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6 luglio 2009 1 06 /07 /luglio /2009 19:27

Pan! Pan! Pansaers

 


"Devo raccontare l'incontro che feci con Clément Pansaers in un pomeriggio di fine maggio del 1918 (...). Questa visita mi sorprese per molto tempo: mi trovai di colpo dall'altra parte dello Specchio dell'Arte. L'uomo stesso, di cui si diceva che aveva rischiato di essere ordinato sacerdote, sembrava soffrire di una fatica, di una spossatezza ben fatte per dissimulare allo stesso tempo e mostrare le sue ricchezze di spirito, di pensiero".

       Marcel Lecomte, Le journal des poètes, 1958.




Nel momento in cui queste poche righe compariranno, l'esposizione dedicata a Parigi a Dada [1], avrà già chiuso i battenti, cosa di meglio dunque di evocare la figura di un poeta sconosciuto legato a questo movimento la cui opera brilla sempre dei suoi segreti fuochi.

 

Clément Pansaers nacque nel 1885 nel Brabante, a Neerwinden e si ritrovò in seguito a proseguire i suoi studi a nord di Gand. Nel 1905, sarà religioso a Hœgaarden, città cara al suo cuore, ma il giorno del suo ventunesimo compleanno, dovendo essere ordinato vice diacono, fu preso dalla irrefrenabile voglia di fuggire dal seminario: "Mia madre, bigotta totale, volle fare di me un sacerdote, mi aveva offerto al suo signore, senza chiedere il mio parere ed io lasciavo stare chissà per rimediare a quale peccato abominevole (...). Mia madre mi spedì presto la sua bolla di scomunica e difesa formale di tornare da lei. Non fui più suo figlio e a seguito a ciò caddi nella vita come si cade nel vuoto".

Terminò gli studi a Lovanio, si sposò, risiedette a Bruxelles per occupare un posto di bibliotecario e arriverà troppo tardi ad Anversa per arruolarsi nella Grande Guerra... E poi, ci sarà il 1916: È nel 1916 dopo sei mesi di meditazione su un cieco muro bianco- che afferrai il vero senso della vita- ripeto che sono nato dunque nel 1916- abitavo a quell'epoca a La Hulpe vicino Bruxelles a margine della foresta di Soignes molto vicino all'antica dimora del mistico fiammingo Ruysbroeck. Dirà di aver già fatto a quest'epoca della scultura sul genere di Archipenko, ma che nella vita è interessante soltanto la fantasia sovrapposta al caso. Dal 1916 al 1918, pubblicherà i sei quaderni della sua rivista Résurrection a cui contribuiranno Franz Werfel, Charles Vildrac, Pierre Jean Jouve, Ivan Goll, Ghelderobe e che accoglierà anche le sue incisioni.

 


Nel 1919, invierà la sua prima lettera a Tristan Tzara ed una collaborazione alla rivista Dada "che da quanto ho potuto comprendere da alcune righe di critiche malevoli, si imparenta con la mia concezione poetica ed artistica". Farà apparire quello stesso anno il suo articolo Orangoutangisme [Orangotanghismo] sulla rivista Les Humbles [Gli umili]: "La guerra non ha dunque massacrato abbastanza, visto che il dopoguerra organizza metodicamente il commercio del massacro. L'industria dell'idea è sistematizzata. Il commercio della parola ne è il succedaneo. Gli utilitari egosimi interessati innovano nuove sinecure. Esistono i commessi viaggiatori della confraternita come i comunisti di carriera che sfruttano la massa imbecille".


Ma Clément Pansaers era un personaggio molto complesso fondamentalmente pacifista e internazionalsita "Sono fratello in Dio di tutto ciò che è vivo ed il concittadino di tutto quanto abita il grande albergo dell'Universo" dirà riprendendo Flaubert, aggiungendo che "desideriamo ardentemente la riconciliazione ed escludiamo il vocabolo razza poiché (...) questa parola non ha senso per l'Europa. E lavoriamo alla confraternita dell'umanità". Robert Goffin, poeta e jazzman sostiene di aver veduto a Bruxelles nel novembre del 1918, Pansaers "incitare i militari alla rivolta, dall'alto di una finestra di un ministero" durante l'insurrezione dei soldati-operai tedeschi.

 

Aragon recherà da parte sua la seguente testimonianza: "Quando le truppe alleate sono entrate a Bruxelles, è uscito sull'uscio di casa a guardare e basta. E la gente del quartiere l'ha preso a botte, quasi ammazzandolo". In effetti, Pansaers era sospettato da alcuni di aver delle concezioni collaborazioniste e delle simpatie per i  crucchi, come si diceva all'epoca, per aver dato delle lezioni ai figli del drammaturgo Théa Sternheim e di intrattenere delle buone relazioni con lo scrittore Carl Einstein. Pansaers scriverà anche nel 1921: "Più tardi, le mie "fantasie" furono chiamate bolsceviche e mi valsero una perquisizione - polizia e soldati baionetta in canna - ed una sorveglianza stretta da parte della polizia segreta per diventare infine dadaista".


Nel 1920, apparirà in rivista un estratto della sua Apologie de la paresse [Apologia della pigrizia], che Paul Neuhuys pone nel rango di una delle opere più strazianti che ci siano perché Pansaers sapeva già di essere affetto da un male che i medici non riuscivano ad identificare e che più tardi verrà chiamata malattia di Hodgkin, una specie di tubercolosi delle ghiandole. La sua Apologia mischia erotismo disperato e terminologia ricercata e forse consigliata a tutti coloro che vivono in costante tensione. Neuhuys darà il ritratto di Pansaers come di una persona di grande vigore, la schiena curva, avvolto in una mantello alla Barbey d'Aurevilly ed accompagnato ad una donna in cappellina e una gonna corta, il che all'epoca era ritenuto molto audace. "Lo chiamavamo il conestabile, il conte della stalla Dada".


Questo stesso anno Pansaers pubblicherà in 515 esemplari il Pan-Pan au cul du nu négre [Il Pan-Pan in culo al nudo negro] e Céline Arnauld ci vedrà "una vera sommossa. È (...) il direttore d'orchestra che rompe la testa ai musicisti, distrugge gli strumenti, diventa chimico, negro, poeta, acrobata, medico, geografo, filosofo, ecc., attraversa la sommossa tranquillamente facendo del fumo con la sua pipa, degli arcobaleni e dei fuochi d'artificio. Infine, a mezzanotte, si fa saltare coscienziosamente li cervello, per resuscitare il giorno dopo fresco ed in forma e far zampillare dal suo "io" delle poesie, delle poesie in musica forse".


Quest'opera è eminentemente polifonica ed impiega una pluralità di sensi durante l'intero svolgimento, benché non sia che un libricino la cui ingannevole sottigliezza fece passare Soupault accanto alla sua vera portata. Infatti, si meravigliava che si potesse compararlo a James Joyce che aveva per Pansaers una grande simpatia. Per la storia minore, Pascal Pia ricora di aver incrociato Pansaers in qualche bar parigini mentre cercava di ottenere delle sottoscrizioni per Ulysses a degli ubriachi anglo-sassoni.


Il Pan-Pan era un ballo in voga all'inizio del XX secolo ed è il titolo della seconda parte del libro posto al seguito "al culo" della prima parte intitolata Le nu nègre [Il nudo negro]. Pan-Pan Pansaers! E Jarry che appare sulla sua bici pistola in pugno. Infine, andare a leggere l'introduzione di Benjamin Hennot sul fascicolo pubblicato da Didier Devillez.


Nell'aprile del 1921, Pansaers raggiungerà ufficialmente il gruppo dadaista parigino e apporrà la sua firma al volantino "Dada soulève tout" dopo aver pubblicato due mesi prima Bar Nicanor, opera giubilatoria che collega tecniche futuriste e sperimentazioni tipografiche. La libertà della composizione resta tuttavia estremamente concertata e tutta percorsa dalla meditazione perché Pansaers, benché molto moderno, era fortemente atratto dagli scritti taoisti che nutrivano la sua metafisica personale. Faceva apparire dal nulla, dal bianco, interrompendo la sua graforrea lo spazio di quasi una pagina... Une bulle de vide, come scriverà nel suo testo.


Benjamin Hennot scrive: "Questa versatilità esacerbata evita che lo spirito nonPANSAERS--Une-Bome-D-confiture-jpg si attacchi ad una verità particolare. Questo svolazzo dell'attenzione si effettua sotto la guida di una "fantasia pura" che volge in derisione ogni oggetto considerato e permette sin da quel momento il loro superamento. Infine, questa volatilità psichica offre di ritrovare la fluidità inerente ad ogni fenomeno fedele all'impermanenza cosmica".

 

Bar Nicanor è ben più di una curiosità letteraria e non potrebbe essere ridotto ad un libro futuro-dadaista, perché offre ai nostri occhi un'opera in perpetua trasformazione.

 

Ma Pansaers era giunto alla fine del suo percorso, prendendo tuttavia parte alle peripezie che agitarono il mondo letterario dell'epoca ed il 31 ottobre 1922, morì, lasciando dietro lui una delle opere Dad più innovative- "L'ho conosciuto (...) già fantasma di se stesso, dimagrito, pallido, non sopportante più l'alcool di cui aveva così terribilmente abusato, costretto ad andare a letto presto, tossendo quasi sempre, ossessionato dall'idea dei medici e della medicina, ai quali aveva a poco a poco preso in prestito un vocabolario esteso, che non utilizzava affatto a caso (...). Rideva in modo inquietante. E le sue mani magre erano cariche di anelli dal gusto più atroce e più sarcastico. Nella cravatta viva, c'era una maschera d'avorio giapponese che sembrava la caricatura di Pansaers stesso. Portava  degli occhiali d'oro. Il suo aspetto era inesplicabilmente scandaloso. Il suo accento belga abominevole. Tutto questo non era senza bellezza". (Aragon).


articolo/biografia di Clément Pansaers di Bernard Pokojsk nella rivista "Paroles", n° 201 dell'Alliance française di Hong Kong.




NOTE

[1] L'autore intende riferirsi alla grande mostra che il Centre Pompidou dedicò al movimento Dada nel 2006.



[Traduzione di Elisa Cardellini]



LINK al saggio originale:
Pan! Pan! Pansaers
 

 

 

LINK interni:

Rossano Rosi, [L'eterno ritorno del pan-pan al culo], 1991 

Clément Pansaers, L'Apologia della pigrizia, 1921, I parte

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Published by Elisa - in Saggio
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