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18 dicembre 2012 2 18 /12 /dicembre /2012 07:00
Facciamo arte per guadagnare soldi

e carezzare i bravi borghesi? 

tzara--.jpg
 Dada, surrealismo e dinamica della demoralizzazione 


 

di Frédéric Thomas
 
Con quest'articolo vorrei contribuire alla riflessione sui legami tra Dada ed il politico. Il mio studio si concentra sull'impresa della "demoralizzazione ascendente" orchestrata, a Parigi, da Dada ed il surrealismo. La posta è doppia: da una parte, analizzare una delle fonti maggiori dell'avvicinamento poi della rottura tra i futuri surrealisti, e, dall'altra parte, mostrare, a livello organico, la carica politica di cui era portatore Dada in Francia.

 
Uno spazio saturato dalla guerra e la rivoluzione russa

Gli inizi di Dada non erano gli inizi di un'arte, ma quelli di un disgusto

Tristan Tzara


tranchee-mort.jpgAll'inizio, c'era la guerra, il disgusto della guerra. Sembra oggi un truismo dire che Dada è nato dalla Prima Guerra Mondiale. Conviene comunque afferarne tutto il suo furore e lo scandalo che rappresentò. E per fare ciò, bisogna ritornare in modo meno astratto su quella carneficina, sui 9 milioni di vittime, i feriti, gli invalidi e le imbottiture di cranio. Audoin-Rouzeau e Becker hanno tentato, nel loro saggio 14-18, retrouver la Guerre [14-18], ritrovare la guerra] di rendere conto meglio del livello di violenza di ciò che furono quei 4 anni: "in media, e per non considerare qui che le due potenze maggiormente colpite, quasi 900 Francesi e 1300 Tedeschi sono morti ogni giorno tra il 1914 ed il 1918. Si tratta sicuramente di medie che nascondono delle disparità considerevoli tra gli anni, così come tra periodi calmi e fasi offensive" [1]. Essi mostrano inoltre, il sincretismo politico e religioso all'opera, in ogni paese; la giustificazione della guerra ha preso la forma di una nuova "crociata" in cui la posta è la lotta tra la civiltà e la barbarie. È quest'ordine morale che Dada intende far andare a pezzi.

Ca-Ira-16.jpgSe è difficile datare la fine del movimento, l'insieme degli studi si accordano nel vedere nel 1921, se non la sua fine, per lo meno la sua cancellazione (o congiunzione con altre correnti). Infatti, le ultime grandi manifestazioni dadaiste tedesche datano al 1920; il "processo Barrès", durante il quale si operano le prime divisioni tra dadaisti e surrealisti, si svolge nel maggio del 1921; e, alla fine dell'anno, Clément Pansaers, Belga vicino a Dada, fa apparire un numero speciale di Ça Ira!: "Dada, sa naissance, sa vie, sa mort" [2]. Ad ogni modo, durante delle conferenze che egli pronuncia in Germania, nel settembre del 1922, Tzara dichiara: "Il primo che abbia dato le sue dimissioni dal movimento Dada sono io" [3].

jacques_vache.jpgLa durata di vita di Dada sarebbe dunque stata ben corta - 6 anni: dal 1916 al 1922 - e corrisponde all'energia caotica del movimento, al suo rifiuto di istituzionalizzazione ed alla sua volontà, molte volte sostenuta, di "abolire il futuro". Ma corrisponde anche, più ampiamente, ad un periodo rivoluzionario. Dada è nato nel momento della battaglia di Verdun e mentre si manifestava un certo logoramento della guerra, e si spense negl'indomani disincantati dello schiacciamento della rivoluzione tedesca. C'è qui, più che una coincidenza. Ciò sembra evidente per Dada in Germania, che ha assunto un carattere nettamente politico e rivoluzionario. Ma ciò lo è egualmente, benché in modo diffuso e più sfasato, per Dada a Parigi. L'orizzonte di Dada è quello della guerra e della rivoluzione, compreso tra la morte di Apollinaire, due giorni prima dell'armistizio, e la sconfitta dei tentativi operai della presa del potere in Europa; sconfitta a cui è dedicato il III Congresso dell'Internazionale nel giugno del 1921. Di ciò, Breton aveva intuizione, lui che, in una lettera del gennaio del 1919, tra due date di ritaglio di giornale, intercala la morte del suo amico Vaché


  

"31 LUGLIO 1914: JEAN JAURES
? gennaio 1919: Jacques Vaché
16 gennaio 1919: Karl Liebnecht".

Marguerite Bonnet commenta molto giustamente: "giunzione sorprendente e ad ogni modo sugestiva perché fa di quella fine (la morte di Vaché) un evento della storia allo stesso titolo della guerra e della sconfitta del movimento spartachista, e di quella figura l'equivalente di due uomini morti per le loro idee, assassinati per aver voluto cambiare il mondo" [4].  
 
 
 
Dada all'assalto di Parigi

Dio può permettersi di non aver successo: Dada pure
Tristan Tzara

Mouvement-Dada-papier-a-lettre.jpgForte è la tentazione di opporre le attività di Dada in Germania, contrassegnate da legami molto stretti con i gruppi rivoluzionari, e quelle effettuate a Parigi, che sembrano molto più "letterarie". Numerosi commentatori hanno sottolineato questa differenza, che si spiega ampiamente con il contesto sociale tedesco. Tuttavia, sarebbe un errore secondo me, dedurne un'apoliticità di Dada a Parigi, per gettarne la colpa su questo o quell'altra personalità (Tzara, Breton) o sul surrealismo in generale.

bretonL'esperienza dadaista in Francia, se si disinteressa della politica, non riveste non di meno un significato particolare nel contesto dell'epoca attraverso il suo carattere internazionalista ed il suo rifiuto dei valori patriottici. "Sin dal suo insediamento a Parigi, il movimento affermerà il suo carattere internazionale: sulla famosa carta blu all'intestazione si può leggere: "Movimento Dada. Berlino, Ginevra, Madrid, New York, Zurigo, Parigi" [5]. Nella loro enumerazione, i dadaisti mischiavano anche capitali di paesi alleati, neutri e nemici volendo con ciò significare che essi non riconoscevano ne condividevano la divisione del mondo esistente ed all'origine della guerra. Allo stesso modo, Max Ernst dirà, a proposito della sua esposizione organizzata da Breton, A Parigi, nel 1921, che era un "gesto fraterno e coraggioso (...)- coraggioso, perché occorreva sangue freddo allora in Francia un pittore tedesco" [6]. La forza simbolica di questo gesto si chiarisce quando ci si ricorda che due anni più tardi, La Francia ed il Belgio occupano la Ruhr per obbligare la Germania a pagare le "riparazioni".
Breton scopre Dada, agli inizi del 1919, attraverso la lettura del "Manifesto Dada 1918". Entra allora in corrispondenza con Tzara e quest'ultimo giunge a Parigi all'inizio del 1920. Nei suoi Entretiens [Colloqui], Breton distingue tre fasi importanti nel periodo Dada a Parigi: da gennaio ad agosto 1920, da gennaio ad agosto 1921 e, infine, i primi mesi del 1922 sino alla rottura. Da parte sua Sanouillet vede nello scacco del Congresso di Parigi, nel mese di aprile 1922, "la fine di Dada, in quanto movimento "organizzato" [7].

manifesto_Dada1918_da_Dada_n-3.jpgManifesto Dada del 1918, da Dada, n°3, dicembre 1918.

Opporre in blocco Dada al surrealismo, sia per deplorarlo sia per lodarlo, costituisce una visione molto riduttrice, che rinvia a delle opposizioni molto nette: Dada sarebbe negativo ed è irrecuperabile; il surrealismo sarebbe, in quanto ad esso, costruttivo ed "artistico". Come dimenticare che il cammino di Tzara e quello dei surrealisti si incroceranno di nuovo negli anni 30 e che i futuri surrealisti sono all'origine delle attività meno letterarie di Dada: processo Barrès, ballata "turistica" di Saint-Julien-le-Pauvre, "l’esprit nouveau", …? Sarebbe allo stesso modo erroneo mettere avanti lo scandalo dadaista in rapporto alle esperienze della "scuola surrealista" perché il surrealismo, a diverse riprese, (banchetto Saint-Pol-Roux [8], nel 1925, inchiesta sul suicidio e l'amore), sarà giudicato ben più scandaloso di Dada.

processo_dada_Barres.jpgVolantino annunciante il "Processo" dada a Maurice Barrès.

 

 

guy_debord-1-.jpgPiuttosto che opporre troppo astrattamente i due movimenti, Debord, in La société du spectacle [La società dello spettacolo], cerca di discernere le loro affinità e differenze: "Il dadaismo ed il surrealismo sono le due correnti che segnarono la fine dell'arte moderna. Sono, benché soltanto in un modo relativamente cosciente, contemporanei dell'ultimo grande assalto del movimento rivoluzionario proletario (…). Il dadaismo ed il surrealismo sono al contempo storicamente legati ed in opposizione" [9]. La dinamica di "demoralizzazione ascendente" è al cuore di questo fenomeno contraddittorio di legame e di opposizione spiega poi la rottura tra i due movimenti.

DEMORALIZZAZIONE ASCENDENTE

"Dalla parte della sconfitta, forsennati, titubare il tam-tam. Il Pan-Pan della sommossa avanza"
Clément Pansaers


La convergenza

Nel Manifesto, Breton parla di un castello in cui vivono i surrealisti, e prosegue: "Lo spirito di demoralizzazione ha eletto domicilio nel castello, ed è con esso che che abbiamo a che fare ogni volta che è questione di relazione con i nostri simili" [10]. Ma cos'è questo spirito di demoralizzazione? Nei fatti, il termine è già vecchio e data al periodo dada. Tzara aveva affermato nel manifesto dada del 1918: "Distruggo i cassetti del cervello e quelli dell'organizzazione sociale: demoralizzare ovunque e gettare la mano del cielo all'inferno, gli occhi dell'inferno al cielo, ristabilire la ruota feconda di un circo universale nelle potenze reali e la fantasia di ogni individuo" [11]. Nessun dubbio che Breton, molto sensibile a questo genere di dichiarazione, si sia unito a Dada su questa base. La prova è data dal fatto che, ancor prima di aver incontrato Tzara, nel luglio del 1919, egli scrive: "nulla è meglio nell'essermi gradito di quanto voi dite di Littérature come tentativo di demoralizzazione ascendente" [12].

 

Questa demoralizzazione accompagna Dada, durante tutto il suo soggiorno parigino e, alla fine del 1920, Tzara, a Parigi da quasi un anno, insiste ancora: "disordinare il senso - disordinare le nozioni e tutte le piccole piogge tropicali della demoralizzazione, disorganizzazione, distruzione, carambola, sono delle azioni assicurate contro la folgore e riconosciute di pubblica utilità" [13]. Quindi, questo spirito di demoralizzazione è al contempo il punto d'incontro ed il punto di rottura tra Dada ed il surrealismo.

 

Dada è stato innanzitutto un modo di ridicolizzare i valori dominanti: il buon gusto, la buona coscienza e la buona volontà. In una società saturata di riferimenti alla morale, alla civiltà, Dada sembrava innanzitutto investire ogni cosa in un grande scoppio di risate rabbiose. Cercava di rovesciare l'opposizione tra civiltà e barbarie, che aveva consacrato la legittimità della guerra e della Unione Sacra prendendo esattamente contropiede. Lo si accusava, in Francia (e in Belgio) di essere un "crucco", "bolscevico", di non essere serio, di non rispettare nulla, di "fare l'idiota". Adottava una posizione disfattista verso la cultura e la morale borghesi, rovinando le loro pretese e spingendo sino all'assurdo la loro logica.

 

Ora, quest'impresa di demoralizzazione, lungi dallo scomparire dopo la fine di Dada, proseguirà all'interno del surrealismo, ma operando uno spostamento. Così, l'ultimo numero della rivista diretta da Breton, Littérature, posteriore alla rottura con Dada, è sottotitolato "numero demoralizzante". È perché la volontà di demoralizzare era comune ai due gruppi e si era già manifestata, a Parigi, prima dell'incontro con Tzara, con la famosa inchiesta: "Pourquoi écrivez-vous?" [Perché scrivete?] in cui le risposte comunemente ammesse erano declassate. Dopo la rottura, la demoralizzazione surrealista assumerà la forma di un lavoro di minamento verso l'ordine morale borghese e di desacralizzazione dei valori stabiliti di cui i quaderni delle prime riunioni con il gruppo comunisteggiante Clarté conservano la traccia attraverso l'insistenza del verbo "rovinare" applicato ai valori e attività della borghesia [14]. Essi beneficiavano anche, agli inizi, degli incoraggiamenti del Commissario del popolo per la cultura in URSS, Lunačarskij che, di passaggio in Francia, aveva affermato: "i surrealisti hanno capito che in regime capitalista il bisogno di ogni intellettuale rivoluzionario è il compito di denunciare e distruggere i valori borghesi" [15].

inchiesta_dada_perche_scrivete.jpgInchiesta dada: "Perché scrivete?", da: Littérature, n° 11, gennaio 1920.

 


Con l'incontro con il marxismo, gli obiettivi si fanno più sistematici - il denaro, il lavoro, la religione, il patriottismo, il colonialismo, ecc. - e gli attacchi più pesanti senza perdere la loro ironia mordace. Così, la Petite chanson des mutilés [La canzoncina dei mutilati] di Péret doveva riecheggiare in un modo sconvolgente in una società in cui il peso dei vecchi combattenti era così importante:
 

"Prestami il tuo braccio

per sostituire la mia gamba" [16].

 

 

La rottura

Demoralizzazione dunque ma ascendente. Cosa vuol dire? Se tutti si accordano sul principio della demoralizzazione, alcuni non si aspettano essa, non sperando nient'altro che un gioco di massacro continuo e senza limite. Per gli uni, sarebbe una contraddizione, un tradimento anche, di voler far sfosciare questa demoralizzazione su qualcosa d'altro, sull'affermazione di valori positivi. Per altri, coloro che si apprestano a lanciarsi nell'avventura surrealista, al contrario, la demoralizzazione deve evidenziare un'etica radicale, sotto pena altrimenti di negarsi ed esaurirsi.

 

Questo disaccordo non smette di crescere e divide irrimediabilmente i campi. Tzara preferisce innanzitutto prevenire e il suo pubblico e i suoi amici: "Tristan Tzara vi dice: egli vuole fare ben altre cose, ma egli preferisce restare un idiota, un burlone e un pelandrone" [17]. Ma restare idiota, è necessarimente non sceglier, non preferire nulla o, più mesattamente, preferire questo nulla, preferire l'indifferenza. Non riconoscendo nessuna gerarchia, nessuna differenza in quanto c'è da demoralizzare: tutto si equivale, tutto si riduce alla stessa cosa. Tutto si riduce a nulla: "più nessun pittore, letterati, musicisti, scultori, religioni, repubblicani, monarchici, imperialisti, anarchici, socialisti, bolscevichi, politici, proletari, democratici, eserciti, polizia, patrie, infine basta con tutte qust imbecillità, più niente, più niente, niente, NIENTE, NIENTE, NIENTE" [18]. Dada si confina in una indifferenza generalizzata ed aggressiva che non può, alla lunga, che rivolgersi contro di esso, e segna l'incompatibilità con il surrealismo.
Nelle conferenze di  Tzara a Weimar poi a Jena, nel settembr del 1922, Tzara torna a lungo sulla storia di Dada, in generale, e sulla storia recente in particolare. In modo molto lucido, punta il dito sui disaccordi fondamentali sorti tra Breton e lui. "Dada è l'immobilità e non capisce le passioni. Mi direte che ciò è un paradoso perché Dada si manifesta attraverso atti violenti. Sì, le reazioni degli individui, contaminati dalla distruzione, sono abbastanza violente, ma queste reazioni esaurite, annichilite dall'istanza satanica di un "a qual pro" continuo e progressivo, ciò che rimane e domina è l'indifferenza. Potrei d'altronde con lo stesso tono convinto, sostenere il contrario. Ammetto che i miei amici non approvano questo punto di vista" [19].
È alla luce di questa dichiarazione che si deve giudicare le tensioni all'interno di Dada a Parigi in generale e, più particolarmente, qualche screzio che hanno riguardato lo sviluppo del processo Barrès, in cui due visioni si sono affrontate, poi la rottura, nel 1922, intorno al "Congresso di Parigi". Mentre Breton vuole fare del processo Barrès, un processo morale - parla a proposito di Barrès di "vero raggiro morale" - Tzara resta nel più puro stile dada dichiarando: "Non ho alcuna fiducia nella giustizia, anche se questa giustizia è fatta da Dada. Converrete con me, signor Presidente, che non siamo che una banda di farabutti e di conseguenza le piccole differenze, farabutti più grandi o farabutti più piccoli, non hanno alcuna importanza" [20]... Dall'inizio alla fine, questo processo è estraneo allo spirito dada. D'altronde, la maggior parte dei "veri dada" non si sentono a loro agio e Tzara rifiuta "di giocare il gioco", di porsi sul terreno etico, concludendo la sua testimonianza con una canzone dada:

"La canzone di un ascensore
Che aveva  dada in cuore
Faticava troppo il suo motore
Che aveva dada in cuore" [21]

 

 

 

Mai in prcedenza, la contraddizione tra la demoralizzazione dada e la demoralizzazionesurrealista era esplosa in modo così flagrante. Certo, Tzara ha un bel sottolineare la mancanza di umorismodel Tribunal in generale, e del suo presidente, André Breton, in particolare. Ma si trattava di un problema "periferica" che nascondeva la vera posta del disaccordo: la possibilità e la necessità stessa di giudicare, in nome di valori positivi.Inoltre, l'intervento di Péret come Soldato ignoto, in uniforme tedesca - intervento che provocò uno scandalo tra il pubblico -, prova che era possibile durante questo processo sposare l'umorismo, la rivolta ed il giudizio morale [22].

 

In queste stesse conferenze del 1922, Tzara torna ancora sul disaccordo a proposito del "Congresso di Parigi" che sancì la rottura con Breton. Quest'ultimo, tentando di convocare un "congresso internazionale per la determinazione delle direttive e la difesa dello spirito moderno," all'inizio del 1922, sperava di crearsi una strada che permettesse al gruppo di rinnovarsi e si sfuggire allo sterile nichilismo nel quale, secondo lui, Dada sembrava essersi chiuso. A questa ricerca di una rifondazione generalizzata dei valori, Tzara risponde con un rifiuto categorico e definitivo: "Perché volete che un rinnovamnto pittorico, morale, sociale o poetico ci preoccupi?" [23]. Da quel momento, non era più possibileimpegnarsi in un'attività comune e Tzara può concludere: "da tutte le sue avversioni non (Dada) non trae inoltre alcun vantaggio, nessun motivo d'orgoglio ed alcun profitto. Non combatte nemmeno più, perché sa che questo non serve a niente, che tutto ciò non ha importanza" [24]. Abbandonata la lotta, non rimane che lo scandalo, che, anch'esso, svanisce, diventando "un'arte dello scandalo". Breton ne ebbe d'altronde l'intuizione sin dall'inizio, prima ancora di incontrare Tzara. Non gli scriveva, nel giugno del 1919: "Ho saputo attraverso un articolo di L’œuvre come è andata l'ottava serata Dada. È molto bello ma questo non durerà che un periodo? Sembra che a Parigi il pubblico sia pronto a sopportare tutto?" [25]. 

 

Conclusioni

"Ancora Pan-pan?" 
Clément Pansaers


Dada è stato un temibile strumento di lotta che ha accellerato la rottura con l'istituzione artistica e la modernità in generale. È servito alcontempo da detonatore e da catalizzatore ai futuri surrealisti, trasinandoli a radicalizzare le loro posizioni. Ma, sopravvivendo a se stessi, si riproduceva sotto una forma caricaturale che proibiva di proseguire la lotta. Ora, Breton e gli altri non si sono mai interessati a Dada che in funzione di questa lotta. Nella misura in cui Dada perdeva i mezzi e il gusto di questa lotta, nella misura in cui sprofondava in un a cosa serve che cancella la lotta e le sue prospettive, non poteva più, da quel momento, che comportare la rottura a breve termine. Questo giudizio severo su Dada non deve tuttavia farci dimenticare che senza di esso, il surrealismo francese non sarebbe stato ciò che è diventato. Inoltre, il mio apprezzamento non verte che sull'episodio francese. Esso è rivelatore a questo titolo che l'Internazionale Situazionista ha avuto la pretesa di superare il dadaismo ed i surrealismo, valorizzando soprattutto l'esperienza politica di Dada in Germania: Il dadaismo autentico è stato quello tedesco [26].

 

La rottura non si operò dunque sulla questione della purezza della rivolta dadaista di uno Tzara opposta alle "ambizioni letterarie di un Breton, ma su quella della demoralizzazione e, più particolarmente sul suo carattere "ascendente". L'incompatibilità tra i due movimenti era dovuta all'articolazione, alla dinamica di questa demoralizzazione. La questione di un nucleo all'interno della demoralizzazione, di un'ascensione di quest'ultima che possa, in modo dialettico, approdare su un terreno etico e politico, questa questione, nel 1921, per Tzara, non si poneva, non poteva porsi. Rifiutando di uscire dalla prospettiva di un "grande lavoro distruttivo, negativo, da compiere", si atteneva sempre a questa massima: "Necessità severa senza disciplina né morale e sputiamo sull'umanità" [27].

 

Quindi, ciò che sembrava impossibile allora diventerà, a partire dal 1930 e dal Secondo manifesto del surrealismo, la lotta comune di Breeton e Tzara, prima che il posizionamento in rapporto al comunismo non separi di nuovo i due uomini. Certo, è un'altra storia, ma si iscrive ampiamente nel proseguimento di un dibattito aperto da Dada, la guerra e la rivoluzione russa.

 

 

Frédéric Thomas

 

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

LINK al post originale:

 

"Fait-on l’art pour gagner de l’argent et caresser les gentils bourgeois?"

 


NOTE


[1] Stéphane Audoin-Rouzeau, Annette Becker, 14-18, retrouver la Guerre, Gallimard, p. 32. Sono gli autori a sottolineare.
 [2] Per quanto riguarda la storia di Dada, rinvio, oltre alle opere spcifiche, all'articolo di Florent Schoumacher e a quello di Farid de Chavaine, Pauline Baron, Aurélie Leruth, sul numero 3 di Dissidences, Avant-gardes artistiques et politiques.
[3] Tristan Tzara, Conferenza su dada pronunciata a Weimar e Jena, nel settembre del 1922, Parigi, Flammarion, coll. "GF", p. 267. È Tzara a sottolineare.
[4] Marguerite Bonnet, André Breton, Naissance de l’aventure surréaliste, Librairie José Corti, p. 148.
[5] Michel Sanouillet, Dada à Paris, Flammarion, p. 425.
[6] Max Ernst, Ecritures, Gallimard, p. 42.
[7] Michel Sanouillet, Ibidem, p. 360.
[8] Mi permetto di rinviare al mio articolo, La révolution d’abord et toujours, sul n° 3 di Dissidences, Avantgardes artistiques et politiques.

[9] Guy Debord, La société du spectacle [La società dello spettacolo], Gallimard, p. 185.

[10] André Breton, Manifeste du surréalisme, in: "Manifestes du surréalisme", Gallimard, p. 27.
[11] Tristan Tzara, Manifeste dada 1918, in: "Dada est tatou. Tout est dada", p. 207-208.

[12] Lettera di Breton a Tzara del 29 luglio 1919 in: M. Sanouillet, Dada à Paris, p. 465. È Breton che evidenzia. Littérature era allora la rivista diretta da Breton e molti dei futuri surrealisti.
 [13] Tristan Tzara, Manifeste sur l’amour faible et l’amour amer, in: Dada est tatou. Tout est dada, p. 227. È Tzara che evidenzia.
 [14] Lors de ces réunions avec Clarté dans la seconde moitié de l’année 1925, où se débat la question d’un engagement politique, ce qui frappe, c’est la fréquence avec laquelle le terme « ruiner » apparaît : « ruiner cet édifice de mensonges occidental » (André Breton) ; « ruiner toutes les activités intellectuelles qui n’ont pas pour but la Révolution » (motion de Fourrier, Breton et Aragon) ; « notre groupement peut s’attacher particulièrement à ruiner, par divers moyens, les organisations et les modalités de combat de la classe bourgeoise » (André Breton). Cette volonté étend et radicalise en quelque sorte l’ambition initiale de « ruiner la littérature ». Voir aussi, sur ce site, les intéressantes remarques d’Iveta Slavkova-Montexier sur cette question.

[15] A propos des "artistes prolétariens soviétiques" [A proposito degli "artisti proletari sovietici"], intervista di Anatole Lunatcharski, l'Humanité, 7 dicembre 1925 citato in Pierre Naville, Le temps du surréel, L’espérance mathématique. Tomo 1. Edition Galilée, p. 489.
[16] Benjamin Péret, Petite chanson des mutilés [Canzoncina dei mutilati], in: Je ne mange pas de ce pain, Œuvres Complètes, Tomo I, Librairie José Corti, p. 273.

 [17] Tristan Tzara, Manifeste sur l’Amour faible et l’amour amer [Manifesto sull'amore debole e l'amore amaro], in "Dada est tatou. Tout est dada", p. 236.

 [18] Manifesto di d’Aragon del 5 febbraio 1920 al Salon des Indépendants, citato in Maurice Nadeau, Histoire du surréalisme, Gallimard, p. 29; (Tr. it.: Storia e antologia del surrealismo, Mondadori, Milano, 1976).

 [19] Tristan Tzara, Conferenza su dada pronunciata a Weimar e Jena, nel settembre 1922, in "Dada est tatou. Tout est dada", p. 268.

 [20] Testimonianza di Tristan Tzara, "André Breton, Affaire Barrès" in Œuvres Complètes, Tomo I, p. 420.

 [21] Idem, p. 425.

 [22] Interessante coincidenda da notare; la comparsa in Germania, nel giugno del 1920, duranre la Prima Fiera Internazioanle Dada, del manichino di un ufficiale tedesco impagliato dalla testa di porco con berretto in testa...

 [23] Tristan Tzara, Conferenza su dada pronunciata a Weimar e Jena, nel settembre del 1922, in "Dada est tatou. Tout est dada", p. 272.

 [24] Tristan Tzara, Ibidem, p. 272.

 [25] Lettera di Breton a Tzara del 12 giugno 1919 in Michel Sanouillet, Dada à Paris, p. 463.

[26] Comunicazione prioritaria in Internationale Situationniste, n° 7, april 1962.

[27] Tristan Tzara, La première aventure céleste de monsieur Antipyrine [La prima avventura celeste del signor Antipirina] in "Dada est tatou. Tout est dada", p.33-34 (Tr. it.: in: Teatro dada, Einaudi, Torino, 1969.

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  • : In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
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  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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