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26 gennaio 2010 2 26 /01 /gennaio /2010 15:07
 
 
Blog della Fondazione ça ira!



Paul Neuhuys: Clément Pansaers, "Paria in demolizioni", 1921


eluard01Clément Pansaers è il solo rappresentante di Dada in Belgio e non è affatto probabile che gliene saremo mai grati. Quindi nessuno più facilmente di Clément Pansaers riesce a lasciar fluttuare il proprio spirito alla periferia del mondo ragionevole, nelle regioni difficilmente accessibili dell'assurdo.


Le Pan-Pan au cul du Nu Nègre [Il Pan-Pan al culo del Nudo Negro] è la prima prova di Clément Pansaers. Questo titolo può significare il "Nudo Negro" seguito dal "Pan-Pan", ma credo che Clément Pansaers chiama "Pan-Pan" una pistola. Allora? sarebbe diverso. Clément Pansaers ascolta tutti i suoni discordanti che ci circondano oggi. Sembra aver fatto il giro di tutte le idee come testimoniano alcune frasi: ("Una museruola al rettore della brutalità", ecc) e dà infine l'impressione di un fonografo disorganizzato che, arrivato in fondo al disco, si metta a battere il tamburo. Clément Pansaers abuse delle terminologie ricercate. Si pensa a momenti a lo scolaro limosino di Rabelais ma se ne giustifica dicendo: "Un chimico fallito vale il filosofo- che facendo evaporare dei vocaboli scopre dei princìpi".

 

In  Bar Nicanor, Clément Pansaers prosegue la stessa tendenza ma ad un grado ancora più violento. Clément Pansaers si lancia in forti voluttà. Nel pezzo intitolato Aéro rovescia i quattro punti cardinali. Viaggia nel vuoto, effettua "delle curve in altalena". Le orecchie gli fischaino a forza di "brucare i rozzi suoni  [Brouter les bruits bruts] in gamme interplanetarie". Schianta il suo motore per trarne il maggior rendimento possibile.

 

L'ebbrezza gli procurerà le stesse sensazioni eterogene. Porta le labbra a tutti gli elettuari e scruta la sua semi-ebbrezza per metterer a nudo la particella di immaterialità che palpita in lui. Vanta il carattere eminentemente cosmopolita della ubriacografia. Risolvere l'esistenza è, secondo lui, "beccarsi una sbornia incommensurabile" finché i muri vacillano mentre il pricipio dell'essere segue "la corsa variopinta verso la qualità pura, denominatore infinito conducente a zero pan-0".

 

Delle sensazioni pervertite percorrono le zone erogene. Saccheggia la donna come farebbe un bambino con un giocattolo, per dispetto di non riceverne di più belli ancora. Clément Pansaers fa pensare a degli Esseintes che rispondono alle più folli audacie dell'uomo nuovo.

pansaers-e-Ananga--1921.jpg

Clément Pansaers e suo figlio Ananga, 1921


In L’Apologie de la paresse, un sommovimento morbido sembra risultare da questo costante sforzo di intervento mentale. Delle scosse improvvise come delle suonerie elettriche crepitano nella sua testa. Clément Pansaers è stato di volta in volta "un domatore di tribadi", "un paria in demolizioni, "un violatore dell'identità umana".


Gli uomini gli apparivano come degli asessuati. Con una indifferenza erasmiana effettua l'apologia dell'ozio. Cos'è il cinismo, se non  l'ozio? L'ozio è la condizione sovrana della ragione umana.

 

       È fastidioso

       il mio encefalo è scordato

       Impossibile regolare il mio intendimento

       al diapason delle volizioni cosmiche di moda.

 


Si rassegna a sacrificare all'ozio:


 

       Ti rivolto?

       Ogni rivolta abortisce.

 

[Je te révolte ?

Toute révolte avorte.]



Per cosa insorgere? Facciamo dunque come gli altri. Invece di fare la rivoluzione, facciamo lo sciopero generale. Tutto qui. L'ozio inoltre si estende sino ai primi elementi terrestri.


 

       Morbidezza spasmodica

       Il mare e la terra

       si compenetrano

       e la commozione è comatosa

 

Paul NEUHUYS




[Traduzione di Elisa Cardellini]



LINK al post originale:
Clément Pansaers, paria ès démolitions

 


LINK pertinenti all'argomento trattato:


Rossano Rosi, L'eterno ritorno del pan-pan al culo, 1991

 

Pan! Pan! Pansaers

 

Clément Pansaers, L'Apologia della pigrizia, 1921, I parte

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22 gennaio 2010 5 22 /01 /gennaio /2010 17:00
 
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Paul Neuhuys: Dada


eluard01



Con Dada raggiungemmo il supremo approdo al sentimento poetico moderno. Dada, così come mi è successo di dirlo scherzando, consiste nell'abbattere per scritto le cose che non si reggono in piedi. Dada instaura una potente logica negativa. Inverte radicalmente la direzione dell'intelligenza. Dada non ha nulla in comune con tutto ciò che pensate perché Dada non si pensa. Non scrollate le spalle.


Lo scandalo dada con la sua potenza di negazione ha un significato molto vasto. Apparentemente è un movimento creato da spiriti universali. Ai giorni nostri Pico della Mirandola sarebbe forse Dada. Dada non è affatto un fenomeno. Risponde alle esigenze filosofiche del momento. Cerca di dissimulare la realtà oggettiva per tuffarsi nelle profondità ultra-realiste dell'inconscio. Il movimento dada, per quanto negativo possa apparire non è non di meno scaturito da ricerche trascendenti dello spirito umano.

 

Ci basti ricordare il matematico Henri Poincaré la cui famosa teoria della comodità gettò perplessità nel mondo accademico. Secondo Henri Poincaré, ciò che appare come essenzialmente vero allo spirito dell'uomo non sarebbe che il più eminentemente comodo.

 

Così i matematici ed in particolare la geometria euclidea non possono avere, dal punto di vista assoluto, nessun senso.

 

Le nostre concezioni più rigorosamente esatte sono in realtà approssimative. La strada più breve da un punto all'altro non è, a ben guardare la linea retta. Allo stesso modo è discutibile che la terra sia un poliedro in rotazione intorno al sole. Senz'altro è quanto i nostri sensi hanno immaginato di più comodo ma forse siamo immobili ed è la realtà oggettiva che si muove intorno a noi. Abbiamo evidentemente una tendenza a scegliere il principio più conforme alla fragile struttura dei nostri organi e tutti i nostri pensieri poggiano necessariamente sull'assurda concezione che abbiamo dello spazio.

 

In un ordine di idee analogo, la filosofia di Bergson si collega alla critica dell'idea di tempo. Il dadaismo è un risultato della filosofia intuitiva.

 

Bergson ci rappresenta l'intelligenza come strettamente adatta alla materia e, con ciò, incapace di percepire la durata e l'estensione in quanto qualità pura.


Soltanto l'intuizione a delle opportunità di risolvere queste antinomie disdegnando l'intelligenza a vantaggio dell'istinto.

 

Poiché il cervello non può rappresentarsi il tempo e lo spazio che nei limiti della materia, è importnate non arrendersi all'evidenza del mondo sensibile, ma di affidarsi a ciò che Bergson chiama i "dati immediati della coscienza".  È obbedendo a quest'impulso profondo che possiamo  evadere dai rozzi concetti della ragione umana. Invece di attenerci alla visione comune del mondo, procediamo ad un'esplorazione del mondo non organizzato dove tutto è in perpetua creazione.


L'individuo è, secondo la filosofia di Bergson, "la combinazione variabile del passato".

 

Il principio di identità deve far posto allo "slancio vitale" che riflette l'incessante cambiamento dell'universo e che deborda ogni canalizzazione.

 

Così è, brevemente, questa filosofia presso la quale tanti sistemi precedenti perdono, in gran parte, il loro significato.

 

Dada non sarebbe dunque nient'altra cosa che questo sforzo per liberarsi dei concetti relativi della ragione umana. Si tratta per lui di abolire le categorie. È per questo che Dada non vuole illuminare nulla. Gli basta di intravedere per alcuni istanti lontani lucori di assoluto tra i frammento in movimento che lo slancio vitale lascia dietro sé.

 


Paul NEUHUYS

 



[Traduzione di Elisa Cardellini]




LINK al post originale:

Paul Neuhuys: DADA

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22 novembre 2009 7 22 /11 /novembre /2009 10:29





 
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Paul Neuhuys: André Breton è anche un teorico del dadaismo (1921)




André Breton è anche un teorico del dadaismo. Per lui Dada risponde ad un bisogno di libertà. Insorge contro ogni rassegnazione. Ogni convinzione sembra essere per lui una forma di rinuncia. Esplorando l'inconscio è giunto alle constatazioni più sconcertanti. Così dirà: "L'innocenza non è tollerata che sotto la sua forma passiva".

 

Virtù nella vergine, può condurre al crimine l'assassino. André Breton non arriva più a capire. E non si sente più a suo agio che nell'atmosfera annullante creata da Dada: "Cosa è bello, brutto, grande, forte, debole, non lo so, non lo so. Cosa sono Charpentier, Renan, Foch, non lo so, non lo so, non lo so".

 

Les Champs magnétiques scritti in collaborazione con Philippe Soupault sono a questo proposito un libro singolare. Malgrado la non coordinazione radicale delle idee, Les Champs magnétiques lasciano un'impressione generale che non lascia alcun dubbio. André Breton non si sente più attratto da nulla. Le parole sono arrugginite e le cose hanno perso su di lui ogni potere di attrazione. Si rappresenta il mondo come un "terreno vago". Non ha più appetito per i "cibi marci" che gli offre la vita. L'abitudine lo fa addormentare. È stanco di considerare l'universo secondo le false categorie e si rifugia nell'assurdo.

 

Philippe Soupaultcerca di affrancarsi dalle tre unità di numero, spazio e tempo, ma si sente prigioniero tra i quattro punti cardinali. Intitola la sua raccolta di poesie Rose des vents. tende a questa ubicuità lirica alla quale tende l'orfismo di Apollinaire. Facendo girare la rosa dei venti sul suo asse Soupault disdegna la concezione dell'universo così come gliela infligge la materia grigia del suo cervello. Per risolvere tutte le opposizioni si rivolge a Dada.

 

Le mie idee come dei microbi

danzano sulle mie meningi

al ritmo dell'esasperante pendolo

un colpo di pistola sarebbe una così dolce melodia

 

Vuole uscire fuori da se. Sbarazzarsi del determinismo. Scala gli orizzonti. Ho distrutto le mie idee immobili, dice. Le scoperte moderne gli lasciano intravedere tutte le possibilità metafisiche. La torre Eiffel lancia i suoi raggiai quattro angoli del mondo. L'idea di spazio è un'illusione che l amateria impone ai nostri sensi. Tutto si muove su uno stesso piano. Si persuade che il Gaurisankar sia giustapposto a Notre-Dame. Si apre simultaneamente a tutte le sensazioni.

 

Le mille interpretazioni di cui le parole sono suscettibili si incontrano nel suo spirito a proposito di una volgare insegna:

 

TRASLOCHI IN TUTTI I PAESI

 

Ecco, credo, come bisogna comprendere ciò che si chiama la burla dada.

 


Paul NEUHUYS


[Traduzione di Elisa Cardellini]

LINK al post originale:
Paul Neuhuys : André Breton est aussi un théoricien du dadaïsme (1921)






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10 novembre 2009 2 10 /11 /novembre /2009 17:15

 
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Paul Neuhuys: Tristan Tzara capofila del gruppo dada (1921)

eluard01

 

È Tristan Tzara che bisogna citare del gruppo dada di cui il movimento riveste un carattere internazionale. Dada non persegue nessuna forma artistica. Dada rivendica l'idiozia pura. Non dimentichiamo che i dada hanno spogliato le parole del loro carattere usuale e quest'ultima dunque non potrebbe avere un senso peggiorativo. Ciò significa che Dada non procede per le solite strade della ragione. Dada è un disorientamento radicale del senso comune. A questo riguardo i dada dispiegano una vera ingegnosità nell'essere idioti. Essi evitano con cura tuuto ciò che non è l'inversione dei valori. Liberarsi di ogni acquisizione intellettuale allo scopo di non essere più ingannati da se stessi, questo è l'oggetto che persegue Dada. Per rovesciare il nostro modo di vedere, Dada modifica il nostro modo di parlare. Vuole sciogliere le parole agglutinate dall'uso e che si attraggano tra di loro come la limatura aderisce alla calamità. Tristan Tzara in uno dei suoi manifesti ci prescrive la seguente divertente ricetta:


 

Per fare una poesia dadaista

Prendete un giornale

Prendete delle forbici

Scegliete in un giornale un articolo avente la lunghezza che intendete dare alla vostra poesia

Ritagliate l'articolo

Ritagliate in seguito con cura ognuna delle parole che formano quest'articolo e mettetelo in un sacchetto

Mescolate con calma

Estraete in seguito ogni ritaglio uno dopo l'altro nell'ordine in cui le avete estratte

Ricopiate con cura

La poesia vi somiglierà

Ed ecco finalmente uno scrittore infinitamente originale e di una sensibilità affascinante, ancora incompreso dal volgo.

 

Attiro la vostra attenzione su questa frase: "La poesia vi somiglierà". Tristan Tzara ha ragione. Con questo procedimento le parole avranno acquisito un valore intrinseco. Nuovi rapporti si delineeranno tra di loro. Avrete creato il vuoto e scoprirete più facilmente la parte di inconscio che determina le vostre azioni. Inoltre, tutti gli scrittori che hanno voluto ricrearsi un vocabolario secondo la loro intima visione del mondo hanno praticato mentalmente questa operazione.

 

Ma Dada ha un significato più generale. Non vi è nessun campo in cui non si estenda la sua influenza negativa. In realtà Dada è uno stato di spirito assurdo a cui nulla sfugge. "I veri dada sono contro Dada" e, infatti, chi non trotta sul suo dada all'ora presente? Francofilia, germanofobia non sono che delle variazioni di Dada allo stato positivo. Dada ha sperimentato tutto e non nulla ha potuto soddisfare il suo bisogno di diversità.

 

Dada è un microbo vergine

Dada è contro il carovita

Dada

Società anonima per lo sfruttamento delle idee

Dada ha 391 atteggiamenti e colori diversi secondo il sesso del presidente.

Si trasforma-afferma- sostiene allo stesso tempo il contrario- senza importanza- grida- pesca con la lenza

Dada è il camaleonte del cambiamento rapido ed interessato

Dada è contro il futuro. Dada è morte. Dada è idiota.

Viva Dada. Dada non è una scuola letteraria urla

 

 

Tristan Tzara.

 


 

L'idiozia pura è la panacea universale. Gli atti ragionevoli non procurano che degli inconvenienti. È ciò che permette a Tristan Tzara di concludere: "Sottoscrivete Dada il solo prestito che non apporta nulla".



Paul NEUHUYS

 

 


  Un mio video su Tristan Tzara dal mio canale You Tube

 


 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

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27 ottobre 2009 2 27 /10 /ottobre /2009 19:18
 
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Francis Picabia non pensa alle realizzazioni. Impiega nel distruggere tutta una esatezza sistematica. Si cercherebbe invano, inoltre, un'assenza più completa del senso morale.

 

È nel turbamento consecutivo all'amore che Francis Picabia cerca a formarsi una concezione dell'umanità spogliata di ogni illusione

 

Leggete il mio libricino

dopo aver fatto l'amore

davanti al camino di gomma

 

Chiama questo libricino: Pensées sans langage [Pensieri senza linguaggio]. Perché non vuole essere ingannato dalle parole.

 

Non distingue più i valori. Amore, arte, religione: reazioni chimiche. È un dadaismo fisiologico. Il cuore somiglia alla prostata, il ventre al cervello. E Francis Picabia dira:

 

Gli avvenimenti della mia vita

accadono nella salsa

delle pulsazioni del mio cuore

 

In La Fille née sans mère [La Figlia nata senza madre], poesie accompagnate da disegni, si dedica a vedere funzionare il meccanismo erotico. Considera il desiderio come la sola realtà e cosa non molto importante in sé annette fede oltre allo zoide seminale.

 

La vita, secondo Picabia, non è un "cavolo alla crema", è "una vecchia scatola musicale" che emette sempre lo stesso ritornello. In quanto al prezzo che annette alle conoscenze umane? Gli uomini pensano, egli dice, "in libero cinese".

 

Francis Picabia prova un piacere innocente a lanciare delle palle malleodoranti nelle scuole e nelle accademie. L'odore dei cadilati non sembra disturbarli.

 

In  Jésus-Christ Rastaquouère  [Gesù Cristo Rastacuero], la filosofia disincantata di Picabia sembra voler per un momento uscire dalla sua incoerenza. Ma se Picabia si spiega un po' più chiaramente del solito, è per voltare come un guanto il senso comune. Il suo spirito volontariamente disorientato si diverte a rovesciare la scala dei valori. "Sono le parole ad esistere, dice, ciò che non ha nome non esiste". E per non so quale dispetto metafisico si esercita con un'abilità da prestidigitatore a giocare con destrezza con le locuzioni tradizionali:


 

Non dò la mia paola d'onore che per mentire

Barate dunque, ma non nascondetelo!

Barate per perdere, mai per vincere, perché quello

che vince si perde egli stesso, ecc.

 

e riassume la sua opinione sulla vita sotto forma di una breve storia, "la storia di un uomo che masticava una pistola!"

 

Quest'uomo era già vecchio, dalla sua nascita si dedicava a questa strana masticazione; in effetti la sua arma straordonaria doveva ucciderlo se si fosse arrestato un istante; eppure era consapevole del fatto che un giorno, irrevocabilmente, la psitola avrebbe sparato e lo avrebbe ucciso; tuttavia, senza stancarsi, continuava a masticare...

 

Francis Picabia, per quanto strano sembri, è un poeta tragico.

 

Paul NEUHUYS

 



 

[Traduzione di Elisa Cardellini]


 

LINK al post originale:

Francis Picabia, poète tragique


 

LINK pertinenti alla tematica trattata:

Al Tempo dell'Occhio Cacodilato, 01

 

 

LINK ad un mio video su Picabia dal mio canale You Tube:

 

 


 

 

 

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21 ottobre 2009 3 21 /10 /ottobre /2009 22:10
Dal simpatico blog, Ca ira!, che trae il suo nome dalla famosa rivista belga di lingua francese aperta alle avanguardie artistiche e letterarie e che ospitò molti scritti di Clément Pansaers, abbiamo scoperto dei brevi scritti di un importante scrittore e critico letterario, Paul Neuhuys (1897-1984), dadaista egli stesso e tra i fondatori della rivista.





 
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La pleiade Dada (1921)

di Paul NEUHUYS

 

eluard01

 

Così sono coloro i quali costituiscono la pleiade Dada. Però è scomodo essere dimostrativi di fronte a Dada, perché Dada è un ritorno alla vita disorganizzata, attraverso un modo espressivo spoglio di ogni abitudine verbale. Dada vive di onomatopee.

 

Nell'antichità si diceva di coloro che avevano sollevato il velo dei fenomeni fisici che essi avevano veduto il grande dio Pan. Gli sconvolgimenti della nostra epoca che hanno lasciato apparire una soluzione di continuità nell'evoluzione dell'umanità hanno fatto scaturire una letteratura panica. Senza dubbio Dada è un movimento pessimista. Ma il suo pessimismo è fondato sul pericolo delle ambizioni umane. È in La Rochefoucauld ed in Schopenhauer che bisogna cercare i preliminari di un'intesa internazionale. Dada è il solo legame possibile tra gli uomini, poiché il suo principio fondamentale consiste nel non avere ragione in nulla. Disconoscere Dada è disconoscere il proprio tempo. In un secolo in cui Lenin fallisce dopo Wilson, Dada non ha nulla che debba meravigliarci. I dada perdono deliberatamente piede. Ma se sono idioti non sono stupidi. Non dicono nulla per ridere e non prendono nulla sul serio.

 

Dada è una filosofia. Dada è una morale. Dada è un'arte, l'arte di essere simpatico in un tempo in cui ogni superiorità è diventata insopportabile e dove ogni grandezza umana sembra una facezia.

 

Dada è il fiore delle rovine, non il fiorellino blu dell'ottimismo che i poeti vogliono cogliere tra le rovine di una civiltà, ma un'azalea che piuttosto che implorare una pioggia di sangue cerca di abbeverarsi di siccità.



Paul NEUHUYS

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 


LINK:
La pléiade Dada

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Presentazione

  • : DADA 100
  • DADA 100
  • : In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
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  • Elisa
  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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