Quasi quattro decenni dopo "l'età dell'oro di Dada" (l'espressione rileva un certo senso della storia oppure una concenzione facile da adottare?), Georges Ribemont-Dessaignes, redigendo Déjà jadis [Di già un tempo] [1] conteneva un briciolo di nostalgia. Déjà jadis, o Dada blues. Il tempo passa in fretta ed il "un tempo" ha fatto presto a sostituirsi al c'era una volta. Cosa resta di queste amicizie, di queste figure del passato, di questi conflitti, di queste riconciliazioni? Degli archivi conseguenti, repertoriati in banche dati, dalle tracce a volte infime, la storia non tratterà queste figure con gli stessi riguardi.
Fare parlare i morti, scriveva Michelet. Risvegliare i fantasmi, scriveva Georges Ribemont Dessaignes. L'Occhio Cacodilato non ci dà il senso di una "bella epoca dada": all'inizio del 1922, le carte soni in parte distribuite, Picabia si è già separato dal movimento e, presto, André Breton, [2], grande assente di L'Occhio Cacodilato, si occuperà di banca.
Come vedere, oggi, L'Occhio Cacodilato? come un quaderno di testo firmato alla fine dell'anno scolastico dai compagni o come un registro di condoglianze? Ho letto da qualche parte una commovente similitudine con il gesso di un arto rotto su cui gli amici hanno apposto la loro firma. L'immagine è bella, si pensa alal frattura che presto sarà risanata! Ma Georges Ribemont Dessaignes si riprendeva, sapeva che sarebbe bastato un nonnulla perché la storia, subito, si facesse intempestiva.
"Sì, Dada potrebbe riapparire. Ma noi, cosa potremmo fare? Avremmo un bel da fare a mettere idei sali sotto il naso di questi fantasmi, resterebbero pur sempre dei fantasmi. Per giungere ad un risultato, bisognerebbe dimenticare il passato. Inventare un movimento che farebbe esplodere a modo suo l'epoca attuale. E noi, saremmo allo stesso modo influenzati da fantasmi. Avremmo un bel da fare, invece di far loro respirare dei sali, offrire loro del gardenal o uno dei nostri famosi tranquillanti affinché rimanessero buoni al loro posto, basterebbe uno dei loro occhiolini per turbarci".
[1] Paris, René Julliard, "Les Lettres Nouvelles", 1958. Ristampato nel 1973 in 10/18.
[2] "Non credo alla prossima creazione di un luogo comune surrealista", scriveva Breton nel 1924 nel suo Manifesto. Ma il luogo comune è là, il surrealismo si è, in un certo modo, fatto acchiappare. Quanto tempo bisognerà aspettare prima che un giornalista commenti un qualunque fatto diverso concludendo: "È del tutto dada"?