicapé de Paul Neuhuys (avec un portrait de l'auteur par Floris Jespers). Le groupe s'attellera à l'organisation d'expositions en tous points remarquables.
Paul Neuhuys relèvera l'enseigne des éditions en 1932. Il les dirigera jusqu'à sa mort en 1984.


Henri-Floris JESPERS
*Bar Marin
                                  À Maurice Van Essche

Lanterne de papier huilé – chauds yeux mis-clos
Gloire des rues interdites aux matelots
 
Les bourdons policiers se cognent à vos vitres
Bar ô cactus éclos sur les décombres de la nuit
 
Les rêves les regrets le désir étendard
Halots d'ivresse sur les visages que j'ai baisés
 
De la flamme de punch qui tremble sur les verres
Une torsade de typhon s'élève rauque comme une rixe
 
Les murs sont pavoisés de glaces de mirages
Combien de cicatrices écrivent mes voyages
 
ô bruit des vagues halètement des flots énamourés
Accordéon magicien des cœurs nomades
 
Quels grains menacent sous les paupières plombées des filles
Les phalènes des Tropiques ce sont leurs bagues et leurs rires
 
Dans les bouteilles lumineuses d'aurore
Chante l'embellie des départs matinaux

À Saïgon à Dakkar ou à Vera Cruz
Toujours la même abeille a bourdonné autour de mon col de toile bleue

Elle chante laï-ta-li-va
Les beaux pays où je n'aborderai pas


[Traduzione di Elisa Cardellini]

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1 marzo 2014 6 01 /03 /marzo /2014 07:00

Cécile Arnauld et Paul Dermée (III)

Celine01.jpg

Il 27 febbraio 1923, Cécile Arnauld scrive a Paul Neuhuys: "Vi ringrazio per il vostro cortese e chiaro studio su di me, apparso in Ça Ira!. Scusatemi per non avervi scritto sino ad ora, ma spero poter vedervi quest'estate e ringraziarvi personalmente per la vostra simpatia" . Paul Dermée, di maggior età rispetto ai giovani avanguardisti dell'anteguerra, partecipò alle riviste Sic e Nord-Sud, a Littérature (malgrado l'antipatia e il disprezzo che Breton provava nei suoi confronti), a Dada e a 391. Pubblicò due riviste effimere alle quali i principali dadaisti parigini parteciparono: nel marzo 1920, l'unico numero di Z (8 pagine); fin dicembre 1923, Interventions, “Gazette internationale des Lettres et des Arts (n° 1, dicembre 1923, n° 2, gennaio 1924 – i due numeri furono stampati simultaneamente). 

celine02.jpg
Il 7 agosto 1922, Paul Dermée segnala a Maurice Van Essche, direttore-amministratore di Ça ira!, che soggiornerà in Belgio per qualche giorno e che vorrebbe vederlo. Lo stesso giorno, invia una cartolina a Paul Neuhuys – " Potrei incontrarvi a casa vostra questo giovedì e a quale ora?". Il  16 agosto, Dermée (che abita presso Neumann a Cologna), scrive una seconda cartolina a Neuhuys: "Abbiamo visto a Anversa, il nostro amico Van Essche con cui abbiamo trascorso una eccellente serata". Neuhuys, soggiorna al Grand Hôtel Corneliusbad a Aix-la-Chapelle. Arnauld e Dermée propongono di incontrarlo presso il suo hotel, venerdì 18 agosto verso le 11.
celine03.jpg

 


Ignoro se quest'incontro abbia avuto luogo. Comunque stiano le cose, una relazione molto amichevole si creerà tra i redattori di Ça ira! e Paul Dermée e sua sposa Céline Arnauld.

Henri-Floris Jespers

[Traduzione di Elisa Cardellini]
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10 febbraio 2014 1 10 /02 /febbraio /2014 07:00

Gennaio 1923: Paul Neuhuys presenta Céline Arnauld ai lettori di "Ça ira!"

celine-ritratto-Point--JPGRitratto di Cèline Arnauld tratto dalla sua raccolta di versi "Point de mire".

 

 

 



CArnauldCéline Arnauld apporta nella poesia moderna un delicato temperamento femminile. La sua poesia scaturisce da una fonte come acqua fresca.

In "Poèmes à Claires Voies" [Poesie a chiare vie], Céline Arnauld si smarrisce volubilmente sui sentieri sconosciuti dell'assurdo. Vi raccoglie una poesia bianca come un melo d'aprile. Il lirismo di Céline Arnauld respira una giovane allegria. Basta cercare la verità in fondo a un pozzo inaridito. I poeti le hanno insegnato il volo luminoso delle parole e lei guida le idee come una ronda di bambini spensierati e felici. "Si capisce tutto all'incontrario", dice lei, "ed è meglio".

Le forme della poesia moderna si prestano alle molteplici risorse della sensibilità femminile. È un luminoso mattino per il cuore della donna.

Delle braccia di bambine restano sospese
Al collo della luce...

Céline Arnauld si è sbarazzata dei languori romantici. La signora Desborde Valmore fu, anche lei, un poeta maledetto. La poesia oggi chiede ai suoi adepti un cuore nuovo, il cuore "temprato a calce" ("trempé à la chaux”).
celine-poemes-claires-voies.jpg

Con uno spirito squisitamente femminile, Céline Arnauld si diverte a raccontare delle storie per bambini, la storia dell'orso che acchiappa delle vespe con la sua zampa, quella dell'esteta che che con un solo colpo rovescia una locomotiva nel fosso. Si abbandona interamente al movimento di espansione che le procura la sua coscienza. Ama la campagna, la sua fauna e la sua flora. Le chiare vie delle strade si aprono sul mistero familiare delle cose. Preferisce l'onoffensivo orbettino dei campi all'aspice di Cleopatra e quando chiude gli occhi conserva in fondo a sé una ridente visione del mondo. Come testimonia la piccola opera
Paupières [Palpebre] permeata di tenera ironia:
 
La vera apre la sua finestra
ai mietitori del cielo
e le balere tendono l'orecchio
alla musica dei rami assolati.

Per la strada che il sole difende
senza pensieri né rimpianti
la primavera entra fischiando
nel parco parasole
dove i bambini sotto il peso degli zoccoli
sofficano il mormorio delle ruote.

Il lillà si apre e racconta la sua pena a tutti i passanti
La figlia del notaio ha messo il suo cappello rosa
e la luna in berretto scende verso la valle
allora le cicorie sono scoppiate a ridere
e tutte le banche hanno chiuso il credito all'amore
Ma il pozzo si è inebriato di passioni ruscelli
e la vera si è chiusa su tanti ricordi.
celine-da-proverbe14

La poesia di Céline Arnauld sfugge in tutti i sensi e rivela un perpetuo bisogno di movimento. Lei dirà:

Le stelle cambiano posto ad ogni sguardo

Risulta anche da questa poesia una assoluta impressione di biancore. Tutto è bianco come l'alba, bianco come l'archetto e in “Point de Mire” [Messa a fuoco] Céline Arnauld dirà:

Laggiù, le tombe s'aprono come dei gigli.
celine-Point-de-mire.JPG
Se gli uomini cercano il ramo d'oro, le donne gli preferiscono lo specchio d'argento. Céline Arnauld insegue una poesia modesta ma esente da mediocrità. Sotto tutta la sua dolcezza passa, a tratti, un senso di profonda umanità:

Soprattutto non guardare con indifferenza
I morti ti tradiranno
Sono loro i leali i sognatori d'oppio
La trasparenza del nostro spirito
Che non sopporta la tomba
Né il suicidio del cuore...
Ma le braccia che si tendono
Possesso immenso di questo io d'amore
Di vivacità interiore e d'incomprensione
 
L'anima alleggia sul margine del mistero. La poesia è un'arma elegante puntata sull'inaccessibile messa a fuoco che si dilegua nel vento, nell'acqua, nella fiamma. E si ha meno probabilità di conseguire questo punto mobile con tutta l'attenzione dello spirito che per la carità del cuore.
Céline Arnauld è una Sheherazade che inventa delle canzoni per chi come lei hanno bisogno di calmare la loro rabbia, i loor rimpianti. Ha lasciato deliberatamente la strada tradizionale e condotto su una collina sollegiata la muta gioia delle immagini.

Paul Neuhuys

[Traduzione di Elisa Cardellini]

LINK al post originale:
Janvier 1923: Paul Neuhuys présente Céline Arnauld aux lecteurs de "Ça ira!"

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26 dicembre 2013 4 26 /12 /dicembre /2013 20:01

Cinquantenario della morte di Tristan Tzara

TZARA.jpg


Il 25 dicembre, in una riprovevole indifferenza, è stato il cinquantenario della morte di Tristan Tzara (16 aprile 1896 – 25 dicembre 1963), cofondatore del movimento Dada. Non è che in questa qualità che il suo nome ha acquisito uno statuto da icona. La sua opera resta tuttavia superbamente ignorata (se non negli ambienti accademici, e non del tutto). Paul Neuhuys (16 settembre 1897 – 16 settembre 1984) fu il primo critico nel Belgio francofono a porre in risalto l’importanza di Tzara e di Dada.

Ecco due citazioni di Paul Neuhuys, in omaggio a Tzara.

 

Henri-Floris Jespers

 

*

 

È Tristan Tzara che si deve citare a capo del gruppo dada il cui movimento ricopre un carattere internazionale. Dada non propugna nessuna forma artistica. Dada rivendica l’idiozia pura. Non dimentichiamo che i dadaisti hanno spogliato le parole del loro carattere usuale e quest’ultimo non potrebbe dunque avere che un senso peggiorativo. Ciò sta a significare che Dada non procede per le vie abituali della ragione. Dada è un disorientamento radicale del senso comune. A questo proposito i dadaisti dispiegano una vera ingegnosità nell’essere idioti.

 

Essi evitano con cura tutto ciò che non è in inversione diretta con, ciò che abbiamo l’abitudine di considerare moralmente come dei valori. Liberarsi da ogni acquisizione intellettuale allo scopo di non ingannarsi da sé, questo è l’obiettivo perseguito da Dada. Per rovesciare il nostro modo di vedere, i dadaisti modificano il nostro modo di parlare. Essi vogliono scollare le parole agglutinate attraverso l’uso e che si attraggono tra di loro così come la limatura aderisce alla calamita. Tristan Tzara in uno dei suoi manifesti ci prescrive questa divertente ricetta:

 

Per fare una poesia dadaista

Prendete un giornale

Prendete delle forbici.

Scegliete in questo giornale un articolo della lunghezza che

Contate di dare alla vostra poesia.

Ritagliate l’articolo

E mettetelo in un sacchetto.

Agitate delicatamente.

Tirate fuori un ritaglio dietro l’altro nell’ordine in cui

Sono usciti dal sacchetto.

Copiate coscienziosamente.

La poesia vi assomiglierà.

Ed eccovi scrittore infinitamente originale

E di affascinante sensibilità,

Benché incompreso dal volgo.

 

 

Attiro la vostra attenzione su questa frase: “La poesia vi somiglierà”. Tristan Tzara ha ragione. Attraverso questo procedimento le parole avranno acquisito un valore intrinseco. Nuovi rapporti si disegneranno tra di loro. Avrete creato il vuoto e scoprirete più facilmente la parte inconscia che determina le vostre azioni. D’altronde tutti gli scrittori che hanno voluto crearsi un vocabolario secondo la loro intima visione del mondo hanno praticato, mentalmente, questa operazione.

 

Ma Dada ha un significato più generale. Non vi è campo in cui non si estenda la sua influenza negativa. In realtà, Dada è un o stato di spirito assurdo al quale nulla sfugge. “I veri dadaisti sono contro dada” e, in effetti, chi non ondeggia sul suo cavalluccio a dondolo nell’ora presente? Francofilia, germanofilia non sono che delle variazioni da Dada allo stato positivo. Dada ha sperimentato tutto e nulla ha saputo soddisfare il suo bisogno di diversità.

 

 

Dada è un microbo vergine

Dada è contro il carovita

Dada

società anonima per lo sfruttamento delle idee

Dada ha 391 atteggiamenti e colori diversi a secondo del sesso del presidente.

Si trasforma – afferma – dice allo stesso tempo

Il contrario – senza importanza – grida – pesca alla lenza.

Dada è il camaleonte del cambiamento rapido e interessato

Dada è contro il futuro. Dada è morto. Dada è idiota.

Viva Dada. Dada non è una scuola letteraria urla

 

Tristan Tzara.

 

L’idiozia pura è la panacea universale. Gli atti ragionevoli non procurano che degli inconvenienti. È questo che permette a Tristan Tzara di concludere: “Sottoscrivete Dada il solo prestito che non dà nulla”.


Paul NEUHUYS


(Ça ira, n° 14, 1921, pp. 59-60)

 

 

*

 

 

Tristan Tzara dà una conferenze ad Anversa sulle maschere negre e l’efficacia dei feticci. Conferenza lunga come rue La Fayette. Vado a stringergli la mano dopo la sua discussione e gli ricordo l’epoca eroica dei manifesti dada. Gli ho chiesto se dada era la maschera dell’erudizione o se l’erudizione era la maschera di dada. Non si può restare dada per tutta la vita, mi ha risposto, - il che è molto giusto -, Dada era stato “il diritto all’arbitrario”. La gaia scienza e il buon piacere. Intermittenza del cuore e dello spirito.


Paul NEUHUYS

 

(Mémoires à dada, Bruxelles, Le Cri, 1996, Coll. Les Évadés de l'Oubli, pp. 127-129).



[Traduzione di Elisa Cardellini]



LINK al post originale:
Le cinquantenaire de la mort de Tristan Tzara

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29 novembre 2013 5 29 /11 /novembre /2013 07:00

Storia del dadaismo

dada00Cover
 

Georges Ribémont-Dessaignes

 

 

Certe imprese dello spirito, nel momento del loro sviluppo, fanno un tale rumore che non si sa se si tratta del tuono di Giove o di petardi lanciati da ragazzi. Poi il tempo passa, tutti se ne vanno alzando le spalle, e l'impresa in questione non interessa più nessuno. Il più autentico tuono di Giove finisce che è soltanto un petardo.

 

Tuttavia, solo allora si riconoscono nelle vene dell'uomo le radici dell'impresa; e, a rifletterci, le sue virtù possono anche acquistare una loro grandezza. Troppo tardi. Il ritorno rischiara un cadavere trascinato nel passato.

 

Il movimento che prese il nome di Dadaismo fu un movimento dello spirito, col suo punto di partenza, il suo vertice e il suo declino; non fu soltanto una nuova scuola artistica.

tzara--.jpgDi questo movimento si parlò per la prima volta a Zurigo nel 1916, e coloro che ne parlarono furono il rumeno Tristan Tzara, l'alsaziano Hans Arp e i due tedeschi Hugo Ball e Richard Huelsenbeck. il Dadaismo fece il suo bel tempo a Parigi nel 1919, grazie a Tristan Tzara, Francis Picabia, André Breton, Louis Aragon, Philippe Soupault, Georges Ribémont-Dessaignes e qualche altro come Théodore Fraenkel, Jacques Rigaut, Paul Dermée, Benjamin Péret, ecc. Finì a Parigi nel 1921, dopo certe convulsioni che dispersero i diversi membri del gruppo.

 

Ma perché quel nome? "Dada" non significa nulla, non vuole significare nulla, e venne scelto appunto per la sua insignificanza. Come fu adottato e perché fu scelto a preferenza di un altro?

hans_arp-con-monocolo--1928.jpgIn un numero di Dada intitolato Dada au grand air, apparso nel 1921 a Tarenz-bei-Imst (Tirolo), ecco quello che il poeta e pittore Hans Arp scriveva: "Dichiaro che Tristan Tzara ha trovato la parola Dada l'8 febbraio 1916 alle 6 di sera. Ero presente con i miei dodici figli quando Tzara pronunciò per la prima volta questa parola che ha destato in tutti noi un entusiasmo legittimo. Ciò accadeva al caffè Terrasse di Zurigo mentre portavo una brioche alla narice sinistra. Sono convinto che questa parola non ha alcuna importanza e che non ci sono che gli imbecilli e i professori spagnoli che possano interessarsi ai dati. Quello che a noi interessa è lo spirito dadaista, e noi eravamo tutti dadaisti prima della nascita del dadaismo...".

In tale dichiarazione appaiono confuse cose precise a cose fantastiche destinate ad attenuare ciò ch'essa può contenere di troppo grave dal punto di vista del Dadaismo. Essa conferma l'intervista di Tristan Tzara pubblicata dalle Nouvelle Littéraires, in cui egli affermo: "Trovai per caso la parola Dada nel Larousse. Piacque a tutti...".

Dal canto nostro aggiungeremo il seguente particolare che ci fu rivelato dai principali interessati: l'intermediario fu un tagliacarte scivolato casualmente fra le pagine del vocabolario.

Il Dadaismo fu una rivolta permanente dell'individuo contro l'arte, contro la morale, contro la società. Manifesti, poesie e scritti diversi, quadri e sculture, spettacoli e qualche manifestazione pubblica a carattere prettamente sovversivo: questi gli strumenti di tale rivolta.

La portata del movimento oltrepassò sempre la letteratura e l'arte, avendo di mira la liberazione dell'individuo dai dogmi, dalle formule e dalle leggi, la sua affermazione sul piano dello spirito; e possiamo dire che liberò l'individuo dallo spirito medesimo, collocando il genio sullo stesso livello dell'idiota.

I giovani che videro questa necessità di rivolta erano soprattutto poeti e scrittori, e qualche pittore. I mezzi ai quali ricorsero furono dunque mezzi artistici. Sotto i loro colpi il linguaggio e le forme crollarono come castelli di carte da gioco. Accadde naturalmente che i mezzi che distrussero per primi furono proprio quelli di cui si erano serviti di più. Con nulla non si fa nulla: in altro termini, succedendo al Cubismo, al Futurismo, al Simultaneismo, che li avevano nutriti fino allora, essi distrussero le forme e l'idea cubiste, futuriste, simultaneiste servendosi di armi fortemente simili agli oggetti distrutti. D'altronde, si trattava d'una distruzione di valori. Un edificio in demolizione consiste di pietre, travi e legname diverso, ossia, più che di polvere e di rumore, degli elementi dell'edificio stesso. Non è meraviglia se ai suoi inizi, il Dadaismo aveva spesso un volto futurista o cubista, a tal segno che lo stesso Dadaismo ne restava escluso.

Apollinaire.jpgGli uomini non riescono a distruggere senza costruire le cose stesse che distruggono; e così il Dadaismo, se per un verso voleva e sentiva la necessità di distruggere ogni forma d'arte sottomessa a certi dogmi, per altro verso doveva obbedire parallelamente alla necessità di esprimersi. Si trattava di sostituire la soggezione alla realtà con la creazione di una realtà superiore. (Più tardi ritroveremo tutto ciò nel Surrealismo, figlio minore del Dadaismo). Continuare l'opera di Dio senza prenderla sul serio. Ma la superiorità di tale creazione non mira affatto alla grandezza attraverso l'Ordine e la Legge. si tratta di un nuovo universo astratto, consistente d'elementi presi a prestito dal concreto, al di fuori d'ogni valorizzazione formale. Non ci si cura più del bello o del brutto, del conseguente, del verosimile o del fantastico (Apollinaire diceva già: "Noi andiamo alla ricerca del brutto"). Non importa se una cosa non è fatta bene e se non risponde alle regole più elementari del comporre. Le ragioni superiori non intervengono a controllare l'ordine. Nelle aspirazioni umane non vi sono più zone privilegiate, e i valori più bassi sono altrettanti favoriti che i più alti. Inoltre, per avere in mano un buon piano strategico, visto che si tratta di stare attenti a non cadere nelle abitudini, divenute spontanee per lunga tradizione formale, e di non lasciare che il bello, il nobile, l'eccelso, il grazioso, l'ordinato, il perfetto riprendano io sopravvento, si cerca di avere un debole per il barocco, lo strano, l'infimo, il volgare, lo squilibrato, l'imprevisto o l'informe.

 

*   *   *

 

sic.jpgA Parigi si pubblicavano due riviste dedicate al Cubismo e al Futurismo: Sic e Nord-Sud (1916 e 1917-18). Fondata nel 1916 da Pierre-Albert Birot, Sic era più particolarmente futurista, mirava a sfuggire alle leggi formali propugnando il movimento, la velocità, la simultaneità, il dinamismo. Come sottotitolo recava questa formula programmatica: "Suoni - Idee - Colori - Forme". Fra i collaboratori figuravano Apollinaire, Paul Dermée, Gino Severini.

 

Nord-Sud.jpgPiù confusa nelle sue aspirazioni, Nord-Sud vide presto allargarsi la cerchia dei suoi collaboratori: dai futuri dadaisti come André Breton, che a quell'epoca imitava Mallarmé, a Philippe Soupault e Louis Aragon, ad Apollinaire, Pierre Reverdy, Max Jacob e Roch Grey.

 

291.jpgUna tale confusione favoriva il manifestarsi della rivoluzione dadaista. D'altra parte però Sic e Nord-Sud sarebbero state insufficienti senza l'intervento di Francis Picabia con le sue riviste 291 e 391, e senza Marcel Duchamp con le sue piccole riviste Wrong-Wrong e The Blind Man, di cui furono pubblicati solo due numeri. La scultura di R. Mutt, rifiutata alla mostra degli Indipendenti di New York e che col titolo di Fontaine rappresentava un orinatoio, fu pubblicata appunto in The Blind Man.

391.jpgLa rivista 291 pubblicava articoli ma soprattutto disegni e riproduzioni di quadri. Il programma generale era già quello che apparve alla nascita del Dadaismo: distruzione, ma in vista d'una realtà superiore. I disegni di Picabia erano "meccanici".

Il primo numero di 391 uscì il 25 gennaio 1917 con una copertina di Picabia intitolata Novia (Fidanzata) e raffigurante alcuni meccanismi interni di un'automobile. Dentro vi appariva un disegno di Marie Laurencin: teste di fanciulli e qualche uccello. Le poesie si leggevano  con un colpo d'occhio. Però una di esse, recante la sigla M. L. (forse Marie Laurencin?), era piuttosto bella benché si richiamasse allo stile di Apollinaire:

 

Re di Spagna

Prendete il vostro mantello

E un coltello

Al giardino zoologico

C'è una tigre paralitica

Ma reale

E lo sguardo fa male

 

*   *   *

 

litterature.jpgNello stesso giorno a Zurigo aveva luogo la prima esposizione dadaista. Ora, se noi facciamo questo parallelo, è soltanto per mostrare che se gli sforzi di Picabia si dirigevano verso una strada analoga a quella che andava percorrendo il Dadaismo, in quel momento egli era ancora lontano dall'aver concentrato la potenza esplosiva che andava acquistando il nuovo movimento. Ma aggiungeremo che quest'ultimo, alla sua origine, intravedeva appena la sua strada: in realtà non diventò se stesso se non quando i giovani poeti di Zurigo incorporarono nei propri tentativi quelli di Picabia e insieme gli sforzi più turbolenti e segreti, assai incerti a quel tempo, che alcuni giovani di Parigi cercavano di effettuare nella piccola rivista Littérature, che si fece subito conoscere con l'inchiesta "Perché scrivete?". Che cosa speravano i giovani André Breton, Louis Aragon, Philippe Soupault, Paul Eluard? Essi consideravano la vita come un terribile enigma, le domandavano una soluzione, o aspettavano che venisse da qualche scrittore nel quale avevano successivamente riposto le loro speranze, benché un'oscura intuizione li spingesse a unire le loro aspirazioni. Il titolo stesso della rivista, Littérature, è quasi una derisione e può essere considerato come l'equivalente di Anti-littérature. Allo stesso modo che Picabia disprezzava la pittura in quanto ha di sensibile, e a propriamente parlare, di "pittorico", essi volevano togliere al linguaggio i suoi effetti normali per conferirgliene altri più sicuri, ma più perfidi, di dissoluzione del pensiero. Possono le tenebre dello spirito salire alla superficie della conoscenza con questi mezzi? Per ora, essi si limitavano a porsi la domanda. Ma tutto ciò oltrepassava già la letteratura. La liberazione dell'uomo sembrava loro altrettanto desiderabile che di sapere come bisognava scrivere. Il caso Rimbaud era all'ordine del giorno e per molto tempo non smise di preoccuparli, al punto che ognuno si sforzava di scoprire come adeguarlo a sé. Uccidere l'arte, sempre uguale a se stessa, non bastava; non bastava neppure pensare di compromettere tutto pur di non legarvisi. La perpetua disponibilità e la demolizione dei suoi idoli, quando essi diventano ingombranti, erano care a tutti. L'inutilità della vita stessa li ossessionava. Ribellarsi alla vita! Ma su questo punto non c'è che un magnifico rimedio: il suicidio. Ora, uno dei loro amici, poco avanti la nascita del Dadaismo, che del resto non conobbe mai, si era suicidato a Nantes nel 1918. Era Jacques Vaché. Dandy, anglomane e oppiomane, questo adolescente che si rifiutava di vivere esercitò grande influenza su André Breton.

Vache.jpg

Se è vero che due focolai distinti spianavano la strada del Dadaismo a Parigi e in America, non bisogna però dimenticare che esso, col suo nome e il suo stato civile, era venuto al mondo e aveva emesso i suoi primi vagiti a Zurigo.

lenin-scacchi.jpgA quell'epoca la Svizzera era un centro di fermentazione culturale. Tutti quelli che nell'Europa centrale volevano sfuggire alla guerra vi si davano convegno. Zurigo dava l'esempio. Pacifisti tedeschi, rivoluzionari russi, ungheresi, rumeni venivano a trovarvisi l'uno accanto all'altro, ma vi formavano gruppi separati. I pacifisti tedeschi si riunivano da una parte, i bolscevichi dall'altra. C'era Lenin; lo si vedeva giocare a scacchi nei caffè. Ma, come è facile immaginare, né i pacifisti né o bolscevichi si occupavano di questioni d'arte. Il loro interesse era per la politica e i rivolgimenti sociali o internazionali. Degli artisti essi tuttavia condividevano quel desiderio di distruzione dei valori che caratterizzava il loro tempo. Mentre però i politici miravano alla distruzione della società borghese, gli altri intellettuali si proponevano  la rovina di tutti i valori umani.

Sul finire del 1915 c'era a Zurigo un giovane rumeno; aveva studiato filosofia, ma si sentiva fortemente attratto verso la poesia: era Tristan Tzara. L'animatore più ardente del Dadaismo, infatti, è lui. Non gli si può certo rimproverare di non aver saputo, fin da principio, distinguere nel particolare ciò che doveva essere il Dadaismo; il suo merito principale resta in ogni modo quello di avere a poco a poco aperto la strada che doveva percorrere e di non essere mai venuto meno alla sua volontà.

HUGO_BALL.jpgDal canto suo l'alsaziano Hans Arp, autore di sorprendenti sculture in legno, era arrivato a Parigi nel 1914, riuscendo poi a sfuggire per la guerra che lo aspettava al varco sia dalla parte tedesca che dalla parte francese. Nell'ottobre 1915 si rifugiò a Zurigo. Verso dicembre, una lettera di un curioso spirito tormentato, il giovane poeta tedesco Hugo Ball, ch'egli conosceva, lo invitò a partecipare ad una mostra che stava preparando. Hugo Ball era pacifista, anche lui aveva cercato rifugio in Svizzera. In cerca di occupazione per guadagnarsi da vivere, voleva aprire un ritrovo dando spettacoli di varietà e allestendo mostre d'arte.

Il sogno di Hugo Ball s'avverò in febbraio 1916 con l'inaugurazione del Cabaret Voltaire nella Spielgelgasse. A corto di espedienti, si comincio col chiedere ad amici e conoscenti, quadri, disegni e incisioni. Si diedero concerti di musica e si recitò con gusti tra espressionisti, futuristi e pacifisti.

Cabaretvoltaire.jpgLo storico locale Cabaret Voltaire come appare oggi  con una targa commemorativa sulla facciata.


huelsenbeck-fs.jpgIl 26 febbraio arrivo da Berlino un poeta tedesco, Richard Huensenbeck. Anche costui appariva infatuato da intenzioni distruttive e da un desiderio di novità. "E il 20 marzo" dice Hugo Ball, "demmo un magnifico concerto di musica negra per iniziativa di Tristan Tzara, che insieme con Huelsenbeck e Janko lesse per la prima volta alcune poesie simultaneiste".

 

Cabaret-voltaire--numero-unico.jpgIn giugno 1916 pubblicammo un numero unico che s'intitolava Cabaret Voltaire. Il sommario comprendeva fra l'altro: L'admiral cherche une maison à louer, poesia simultanea di Huelsenbeck, Janko e Tzara; Das Karousselpferd Johann, di Hugo Ball; Arbre di Apollinaire; Deux Poèmes, di Emmy Hennings; Der Idiot, di Huelsenbeck. Il pezzo forte di quel numero fu La Revue Dada II. Per la verità il nome Dada fu trovato, come abbiamo detto, l'8 febbraio 1916.

Però fu soltanto in luglio 1917 che apparve il primo numero della tanto attesa rivista che si intitolava Dada I, recueil d'art et de littérature.

Numero confuso, che riuniva i nomi di Arp, Tzara, Janko, Savinio, Guibeaux. A caso vi si alternavano opere poetiche e note scandalistiche; ma non si tardò ad accorgersi che lo scandalo era l'elemento perfettamente adatto alla fermentazione voluta.

 

000cover.jpgPrimo numero della rivista Dada uscita dopo il primo e unico numero della rivista Cabaret Voltaire che traeva il suo nome dall'omonimo locale in cui si esibivano gli artisti fondatori del movimento.

 

CV007L'amiral.chercheLa poesia simultaneista "L'Admiral cherche une maison a louer", recitata al Cabaret Voltaire e apparsa anche sul primo numero della omomima prima rivista dadaista uscita nel giugno 1916.

 

 

 

La poesia similtaneista L'Admiral cherche une maison à louer in un video tratto da Youtube

 

*   *   *

 

Tzara-25-poemes.jpgDopo la pubblicazione di Dada II (dicembre 1917) e quella dei 25 Poèmes, Tzara dette una serata dove un nuovo manifesto dadaista sollevò uno scandalo enorme. Si tratta del Manifeste Dada 1918, che venne pubblicato in Dada III (dicembre). Per la prima volta esso dava alla rivista un carattere veramente dadaista, proclamando con uno stile folgorante l'eguaglianza dei valori, l'identità del sì e del no.

"C'è una letteratura," dice fra l'altro il manifesto, "che non arriva nelle mani delle voraci moltitudini. Opera di creatori, nata da una vera necessità dello scrittore, fatta soltanto per lui. Conoscenza d'un supremo egoismo, dove le leggi intristiscono. Ogni pagina deve esplodere per la serietà profonda e pesante, il turbine, la vertigine, il nuovo, l'eterno, per il paradosso che taglia la testa al toro, per l'entusiasmo dei principi o per il modo in cui si stampa. Ecco un mondo vacillante che fugge, legato ai bubboli della sonagliera infernale; ecco, d'altra parte, gli uomini nuovi. Rudi, balzanti, cavalcatori di singhiozzi. Ecco un mondo mutilato e medicastri letterari affetti dal male del miglioramento.

"Io vi dico: non c'è un cominciamento e noi non tremiamo: noi non siamo sentimentali. Noi, vento furioso, stracciamo il lino delle nubi e delle preghiere e prepariamo il grande spettacolo del disastro, l'incendio, la decomposizione...

"Conoscenza di tutte le armi respinte finora dal sesso pudico del comodo compromesso e della cortesia: Dada; abolizione della logica, danza degl'impotenti della creazione: Dada; di tutte le gerarchie ed equazioni sociali stabilite per i valori dai nostri valletti: Dada; ogni oggetto, tutti gli oggetti, o sentimenti e le oscurità, le apparizioni e gli urti precisi delle linee parallele, sono armi per il combattimento: Dada; abolizione della memoria: Dada; abolizione dell'archeologia: Dada; abolizione dei profeti: Dada; abolizione del futuro: Dada; fede assoluta indiscutibile in ogni dio prodotto dalla spontaneità: Dada".

soupault.jpgIl gruppo di Littérature, invitato a collaborare a Dada II, aveva esitato; alla fine solo Philippe Soupault aveva mandato quiesta breve poesia:

 

FIAMMA

Un busta strappata avvolge la mia camera

Spingo i miei pensieri

Si parte

Avevo dimenticato la mia valigia.

 

picabia.jpgOra, Francis Picabia, arrivato da Barcellona e da New York e che aveva già pubblicato in Svizzera alcuni libricini di poesie come Poèmes et Déssins de la Fille Nées sans Mère, L'Atlète des Pompes funèbres, Ratelers platoniques, doveva sentire ciò che lo legava al nuovo movimento: fece la conoscenza di Tzara e dei suoi amici, aderì al Dadaismo, fu salutato come l'Antipittore.

Possiamo affermare che a partire da questo momento il Dadaismo era veramente nato.

In aprile 1919, nuova serata scandalistica. In maggio apparve Dada 4-5 col titolo di Anthologie-Dada. Questa volta tutto il gruppo di Parigi, quello cioè di Littérature, vi collabora. Ma vi troviamo anche Reverdy e Jean Cocteau.

Tuttavia lo scandalo sollevato da questo numero non raggiunse quello nel corso del quale avevamo presentato Noir Cacadou, ballo di cinque persone nascoste dentro strani tubi. Serner, in luogo delle due poesie, presenta un mazzo di fiori ai piedi di un manichino. La sala delirante impedisce a Tzara di leggere un proclama dadaista. Ciò non toglie però che coloro che poterono assistere alle prime manifestazioni avessero ormai di che giudicare il Dadaismo e che il movimento fosse in marcia.

Così, nel 1919, il Dadaismo non perse più tempo per presentarsi a Parigi nella persona medesima di Tristan Tzara, che in quell'occasione

 

P. 28

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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30 aprile 2013 2 30 /04 /aprile /2013 07:00

La mia seconda patria: Parigi nel 1921-23

 

josephson.jpgPrima edizione del 1962 di Life among the Surrealists di Matthew Josephson


 

di Matthew Josephson

 

 

[...]


tzara--.jpgUna sera, sul finire dell'autunno, al caffè Rotonde, Gorham Munson mi presentò a Man Ray che faceva parte del gruppo dei dadaisti, e al suo compagno di tavola, Tristan Tzara, uno dei fondatori di quel movimento. Tzara era un uomo piccolo, pallido, con i capelli scuri e gli occhi grigi, e portava il monocolo; il suo viso intelligente e animato ricordava quello di Leone Trozkij, o di James Joyce senza barba.

 

Ray portraitAvevo letto che Tzara e il dadaismo (comparsi per la prima volta insieme a Zurigo nel 1916) erano venuti quattro anni dopo a conquistare Parigi, e che da allora in poi Tzara aveva portato avanti una propaganda intesa a dare scandalo, a rovesciare cioè tutte le convenzionali nozioni delle cose. Perciò incalzai Tzara di domande, troppo avidamente e ingenuamente, senza dubbio. Il Dada era come il cubismo e il futurismo? No, rispondeva Tzara, col suo sorriso sardonico; era contrario a quelle scuole, era nemico di tutti gli "ismi"; in effetti, "dada non è nulla ed è tutto". Continuò con questo tono disorientante; e avendo io accennato nel corso della discussione ad alcuni nomi, alcuni scrittori di cui mi interessavo, come Gide e Romains, egli mi dette una dimostrazione della bella abbondanza di vituperio tipica del vocabolario dada: "Come puoi leggere quella porcheria? Romains è un cretino!". Anche Gide non era altro che de la littérature (parola maledetta) e dada era contro la letteratura come contro come contro ogni forma culturale. Il romanzo era morto; Tzara stesso leggeva soltanto un po' di poesia, "per debolezza", perché riconoscevado non essere coerente nelle sue idee. Se ero venuto a Parigi "per imparare", mi consigliava, "leggi il Littré, il grande dizionario Littré. È un'ammirevole opera d'arte, una delle più grandi. Io lo tengo al mio capezzale: comincio dalla zeta e vado indietro".

 

Matthew-Josephson.jpgLa tecnica della poesia dada si basava sul principio della libera associazione, oppure sulla dissociazione del pensiero? La questione era semplicissima, mi rispose, e me lo dimostrò subito: preso un giornale, ne strappò un articolo e lo fece a pezzetti che buttò nel cappello. "Io ritaglio parole separate, di solito con un paio di forbici, le mescolo nel cappello, poi le cavo fuori come vengono, due e tre... ecco la mia lirica".

 

Credetti che mi prendesse in giro e per un momento ne fui seccato; poi risi, e tradussi a Munson la conversazione che si era svolta in un francese velocissimo. Il padrone del vapore del dadaismo internazionale, spiegai, aveva negato e contraddetto tutto quello che dicevo io, e mi aveva risposto con enigmi e indovinelli.

 

Ero indeciso, tuttavia, a saperne di più sulla verità del dadaismo. Il piccolo Tzara dal monocolo era un gran burlone e capace spesso di oltraggiose boutades, improvvisate lì per lì... o preparate con cura, come spesso fanno gli uomini di spirito. Il nostro secondo incontro ebbe luogo durante un originalissimo ballo in maschera a cui prendemmo parte durante il carnevale. Un pomeriggio avevo udito parlare al caffè Dôme della celebre festa annuale che aveva luogo proprio quella sera al Luna Park e che, a giudicare da quel che si diceva, prometteva d'essere una specie di baccanale di tutti gli studenti d'arte e di tutti i bohémiens e i tipi eccentrici di Montmartre e di Montparnasse. Insomma le persone più cospicue, le teste più pazze di tutta Parigi sarebbero state presenti nei più fantasmatici costumi. Naturalmente mia moglie ed io eravamo ansiosissimi di assistere a quell'orgia in massa, ma il cuore ci cadde quando apprendemmo che l'ingresso ci sarebbe costato 25 franchi (due dollari) a testa: in quel momento eravamo completamente al verde.

 

Sedeva alla nostra tavola Cuthbert Wright, un poeta che aveva collaborato all'antologia Eight Harvard Poets e che noi conoscevamo pochissimo: aveva di solito un'espressione triste e annoiata, e beveva assai. Vedendoci così avviliti, ci si avvicinò di punto in bianco e generosamente si offrì di prestarci il denaro per i biglietti.

 

Il ballo, in realtà, superò le nostre più sfrenate previsioni. Vi parteciparono da tre a quattromila ospiti mascherati, gli uomini vestiti da donna, e le donne da uomo, sì che nessuno capiva mai con chi ballava. Non erano di certo tutti degli invertiti: ma alcuni della "rappresentanza omosessuale" esibivano una così estrema coquetterie da far sembrare quasi goffe e trasandate le donne nei loro audaci travestimenti.

 

A un tratto vedemmo passare Tristan Tzara, col viso dipinto e incipriato, travestito da matrona romana. Era inconcepibile, uno spaventevole rudere di donna.

 

Ci si avvicinò e disse: "Ah, so che cosa pensate di me! Ma" aggiunse con la sua risata rapida e nervosa "vi sbagliate di grosso. Nessuno conosce il segreto del sesso di Tristan Tzara! C'è chi dice che sono un invertito, e c'è chi dice che sono impotente. Ma la verità è che sono vergine!".

 

In realtà, a quel tempo la sua petite amie era una graziosissima ragazza americana di Filadelfia, ed egli aveva molto da fare a guardarsi da alcuni amici che cercavano di portargliela via.

 

 

 

LINK alla rivista Aesthete, a cui collaborò Matthew Josephson:

Aesthete

 

 

LINK all'opera originale on line di Matthew Josephson Galimathias:

Galimathias

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21 marzo 2012 3 21 /03 /marzo /2012 07:00
 

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Paul Éluard ricerca una trasformazione completa del linguaggio


eluard01.jpg


Paul Éluard ricerca una trasformazione completa del linguaggio. "Tentiamo" egli dice "è difficile, rimanere assolutamente puri". Il linguaggio così come esso ci giunge dalla forza dell'uso non significa più nulla. È un chiacchiericcio che, secondo Paul Éluard, non ha alcuna ragione di essere e vuole istituirein poesia la semplicità più elementare.

 

In Les Animaux et leurs hommes [Gli animali e i loro uomini], si sforza di rinfrescare la sua visione del mondo attraverso immagini semplificate e analogie iniziali: il pesce nell'aria e gli uomini in acqua. L'erba davanti la mucca, il bambino davanti il latte. Paul Éluard non vuole conservare dalle cose che i rapporti essenziali per giungere a una purezza completa di sentimento.

 

 

000cover.jpg 

 

Ecco un esempio di questa poesia elementare:


 

BAGNATO

 

La pietra rimbalza sull'acqua,

            Il fumo non vi penetra.

                        L’acqua come una pelle

           Che niente può ferire

                        È accarezzata

Dall'uomo e dal pesce.

 

            Vibrando come corda d'arco

Il pesce, quando l'uomo lo cattura,

            Muore, non potendo inghiottire

Questo pianeta d'aria e di luce.

 

E l'uomo affonda in fondo alle acque

                        Per il pesce

            O per l'amara solitudine

Dell’acqua sottile e sempre chiusa. *


 

 

eluard02-copia-1.jpg



Ciò che offusca sovranamente il partito preso della semplicità di Paul Éluard, è "l'andatura distinta". La poesia deve essere, secondo lui, qualcosa di "ingenuo come uno specchio". Egli concepisce una poesia dove "il tempo non passa". È difficile perché l'uomo si muove in un atmosfera densa. Dirà nei suoi Exemples: l’uomo, il palombaro dell'aria. Tuttavia percepisce confusamente un'unità universale che gli permette di dichiarare: "Ho attraversato la vita in un sol colpo".


Paul NEUHUYS

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 

 

NOTE:


* MOUILLÉ

 

La pierre rebondit sur l’eau,

            La fumée n’y pénètre pas.

                        L’eau telle une peau

            Que nul ne peut blesser

                        Est caressée

Par l’homme et par le poisson.

 

            Claquant comme corde d’arc

Le poisson, quand l’homme l’attrape,

            Meurt, ne pouvant avaler

Cette planète d’air et de lumière.

 

Et l’homme sombre au fond des eaux

                        Pour le poisson

            Ou pour la solitude amère

De l’eau souple et toujours close.

 

 

 

 

LINK al post originale:

Paul Éluard poursuit une transformation complète du langage (1921)

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11 agosto 2010 3 11 /08 /agosto /2010 19:34
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Paul Neuhuys: Louis Aragon non ha abiurato ogni scrupolo d'arte (1921)

eluard01 
  


 

Louis Aragon non ha abiurato ogni scrupolo d’arte.Sembra a volte anche smisurato attaccato alle antiche forme prosodiche. Louis Aragon ha tuttavia trovato la sua salvezza in Dada. Egli intitola la sua raccolta Feu de Joie [Fuoco di gioia].È un fuoco di gioia in cui sacrifica tutte le vane acquisizioni dello spirito per un ordine di cose nuovo che scaturirà dalle assurde suggestioni della coscienza. Il colore neutro- bitume o reseda- non è il colore dominante in Aragon. Vi troviamo anche dei colori vivi che i dada non dispensano che mediocramente in generale.

  

Aragon, in un'opera teatrale intitolata Secousse [Scossa], ci indica come si è prodotta una mutazione brusca nell'orientamento del suo pensiero:

 

            

BRUF

  

Fuga per sempre dall'amarezza

 

I prati magnifici volani dipinti di fresco girano

  

          Campi che vacillano

 

Il punto morto

 

La mia testa tintinna e tante raganelle

  

Il mio cuore è a pezzi il paesaggi in briciole*

  

  

  

Il poeta si ricorda della sua adolescenza, di quegl'anni contrariati dal latino e dall'algebra, e riassumerà in questa poesia: Vie de Jean-Baptiste A.[Vita di Jean-Baptiste A.]

 

 

 

ROSA la rosa e quest'odore di inchiostro Oh infanzia mia

 

                        Calcolate Cos &

 

                        in funzione di

  

                                   tg a/2

  

La mia giovinezza     Aperitivo appena intravisto

 

Gli specchi di un caffè stanco di tante mosche

 

Giovinezza        e non ho baciato tutte le bocche

 

Il primo arrivato in fondo al corridoio

 

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 MORTE

 

Un'ombra in mezzo al sole dorme, è l'occhio.**

 

 

Ma ora che il poeta si è liberato delle strette convenzioni umane, una speranza fiammeggia, un fuoco di gioia al lucore del quale intravede delle nuove costruzioni, delle trasformazioni salutari.

  

 

 

Allora si leveranno i pony

 

i giovani

 

per bande per la mano nelle città***

 

 

Louis Aragon è tra i dada il solo che sembri preparare un terreno di conciliazione tra le suggestioni della coscienza e le esigenze della ragione.

  

 

Paul NEUHUYS

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 

 

*BROUF

 

Fuite à jamais de l’amertume

 

Les prés magnifiques volants peints de frais tournent

 

            Champs qui chancellent

 

Le point mort

 

Ma tête tinte et tant de crécelles

 

Mon cœur est en morceaux le paysage en miettes

 

 

 

 

 

 

**ROSA la rose et ce goût d’encre ô mon enfance

                        Calculez Cos &

                        en fonction de

                                   tg a/2

Ma jeunesse     Apéro qu’à peine ont aperçu

les glaces d’un café lasses de tant de mouches

Jeunesse         et je n’ai pas baisé toutes les bouches

 

Le premier arrivé au fond du corridor

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 MORT

Une ombre au milieu du soleil dort, c’est l’œil.

 

 

 

 

***Alors se lèveront les poneys

les jeunes gens

en bande par la main par les villes

 

 

  

LINK al post originale:

Louis Aragon n'a pas abjuré tout scrupule d'art

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27 maggio 2010 4 27 /05 /maggio /2010 22:32
 
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Neuhuys: Ricordi di infanzia & di Dada

 


 

Le edizioni Allia hanno ripubblicato le sole tre opere dada di Clément Pansaers apparse quando egli era vivo e ciò ci ricorda molte cose.

  

Uno dei miei più lontani ricordi risalente alla prima infanzia di mio fratello e mia, è la panchina nera che si trovava in casa nella biblioteca rossa. Era quella dei giochi e delle risate con nostro padre, delle risate e delle pazze risate da farsi venire il mal di pancia.

 

Più tardi fu quella delle storie che egli inventava raccontandocele. La storia di Lionel, ad esempio, il ragazzino che viaggia in treno e che scopre che dall'ultimo al primo vagone è del tutto solo... sino alla locomotiva dove non c'è nessuno! Storia per addormentarci o svegliarci?

 

Poi venne la panchina di rilassamento e della lettura sin da quando seppi leggere... Disteso su di essa, non avevo che da allungare il braccio per prendere, a caso un libro, e mi ricordo, come se fosse ieri, di  Bar Nicanor: delle parole, in grassetto in un testo normale, mi saltavano agli occhi come un filo conduttore, un indice analitico o una pubblicità:

 

 

AÉRO

Soubrette 007

sempre più in alto?

 

siamo i venti

culi

siamo i 20

kuori
stupidi 20 culi
pri pru bru aha

……[1]


 

 

È evidentemente un libro per bambini! scritto per far ridere i piccoli, che non hanno ancora bisogno di comprenderli per giocare con le parole... Non ne parlavo, naturalmente, non più degli altri libri per bambini e di altre pubblicità che c'erano in casa.

 

Mio padre non ne parlava affatto. Ci raccontava o leggeva sempre delle storie ma non le commentava. Non ci parlava naturalmente mai di Dada né di poesia. Si può parlare di poesia ai bambini? Essi sono poesia, e basterebbe di parlarne loro perché essa non brilli che per la sua assenza...

 

Durante la seconda guerra mondiale eravamo nell'età in cui si raccontano delle chiacchiere udite altrove. Egli a sua volta ci raccontò la storia, risalente alla sua giovinezza, di un sindaco che riceve un ministro, gli mostra con fierezza il suo villaggio e termina con il monumento ai morti: -"Ma come?, si meraviglia il ministro aggrottando le sopracciglia, non ci sono più morti qui?...".

 

Scherzo Dada? Forse, ma non vi fece alcuna allusione. Non più di quando alla stessa epoca gli ho chiesto cosa volesse dire Pan-Pan au Cul du Nu Nègre [Pan-Pan al Culo del Nudo Negro], e che mi aveva risposto: "Un pan-pan è una pistola o un fucile; e un negro tutto nudo o quasi nel suo territorio natale, cosa c'è di più ordinario?" senza alcun commento: Dada era passato di moda...

  

Qualche anno dopo la guerra, non tornavo a casa che una sola volta alla settimana, e ci si raccontava cosa era accaduto tra l'una e l'altra:

  

— Un giovane Francese, Édouard Jaguer, si interessa a Clément Pansaers ed è venuto a parlarmene.

 

 

— Il figlio Marc del vostro amico Robert Dachy, è un ammiratore di Dada, ed è venuto a dirmelo.

  

— Un giornalista della radio (RTBF) mi ha chiesto se il Presidente Eisenhower era dada. Gli ho risposto di sì, evidentemente, per la semplice ragione che non sa cosa sia.

 

— La televisione francese è venuta sino a qui per interrogarmi sui miei ricordi di Dada... 

 

Dada aveva fatto ritorno con il vento!

 

E per me la panchina era tornata quella del riposo per eccellenza: il luogo migliore dell'universo! mi dicevo, quello del dolce far niente.

 

Tutto ciò che è vivo ozia.

 

L'uomo solo rimane un forzato.

 

Quest'aforisma si trova  in Apologie de la Paresse[Apologia della pigrizia], potrebbe esserne il sottotitolo ed è entrato nel mio linguaggio corrente. Da quando? Non saprei dirlo con esatezza, in ogni caso a partire da quegli anni in cui Paul Neuhuys, molto sollecito per dire e scivere ciò che Dada era stato per lui, ce ne parlava.

  

Ma quando lo si prendeva anch'egli per un poeta dada, si difendeva: "Non è dada chi lo vuole!" ci diceva. Intendeva con ciò che non si diventa un un poeta dada, si nasce dada... Oppure non lo si è.

  

Ciò non impedisce che tutti i movimenti di avanguardia che seguirono le due guerre del ventesimo secolo, è Dadache essi posero in testa, perché era il più puro. Ed il più puro perché ha sempre fatto fallire ogni tentativo di recupero, non resistendo, ma sparendo "con la più giravoltosa disinvoltura".

  

Non cessò di mostrare il suo attaccamento a Dada, e gli rimase fedele sino alla fine. Lo testimoniano: il titolo della sua ultima raccolta: L'Agenda d'Agénor(1984); quanto ha detto in un'ultima trasmissione della televisione fiamminga (BRT 1984); i suoi scritti pubblicati dopo la sua morte in Mémoires à Dada [Memorie a Dada] (Le Cri 1996).

  

Thierry NEUHUYS

 

 

  

[Traduzione di Elisa Cardellini]

  

  

  

NOTE

  

 

 

 

[1] Riportiamo qui sotto i versi nella lingua originale:

  

 

AÉRO

 

Soubrette 007

 

toujours plus haut?

 

nous sommes les 20

culs

 

nous sommes les 20

d'keurs

 

con 20 culs

 

pri prou brou aha

…..

 

La traduzione che ho dato del testo è naturalmente letterale, i tre versi assurdi dove compare il numero 20 sono di doppi sensi fonetici:

 

1) "nous sommes les 20 culs" (siamo i venti culi) suona come: "nous sommes les vincus", e cioè: "Noi siamo i vinti".

 

2) "nous sommes les 20 d'keurs (siamo i venti di cuore), suona come: "nous sommes les vainqueurs", e cioè: "Noi siamo i vincitori".

 

3) "con 20 culs" (stupidi 20 culi), suona come "convaincus", e cioè: "Convinti".

 

I tre versi vanno quindi intesi foneticamente così:

 

Noi siamo i vinti

 

noi siamo i vincitori

 

convinti

 

Qui in basso riproduciamo, tratti dal Dada Archive dell'Università dello Iowa, il più grande sito mondiale di materiale Dada, le pagine in cui i versi citati nell'articolo sono tratti. Infatti, i versi sono stati scelti a caso in pagine poste in sequenza

 

 

 

 Pansaers, Aero

 Pansaers, 12

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

     Pansaers--13.jpg

 Pansaers--14-copia-1.jpg

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LINK al post originale:

Souvenirs d'enfance & de Dada

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19 marzo 2010 5 19 /03 /marzo /2010 12:12
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Pierre Albert-Birot. Poeta e tipografo. SIC

 


di Henri-Floris JESPERS

 

 

ca-aira16.jpg

Ça ira, numero 16, del novembre 1921.

 



 

La mostra, che si è tenuta su Pierre Albert-birot al "centre international de poésie Marseille", ha visto anche gli interventi di Arlette Albert-Birot, Isabelle Krzywkowski e di Frédéric Acquaviva e la diffusione di inediti sonori e visuali di Birot.

 

Concepita da Frédéric Acquaviva, questa esposizione è organizzata nel quadro del festival actOral, a cui il cipM si associa da alcuni anni presentando una persona emblematica dell'incrocio delle scritture e delle arti, scelto tra le avanguardie del ventesimo secolo.


Così, dopo- nel 2007- Henri Chopin, pioniere della poesia sonora, editore della rivista OU, cineasta sperimentale ed artista; poi Gil J. Wolman, il poeta dei megapneumi, il cineasta dell'Anticoncetto, l'editore delle éditions inconnues, sarà il 2009 l'anno del poeta Pierre Albert-Birot, l'editore della rivista SIC, il poeta-tipografo, l'autore del leggendario Grabinoulor.


Frédéric Acquaviva, colui che ha concepito le tre esposizioni, pubblica "Une Pandémie" in Cahier de Refuge, n° 183, ottobre 2009, di cui ecco due estratti:



Così come degli uomini possono essere attratti verso lo stesso tipo di donna, ho da parte mia un'attrazione certa- di natura differente- per gli artisti, soprattutto poeti, capaci di inventare in molteplici campi in cui spesso essi sono avvertiti come dei semplici dilettanti, ciò che in generale merita loro di passare nella sala d'attesa prima di sperare di stabilire i loro quartieri in luoghi un po' più frequentati.


[...]


Naturalmente- è la ragione d'essere di questa esposizione- mi ha egualmente catturato la modernità di PAB tipografo, come ne testimonierà nel 1964, l'edizione di  Ian Hamilton Finlay della sua poesia-cartello Paradis [Paradiso] (Wild Hawthorn Press), anche il fatto che non aspetti più editori, per non dire che fa dei libri artistici, questa nicchia avvenire. È senz'altro la stessa pulsione che spinse il geniale compositore Carlo Gesualdo ad acquistare di che stampare da sé le sue partizioni al cromatismo sottile ed avanzato. Immagino senza difficoltà un PAB negli anni 80 che si serve del suo personal computer per trarne qualche esempio, è Gil Wolman con le sue Éditions Inconnues. La permanenza del gesto avanguardistanin qualcosa che sorprende per la totale ripetizione del suo impossibile assorbimentonda parte del mondo contemporaneo.


Così, si potrà vedere durante questa esposizione i 41 opuscoli editi da PAB vivente, escluse le poesie visuali rimanenti che appartengono oramai al Gabinetto d'arte grafica del Centre Pompidou e delle 17 poesie in forma di auguri annuali (De Temps en Temps), che egli stampò dal 1953 al 1967 ed inviò ai suoi amici, prima che Arlette non proseguisse questa tradizione. Questi libri, per chi li ha avuti tra le mani, sono di un aspetto unico, fragili e preziosi, semplici ed evidenti, in questa frattura tipografica decantata da ogni effetto, moderne ed anti-bibliofile. E se vi è effetto, è l'esplosione della Luna (Che si rivede merlettata che ho scelto per il manifesto di questa esposizione!) Là ancora, colpisce tutta una discendenza, se non la Poesia visiva e concreta, le Dattilopoesie di Chopin, le Poesie prints di John Giorno... Si direbbe che il tempo di incubazione sia finito.


 

 

 

*


Pierre Albert-Birot è presente nel sommario del numero 16 di Ça ira, 'Dada, sa naissance, sa vie, sa mort'. Paul Neuhuys, qui rivedrà PAB nel 1959 alla Biennales de la Poésie a Knokke, lo considerava come uno dei rari dadaisti francesi. Nelle sue Mémoires à dada (Bruxelles, Le Cri, Coll. Les Évadés de l'Oubli, 1996), scriverà:


Di fronte a quei due giganti che furono Pound e Joyce, e tenendo conto che Picabia era di origine spagnola, Pansaers belga, si può dire che i soli Ribemont-Dessaignes, Pierre Albert-Birot e Benjamin Péret siano autentici dadaisti francesi. Tutti e tre sono presenti nel sommario del nostro numero dedicato a Dada. Ribemont, con una piccola opera teatrale Zizi de Dada, che ci valse delle discussioni con il nostro stampatore perché terminava con: "Sono il Papa, per Dio"; Pierre Albert-Birot, con un frammento dialogato tra Poire e Cœur [Pera e Cuore] e Drame pour acrobates: la scena rappresenta un chiaro di luna, Poire e Cœur si stringono, la luna cade a terra, il sipario si abbassa- la luna cade a terra era l atrovata; ed infine Péret, con la poesia Réforme. È certamente quello tra i dadaisti che ricorda di più Jarry e l apatafisica. In Mort aux vaches et au champ d’honneur [Morte agli sbirri ed ai campi d'onore], farà dire ad uno dei suoi personaggi: "La difesa nazionale sono io, ed io ho voglia di dormire".

 

PAB-ca-ira.jpg

Pierre Albert-Birot: L'homme coupé en morceaux [L'uomo tagliato a pezzi].

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Dramma comico in 3 atti per acrobati, funamboli
                             ed equilibristi

                              (frammento)


Pera e Cuore entrano di slancio, Pera ha
il ventre luminoso e Cuore è enorme).

                              Pera

Non so più tacere
Avete saputo piacermi

                             Cuore

Il mio cuore è in tumulto
Dio mio sorreggetemi!

                             Pera

Non siate leggera
Ed io sarò sincera

                            Cuore

Ah per l'eternità
Giuriamo fedeltà

                            Pera

A voi l'arte di incantare
A me quello di amare.


                                  (Si abbracciano, la luna cade
                                  in terra, cala il sipario.)

                                       Pierre ALBERT-BIROT





Nel 1968, in occasione dell'anniversario di sua moglie, Neuhuys aveva invitato Henri Chopin, il libraio Petithory e la signora Albert-Birot a colazione. Quest'ultima confidò che nella tesi di laurea di Sanouillet sur Dada “quel che v'era di più interessante era l'indice”.



Henri-Floris JESPERS




Post originale datato giovedì 1° ottobre 2009


LINK al post originale:

Pierre-Albert Birot- poète et typographe (SIC)

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Published by Elisa - in Testimonianze
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  • Elisa
  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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