In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
Così sono coloro i quali costituiscono la pleiade Dada. Però è scomodo essere dimostrativi di fronte a Dada, perché Dada è un ritorno alla vita disorganizzata, attraverso un modo espressivo spoglio di ogni abitudine verbale. Dada vive di onomatopee.
Nell'antichità si diceva di coloro che avevano sollevato il velo dei fenomeni fisici che essi avevano veduto il grande dio Pan. Gli sconvolgimenti della nostra epoca che hanno lasciato apparire una soluzione di continuità nell'evoluzione dell'umanità hanno fatto scaturire una letteratura panica. Senza dubbio Dada è un movimento pessimista. Ma il suo pessimismo è fondato sul pericolo delle ambizioni umane. È in La Rochefoucauld ed in Schopenhauer che bisogna cercare i preliminari di un'intesa internazionale. Dada è il solo legame possibile tra gli uomini, poiché il suo principio fondamentale consiste nel non avere ragione in nulla. Disconoscere Dada è disconoscere il proprio tempo. In un secolo in cui Lenin fallisce dopo Wilson, Dada non ha nulla che debba meravigliarci. I dada perdono deliberatamente piede. Ma se sono idioti non sono stupidi. Non dicono nulla per ridere e non prendono nulla sul serio.
Dada è una filosofia. Dada è una morale. Dada è un'arte, l'arte di essere simpatico in un tempo in cui ogni superiorità è diventata insopportabile e dove ogni grandezza umana sembra una facezia.
Dada è il fiore delle rovine, non il fiorellino blu dell'ottimismo che i poeti vogliono cogliere tra le rovine di una civiltà, ma un'azalea che piuttosto che implorare una pioggia di sangue cerca di abbeverarsi di siccità.
Paul NEUHUYS
[Traduzione di Elisa Cardellini]
LINK:
La pléiade Dada