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5 luglio 2010 1 05 /07 /luglio /2010 21:35

Con questa categoria "Scritti da riviste dada" ci riproponiamo di far conoscere, in una traduzione speriamo adeguata, quegli scritti minori, e a maggior ragione del tutto sconosciuti nel nostro paese, degli autori dadaisti che comparvero nelle riviste storiche del movimento. Cercheremo di scegliere tra i più interessanti di essi, che si tratti di poesie, brevi opere teatrali, racconti, scritti teorici, non importa.

Iniziamo con un singolare lavoro teatrale scritta a tre: Breton, Desnos e Péret, intitolata "Comme il fait beau!" e che abbiamo tradotto con Ma che bel tempo! Questo breve scritto apparve sulla rivista per eccellenza del movimento dada parigino e cioè Littérature edita sin dal marzo del 1919 a Breton, Aragon e Soupault e che per meglio contrassegnare la propria svolta verso l'avanguardia ricominciò la propria numerazione nel marzo del 1922 dando luogo alla nuova serie dichiaratamente dadaista.

L'opera è significativamente dedicata a Max Ernst, il dada tedesco ammirato dai parigini il quale fece conoscere loro la tecnica del collage con cui molte delle prime opera dadaiste francesi furono scritte da singoli o più autori. È chiaro che anche altre tecniche che proprio a quell'epoca i dadaisti parigini andavano collaudando possono anche essere state usate dalla scrittura automatica ad un antenato del "cadavre exquit", non escludendo, anzi, quella del cosiddetto "sommeil", lo stato di trance in cui sembra che proprio Desnos eccelleva. Il tutto supportato dalla grande carica di umorismo che non è mai mancato a questo movimento e che fa sì che spesso in traduzione vadano persi gli innumerevoli doppi sensi.

Molto interessante in questa prima parte tradotta, il cosiddetto albero genealogico che appare ad inizio dell'opera e che è un abbozzo ad una vera e propria ricerca dei propri antenati da parte dei dadaisti, vi compaiono non a caso, tra altri volutamente provocatori, i nomi di Sade, de Chirico, Cravan, Vaché, Lautréamont, Henri Rousseau, Roussel, Apollinaire, Freud, Rimbaud, Jarry.

 

 

 

 

 

  COMME IL FAIT BEAU!

 

 

 

 

 

 

 

Breton, Littérature, 9, 1923, n.s.Copertina della rivista dadaista parigina Littérature. Fondata da Breton, Soupault, Aragon nel 1919.

 

 

 

 

 

 

 

Breton--06.jpg

Pagina iniziale dell'operetta teatrale Comme il fait beau!, tratta dalla rivista Littérature, organo del movimento dada di Parigi.

 

 

 

  

 

 

 

MA CHE BEL TEMPO!

 

 

                                                                                                                                     A Max Ernst.

 

 

 

 

 

 

Nella foresta tropicale. A destra l’albero genealogico lascia vedere l’albero a molla che sale e scende durante tutta la scena. Un banyan occupa tutta la sinistra. Enormi pensieri da ogni parte. Uno specchio è posto sul fondo.

 

 

Due scimmie, un insetto-foglia. All’alzarsi del sipario la prima scimmia completa con il gesso l’albero genealogico sul quale figurano un certo numero di nomi: Sade, Nouveau, Chirico, Cravan, Hegel, Vaché, Lebaudy. Sotto dettato della seconda scimmia lo si vede riempire le insegne vuote: Lautréamont, Henri Rousseau, Roussel, Nerone, Apollinaire, Mongolfier, Freud, Rimbaud, Galileo, Jarry, Marat, Robespierre, Colombo, Fantomas, Deschanel, Rosa Josepha ed infine Silexame. Fatto ciò, la prima scimmia scende precipitosamente dall’albero genealogico e si accovaccia al suolo.

 

 

SECONDA SCIMMIA. –Ho una mano che non ha peli, ho una mano che non ha peli (le due braccia estese) è più grande dell’altra. I frutti, non è vero, non c’è modo di prenderli: non si staccano dagli alberi e quando ci si appoggia sopra, ci si accorge che sono sonori. (Agitazione). C’è dell’acqua negli alberi; c’è dell’acqua. L’aria è pesante, è come una cosa, è quasi come una cosa liquida.

 

 

 

L'insetto-foglia, rimasto sino ad allora invisibile, scende a terra.

 

 

PRIMA SCIMMIA. –Fai attenzione alla grande faccia bianca perché la grande faccia bianca gira e può schiacciare le mani. Quando passa, i sessi sono attratti da esse ed ha il potere di trasformare l’aria in sabbia.

 

 

L’INSETTO-FOGLIA. –Vedete come sono bella con la mia veste mica a microbi.

 

 

PRIMA SCIMMIA. –La sabbia è ovunque, ovunque. Gli alberi diminuiscono. La sabbia sale. Sento il mio sesso che si dilata, si dilata. Non è più che un punto. Sparisce come una nuvola. (piange).

 

 

SECONDA SCIMMIA. –È perché si appende per la coda che è nella sabbia.

 

 

L’INSETTO-FOGLIA. –Grandi parti di tempo crollano sulle carte mute come delle carpe. (Silenzio).

 

 

 

 

Un enorme verme attraversa la scena e sparisce.

 

 

                                                (Silenzio).

 

 

L’INSETTO-FOGLIA. -In amore tutto vuol dire ruga.

 

 

IL FORMICHIERE (entra gridando). –Ve lo chiedo forse per la millesima volta: non spiegatemi la natura delle cose.

 

 

IL CANGURO (entrando). –Anche per me è lo stesso. Cosa volete che vi dica quando mi si racconta una storia così: “Il Presidente di Gourges ha fatto arredare alla Signorina Baligny-Fontaine una sala in damasco cremisi. Ma lei non ha nulla di più bello delle sue braccia di camino: il suo fuoco è d’oro. Il cielo del suo letto è di ghiaccio. Non vorrebbe mai dormire per quanto piacere prova nel vedersi. Delle ghirlande recano quest’iscrizione: ‘Fai il bene’, non si sa se sia un precetto d’amore o del Vangelo”.

 

 

L’INSETTO-FOGLIA. –Dalla miseria isterica vedete sorgere le parole storiche.

 

 

PRIMA SCIMMIA. -Ecco un ben strano animale (indica il banyan). Ha l’aspetto di un fascio di rami ritorti che si estenderebbero all’infinito. È viola pallido. Non so il suo nome ma quest’animale è molto triste perché ha perso il suo sole. Non ha di che rimpiangerlo eppure, il suo sole: era un sole di felce. Ripete tutto il tempo: “Ho perso il mio sole”. Comincia ad infastidirci.

 

 

IL RAGNO (entra e si arrampica sull’albero a molla). –Come il banyan la società intera non è che un insieme di solidarietà che si incrociano.

 

 

IL CANGURO. –Ho letto questa mattina nel Times che il conte di Rochefort ha dato quindici luigi alla grande La Croix. A mio avviso è pagare troppo caro una deposizione dalla croce. Ha egli stesso ammesso che essa avrebbe dato da poppare, come le negre, da dietro le sue spalle.

 

 

IL FORMICHIERE. –Non scambiate i limoni per delle uova né i semi di limone per altre uova. Non scambiate i frutti per degli occhi.

 

 

PRIMA SCIMMIA. –Piccione vola!

 

 

SECONDA SCIMMIA. –Crisi vola!

 

 

PRIMA SCIMMIA. –Rosso vola!

 

 

SECONDA SCIMMIA. –Dio vola!

 

 

PRIMA SCIMMIA. –Suicida vola!

 

 

SECONDA SCIMMIA. –Dente vola!

 

 

PRIMA SCIMMIA. –Vulcano vola!

 

 

SECONDA SCIMMIA. –Unito vola!

 

 

PRIMA SCIMMIA. –Seno vola!

 

 

SECONDA SCIMMIA. –Ostia vola!

 

 

PRIMA SCIMMIA. –Polo vola!

 

 

SECONDA SCIMMIA. –30 febbraio vola!

 

 

PRIMA SCIMMIA. –Necessità vola!

 

 

 

 

Un enorme bozzolo bianco arriva rotolando e si immobilizza in mezzo alla scena.

 

SECONDA SCIMMIA. –Sporcizia vola!


PRIMA SCIMMIA. –Sergente vola!


SECONDA SCIMMIA. –Sepoltura vola!


PRIMA SCIMMIA. –Non so cosa vola!


IL FORMICHIERE. –Ve lo chiedo forse per la millesima volta! Non spiegatemi la natura delle cose.


IL RAGNO. –Puh! Lo stupido animale che non pensa che a mangiare, bere e dormire.


L’INSETTO-FOGLIA. –Ahimè! Tutto mi impedisce di dormire. Le radici mi danno delle coliche, le sardine crisi nervose. Se fumo una sigaretta, passeggio sonnambulicamente sui tetti. Impossibile bere un cocktail senza essere colpito da amnesia. Credete forse che possa vendicarmi subito? Ebbene no, il latte mi rende mistico. Sono così impressionabile! Non posso guardare il mare dove riposano tante brave persone senza essere portato a lasciarmi schiacciare tra due foglietti delle “Lusiadi” che il vento gira sulla barriera corallina. Non posso vivere nei distretti minerari senza sostenere, per mezzo di una canna, le mie forze manchevoli. Statue di cristallo o di zolfo, l’immobilità di cui la vostra vista mi colpisce è forse più assoluta della vostra. Cammino in una perpetua vertigine da quando ho incontrato una donna. Non appena mi guardo in uno specchio, piango tutte le lacrime del mio corpo.


PRIMA SCIMMIA. –Per la vostra emofilia, fatevi le iniezioni di gelatina, ma abbiate cura di sterilizzare a 120° per evitare il tetano.


SECONDA SCIMMIA. –Non dimentichiamo che la più nobile poesia è nata dal dolore; che la sofferenza umana ci ha valso la pietà, la tenerezza; che il dispiacere ci ha spesso costretti, sia ad late riflessioni sia all’attività salutare. Non dimentichiamo neanche che il cervello dell’uomo non percepisce che le differenze, e che una gioia che non finisse rimarrebbe inavvertita. È quando comincia a venire o quando cessa di essere che gustiamo la nostra felicità. E capisco il cavaliere Tannhaüser a cui le perpetue delizie del Venusberg non procurano altro che noia e che chiede di andarsene a soffrire e lavorare come gli altri.


L’INSETTO-FOGLIA. –Gatti pieni di pulci, quando darete dei cappelli ai papua?

 

Il bozzolo si fende in senso verticale. Ne esce una grande farfalla che batte le ali per un istante e sparisce per far posto ad un grande lume a petrolio accesa. La farfalla è accolta dai sospiri di tutti gli animali. Non appena è sparita la lumaca, l’insetto-tibia ed il rinoceronte fanno il  loro ingresso.

 

SECONDA SCIMMIA. –Questo qui sente di cattivo. È fastidioso quest’odore. Quale impudicizia!


L’INSETTO-TIBIA. –Se sento, è per meglio parlare, ma ciò che dico è senza calore e me ne vado, fuggo perché un’immensa rondella scende dall’alto del sole. Sicuramente il sole cadrà su di essa.


IL CANGURO. –La signorina Cornu ha cambiato pelle: ha debuttato con quella di una mulatta; e sono attualmente dei gigli per questo delle rose per quest’altro. La lavandaia ne trova persino nella sua biancheria.


L’INSETTO-TIBIA. –Sono colui che suona, colui che suona, colui che non udrete perché nelle vostre orecchie si agitano i soliti serpenti. Perché vi imbarazzate dei serpenti mentre sarebbe così bene ascoltarne i respiri? (Esce).

 

Tutti gli animali fanno cerchio intorno alla lanterna, l’insetto-foglia si lancia sul vetro della lanterna; oscurità, grida di spavento, silenzio, poi in una luce soffusa apparizione del Piede, la pianta rivolta verso il pubblico. Il rinoceronte dà dei colpi con il suo corno, dal basso verso l’alto, lungo la faccia interna del piede. L’alluce si flette lentamente. Riprende la sua posizione normale dopo la partenza del rinoceronte. La lumaca, viene allora a porsi davanti al piede.

 

LA LUMACA. – I. In origine il morso creò il tabacco e l’antracite.

II. Il tabacco era informe e glabro. Le fumate ricoprivano la faccia dei passeggiatori e lo spirito del morso aleggiava sull’alcool.

III. Ora il morso disse: “Che i piombi saltino! Ed i piombi saltarono.

IV. Il morso vide che i piombi ridevano e separò i piombi dalle fumate.

V. Diede ai piombi il nome di amore e alle fumate il nome di odio. E della sera e del mattino fu l’ultimo amore.

VI. Il morso disse anche: “Che la bocca sia fatta in mezzo all’alcool e che separi l’alcool dall’alcool”.

VII. Ed il morso fece la bocca e separò l’alcool che era nella bocca di colui che era al di fuori della bocca. E così fu.

VIII. Ed il morso diede alla bocca il nome di bacio. E della sera e del mattino fu l’ultimo amore.

IX. Il morso disse ancora: “Che l’alcool che è sotto il bacio si raduni in un sol luogo e che l’elemento arido sparisca”. E così fu.

X. Il morso diede all’elemento arido il nome di antracite e chiamò giuramento tutti gli alcool radunati. E vide che ciò era bene.

XI. Il morso disse ancora: “Che l’antracite distrugga la bandiera rossa che esce dalla guaina e le fogne che portano la loro sete in se stesse, ognuna a modo suo. Ed il morso vide che ciò era bene.

XIII. E della sera e del mattino fu l’ultimo amore.

XIV. Il morso disse anche: “Che delle lingue di piombo siano fatte nella bocca del tabacco affinché esse separino l’amore con l’odio e che esse servano da imbuto per mischiare i desideri ed i capricci, gli amori e le passioni;

XV. Che rilucano nella bocca del tabacco e che esse colorino l’alcool”. E così fu.

XVI. Il morso fece dunque due grandi lingue di piombo. Una più grande per presiedere l’amore e l’altra più piccola per presiedere l’odio. Fece anche dei denti.

XVII. E li mise nella bocca del tabacco per splendere sull’antracite.

XVIII. Per presiedere sull’amore e sull’odio, e per separare il piombo dalle fumate. Ed il morso vide che ciò era bene.

XIX. E della sera e del mattino fu l’ultimo amore.

 

La lumaca si ritira. Forte rumore di motore. Il piede sparisce cedendo il suo posto ad un giroscopio in movimento. Quest’ultimo finisce con il cadere e con lo sparire a sua volta.

 

IL FORMICHIERE. –Ve lo chiedo forse per la millesima volta: non spiega temo la natura delle cose.


IL RAGNO. –Sotto questi alberi alita un vento di poesia assolutamente irrespirabile. L’abilità dell’artista che lotta contro la natura sforzandosi di riprodurla somiglierà sempre a quella di quell’uomo che faceva passare le lenticchie da una piccola apertura ed a cui Alessandro, per ricompensare la sua arte, fece consegnare uno staio di lenticchie.


IL RINOCERONTE. –Se questo vento vi soffoca, fate come me. Conosco vicino a qui una piccola palude molto felice (Esce).

 

Apparizione della madrepora (canta):

 

Le scommesse tenute con il contagocce

Raggirano le bandiere dell’istmo

Sul sole con le macchie degli abati

L’imbuto pone le labbra

 

Con criminale attenzione

Sostieni le carte dello stato maggiore

Spingiamo sulla pera di velluto

E si invola dai tumuli trivellati

 

Il marciapiede nasconde le nevi

Promesse all’equatore

Delle scatole di battesimo girevoli

 

Senza rumore sui tappeti di tapioca

I mercati si offuscano pulegge

Di carezze per i vecchi venti


 

La madrepora è sostituita da un cavallo.

 

L’INSETTO-FOGLIA. –Cavallo fiore dei miei nervi, in quale canale ti bagni per diventare verde?

 

Il cavallo sparisce. Al suo posto una testa gigantesca si tiene in equilibrio a terra. Silenzio, gli animali danno segni di nervosismo: il ragno fugge, l’insetto-foglia riprende il suo posto precedente, il canguro salta a destra e sinistra, tutte le foglie cadono, comprese quelle dell’albero genealogico ed il formichiere le spazza con la coda. Solo l’insetto-foglia rimane sospeso ad un ramo sino alla fine della scena. La prima scimmia si lascia cadere sul ventre, le braccia a croce, e rimane immobile. Il secondo si nasconde dietro un albero.

 

SECONDA SCIMMIA. –Ooooooh, cos’è? Oooh, si direbbe un canto di rana. E questa forma che si disegna, è come se fosse riflessa. Andiamo, su, ecco che il fascio di rami rientra nel suolo. Che sabbia!


IL CANGURO. –Le ragazze si lamentano: tutte le gonne invernali sono in pegno per avere del taffettà.


SECONDA SCIMMIA –Ah! La sabbia, la sabbia, l’aria è piena di sabbia. Ah! L’aria è piena di sabbia. Non si riesce più a respirare. Non si sente più che la grande respirazione (grande vento). Ho forse delle spine nelle vene? Non riesco più a respirare. La sabbia. Ecco che gli alberi si liquefanno.


L’ORSO BIANCO (attraversa la scena correndo). –L’ho visto fuggire dai grandi cadaveri polari dai tutti i futuri non compiuti. Viene verso di noi con tutta l velocità delle sue bracciate ondulatorie con nelle sue labbra la sola particella ammirevole dei seni di Venere ed il seme che fa sì che Minerva s’inquieti.


L’INSETTO-FOGLIA. –Qualcosa come una grande anemone sulla quale risplendono i tre colori composti e che è trapassata al suo centro da una gamba umana. (Silenzio). La grande anemone (voce ansimante) sfugge a nuoto dalla sua gabbia sottomarina ed il suo corpo porterà i profumi del nord.


IL CANGURO. –Il macellaio Colin intrattiene la signorina Pelin sulla carne: richiede sempre della culotte.


SECONDA SCIMMIA. –Ma sento odore di peli, di peli che mi sfregano il volto, pungenti. Oh! Ancora. Mi strappano le membra, mi strappano le membra, mi strappano le unghie. Le mie dita, cosa fanno alle mie dita, cosa fanno alle mie dita, cosa fanno alle mia dita? Mi tagliano la pelle. La grande respirazione. Mi tagliano la pelle. Mi strappano i nervi. Chi mi strappa i nervi? La grande respirazione fa delle frecce con i miei nervi! E sempre la sabbia. Non vedo che una cosa appuntita, delle punte che avanzano verso me, che mi entrano nel petto. Oh! Vedo la forchetta, ha un respiro terribile. Nessuno ha l’aria di sapere chi sia. Ah! Il fascio dei rami grida. Quando l’aria esce dai suoi polmoni è sabbia e quando respira si sente la pelle che si stacca dal corpo, la pelle che se ne va. Oh! Il mio corpo si è aperto come una porta. Ooooh, mi strappano lo stomaco. I miei intestini fuoriescono. Oooh, le mie costole si spezzano, sto per morire. (cade come la prima scimmia).

 

Una voce dietro le quinte recita:

 

LA GRANDE ODE AL SILEXAME

 

FUTURA MINERVA

 

La salute virginale dei fiori senza atmosfera è terminata infine oggi 31 marzo 1924.

 

Nel museo della città natale di tutti i poeti le statue antiche sono di zucchero candito. Ma i poeti non si divertono a succhiare i falli di zucchero candito. È te che amano, Silexame, te di cui non si è mai potuto conoscere la natura, Silexame, Silexame, Silexame, Silexame. Se dovessi compararti a cose comuni direi che sei simile a quei prodotti farmaceutici dai nomi soavi: Silexame histogenol, Silexame urodenal, Silexame ermafrodita, Silexame esametillenetetramina, Silexame dietilmalonilurea. Ma nel cuore delle amanti di questi poeti sdegnosi dello zucchero candito c’è:

Un oceano di cloroformio che ha la proprietà di trasformare in bronzo il pancreas dei navigatori defunti. Ma il pancreas, quest’organo di cui dei medici riuniti nei concili religiosi hanno snaturato la portata sociale, non potrebbe accontentarsi delle massime morali che sono state poste sotto il suo nome in catechismi chiamati manuali di storia naturale. Il pancreas dei navigatori, come il pancreas dei poeti, è un blocco di ghiaccio che non si scioglie al calore e che non riflette il viso delle donne. Questo poeta sconosciuto dai popoli neri, questo poeta sconosciuto dalle tribù bianche, questo poeta sconosciuto dagli astronomi, compose, verso il terzo periodo terrestre del sole, la canzone del pancreas di bronzo dei poeti e dei navigatori che non riflette né il viso delle donne né il grado X+1 del termometro centigrado:

“Dormire salute buongiorno. È la canzone del pancreas, salicilato orribile ricordo tutti i profumi sono dei singhiozzi nelle cittadelle dei vostri cervelli. Ci tufferemo più lontano dei blocchi di bronzo. Silexame, Silexame, tu che non sei né la causa né risultante, tu che snaturiamo chiamandoti nulla perché sei anche meno di nulla, meno che meno di nulla ed anche meno che meno che meno di niente. Ispirami la canzone dei pancreas di bronzo. Fiammifero occhio di platino, bello sguardo bella piscina, tutti i filantropi sono morti assassinati da altri filantropi. Ma questi altri filantropi sono stati assassinati dai primi. Non gridate al paradosso, le vergini non hanno pancreas, le donne nemmeno di conseguenza. Ma gli uomini vergini hanno un pancreas e gli altri non ne hanno. È per questo che i poeti ed i navigatori sono vergini ed è per questo che i Silexame sono l’amore dei navigatori e dei poeti”.

Tra il 13° grado di latitudine nord ed il 26° grado di longitudine si trova il gioco di carte dei maelström cosmici. Sul suo cuore il poeta moderno non pone dei marchi di fabbrica.

Il Silexame nella sua tasca, il Silexame al posto del cuore, il Silexame al posto degli occhi, il Silexame al posto dei sensi, il Silexame al posto dei ricordi, il Silexame al posto del sesso, il Silexame al posto dell’ombellico. Se ne va sulla piccola strada se consideriamo la sua larghezza, sulla grande strada se consideriamo la sua la sua lunghezza.

In verità Silexame sei una bella cosa, ma questa ode è degna di te?


Silenzio.

 

Dal fondo della testa sorge Silexame (dalla testa di forchetta, il corpo a conchiglia, braccia ricoperte di foglie. Non lo si vede che allo specchio.

 

SIPARIO

  

 

 

 

 

 

 

 

 

André Breton, Robert Desnos e Benjamin Péret.

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 

 

 

 

LINK all'opera originale:
Comme il fait beau!

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  • : DADA 100
  • DADA 100
  • : In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
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  • Elisa
  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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