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26 dicembre 2013 4 26 /12 /dicembre /2013 20:01

Cinquantenario della morte di Tristan Tzara

TZARA.jpg


Il 25 dicembre, in una riprovevole indifferenza, è stato il cinquantenario della morte di Tristan Tzara (16 aprile 1896 – 25 dicembre 1963), cofondatore del movimento Dada. Non è che in questa qualità che il suo nome ha acquisito uno statuto da icona. La sua opera resta tuttavia superbamente ignorata (se non negli ambienti accademici, e non del tutto). Paul Neuhuys (16 settembre 1897 – 16 settembre 1984) fu il primo critico nel Belgio francofono a porre in risalto l’importanza di Tzara e di Dada.

Ecco due citazioni di Paul Neuhuys, in omaggio a Tzara.

 

Henri-Floris Jespers

 

*

 

È Tristan Tzara che si deve citare a capo del gruppo dada il cui movimento ricopre un carattere internazionale. Dada non propugna nessuna forma artistica. Dada rivendica l’idiozia pura. Non dimentichiamo che i dadaisti hanno spogliato le parole del loro carattere usuale e quest’ultimo non potrebbe dunque avere che un senso peggiorativo. Ciò sta a significare che Dada non procede per le vie abituali della ragione. Dada è un disorientamento radicale del senso comune. A questo proposito i dadaisti dispiegano una vera ingegnosità nell’essere idioti.

 

Essi evitano con cura tutto ciò che non è in inversione diretta con, ciò che abbiamo l’abitudine di considerare moralmente come dei valori. Liberarsi da ogni acquisizione intellettuale allo scopo di non ingannarsi da sé, questo è l’obiettivo perseguito da Dada. Per rovesciare il nostro modo di vedere, i dadaisti modificano il nostro modo di parlare. Essi vogliono scollare le parole agglutinate attraverso l’uso e che si attraggono tra di loro così come la limatura aderisce alla calamita. Tristan Tzara in uno dei suoi manifesti ci prescrive questa divertente ricetta:

 

Per fare una poesia dadaista

Prendete un giornale

Prendete delle forbici.

Scegliete in questo giornale un articolo della lunghezza che

Contate di dare alla vostra poesia.

Ritagliate l’articolo

E mettetelo in un sacchetto.

Agitate delicatamente.

Tirate fuori un ritaglio dietro l’altro nell’ordine in cui

Sono usciti dal sacchetto.

Copiate coscienziosamente.

La poesia vi assomiglierà.

Ed eccovi scrittore infinitamente originale

E di affascinante sensibilità,

Benché incompreso dal volgo.

 

 

Attiro la vostra attenzione su questa frase: “La poesia vi somiglierà”. Tristan Tzara ha ragione. Attraverso questo procedimento le parole avranno acquisito un valore intrinseco. Nuovi rapporti si disegneranno tra di loro. Avrete creato il vuoto e scoprirete più facilmente la parte inconscia che determina le vostre azioni. D’altronde tutti gli scrittori che hanno voluto crearsi un vocabolario secondo la loro intima visione del mondo hanno praticato, mentalmente, questa operazione.

 

Ma Dada ha un significato più generale. Non vi è campo in cui non si estenda la sua influenza negativa. In realtà, Dada è un o stato di spirito assurdo al quale nulla sfugge. “I veri dadaisti sono contro dada” e, in effetti, chi non ondeggia sul suo cavalluccio a dondolo nell’ora presente? Francofilia, germanofilia non sono che delle variazioni da Dada allo stato positivo. Dada ha sperimentato tutto e nulla ha saputo soddisfare il suo bisogno di diversità.

 

 

Dada è un microbo vergine

Dada è contro il carovita

Dada

società anonima per lo sfruttamento delle idee

Dada ha 391 atteggiamenti e colori diversi a secondo del sesso del presidente.

Si trasforma – afferma – dice allo stesso tempo

Il contrario – senza importanza – grida – pesca alla lenza.

Dada è il camaleonte del cambiamento rapido e interessato

Dada è contro il futuro. Dada è morto. Dada è idiota.

Viva Dada. Dada non è una scuola letteraria urla

 

Tristan Tzara.

 

L’idiozia pura è la panacea universale. Gli atti ragionevoli non procurano che degli inconvenienti. È questo che permette a Tristan Tzara di concludere: “Sottoscrivete Dada il solo prestito che non dà nulla”.


Paul NEUHUYS


(Ça ira, n° 14, 1921, pp. 59-60)

 

 

*

 

 

Tristan Tzara dà una conferenze ad Anversa sulle maschere negre e l’efficacia dei feticci. Conferenza lunga come rue La Fayette. Vado a stringergli la mano dopo la sua discussione e gli ricordo l’epoca eroica dei manifesti dada. Gli ho chiesto se dada era la maschera dell’erudizione o se l’erudizione era la maschera di dada. Non si può restare dada per tutta la vita, mi ha risposto, - il che è molto giusto -, Dada era stato “il diritto all’arbitrario”. La gaia scienza e il buon piacere. Intermittenza del cuore e dello spirito.


Paul NEUHUYS

 

(Mémoires à dada, Bruxelles, Le Cri, 1996, Coll. Les Évadés de l'Oubli, pp. 127-129).



[Traduzione di Elisa Cardellini]



LINK al post originale:
Le cinquantenaire de la mort de Tristan Tzara

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Published by Elisa - in Testimonianze
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  • : DADA 100
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  • : In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
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  • Elisa
  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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