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23 settembre 2011 5 23 /09 /settembre /2011 07:00

ARTHUR   CRAVAN

 

 

 

Oscar Wilde è vivo!

 

 

 

Maintenant

      


                      Numero speciale

 

 

 

                             2° anno     N°  3                                    Ottobre-Novembre 1913

 

 

 



 

MAINTENANT

 

 

 

RIVISTA LETTERARIA

 

 

________________________

 

 

 

DIRETTORE:                      Arthur Cravan


 

 

PARIGI - 67. Rue Saint-Jacques, 67 - PARIGI

 

a partire dal 15 ottobre:

 

29, Avenue de l'Observatoire, 29

 

Il Numero:  50 Centesimi

_______________________

 

 

 

SOMMARIO

 

 

Oscar Wilde è vivo! di Arthur Cravan

 

Due Ritratti inediti di Oscar Wilde di E. Lajeunesse

___________________

 

 

 

 

 

OSCAR  WILDE  È  VIVO!

___________

 

 

 

 

 

 

Era la notte del ventitré marzo millenovecentotredici. E se fornirò dei dettagli minuziosi sullo stato d'animo che avevo quella sera di fine inverno, è perché esse furono le ore più memorabili della mia vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

02

 

Voglio anche mostrare le stranezze del mio carattere, focolare delle mie incoerenze; la mia detestabile natura, che non cambierei tuttavia con nessun altra, benché mi abbia sempre proibito di avere una linea di comportamento; perché mi fa a volte onesto, a volte subdolo, e vanitoso e modesto, rozzo o distinto. Voglio farvele indovinare affinché non mi detestiate più, come, proprio ora, sareste forse tentati di farlo leggendomi.

 

Era la notte del ventitré marzo millenovecentotredici.

 

Indubbiamente, non siamo fisicamente simili: le mie gambe devono essere molto più lunghe delle vostre, e la mia testa arroccata in alto, è per questo fortunatamente bilanciata: il mio giro vita anch'esso differisce, il che, probabilmente, vi impedirà di piangere e ridere con me.

 

Era la notte del ventitré marzo millenovecentotredici. Pioveva. Le dieci erano già suonate. Ero a letto vestito sul mio letto, e non avevo preso l'accortezza di accendere la lampada, perché quella sera mi sentivo stanco davanti ad un così grande sforzo. Mi annoiavo terribilmente.

 

 

 

 

 

 

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Mi dicevo: "Ah Parigi, quanto ti odio! Cosa ci fai in questa città? Ah! bella roba! Pensi, senz'altro, di riuscirci! Ma ci vogliono venti anni per farcela, poveraccio, e se raggiungi la gloria sarai allora brutto come un uomo. Non capirò mai come Victor Hugo sia riuscito, per quarant'anni di seguito, a fare il suo mestiere. Tutta la letteratura è: ta, ta, ta, ta, ta, ta. L'Arte, l'Arte, quanto me ne frega dell'Arte! Merda, perddio! - Divento terribilmente rozzo in momenti come quelli, - e tuttavia sento di non oltrepassare alcun limite, poiché soffoco ancora. Malgrado tutto, aspiro al successo, perché sento stranamente che potrei servirmene, e troverei divertente di essere famoso; ma come farei per prendermi sul serio? Dire che, finché siamo, non ridiamo senza interrompere. ma, nuovo imbarazzo, desidero anche la meravigliosa vita del fallito. E poiché la tristezza in me si intreccia sempre allo scherzo, erano degli: "Oh, la, la!" seguito subito da: "Tra, la, la!" Penso anche: Mangio il mio capitale, sarà divertente! e posso indovinare, il che sarà la mia pena, quando, verso la quarantina, da tutti i punti di vista, mi vedessi rovinato. "Ohé!" aggiunsi immediatamente a mo' di conclusione a questi brevi versi;


 


 

 

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perché ci voleva che ridessi ancora. Cercando un diversivo, volli rimare, ma l'ispirazione che si compiace ad infastidire la volontà con mille deviazioni, mi difetto del tutto. A forza di spremermi le meningi, trovai questa quartina di un'ironia conosciuta che mi disgustò presto:


 

Ero sdraiato sulle mie lenzuola,

 

Come un leone sulla sabbia,

 

E, per effetto ammirevole,

 

Lasciavo penzoloni il mio braccio.

 

 

 

Incapace di originalità, e non rinunciando a produrre, cercavo di dare qualche lustro ad antiche poesie, dimenticando che il verso è un bambino incorreggibile! Naturalmente, non ne ebbi maggior successo: tutto rimaneva molto mediocre. Infine, ultima stravaganza, immaginavo la prosopoesia, cosa futura, e di cui rimandavo, del resto, l'esecuzione ai giorni felici - e quanto lamentevoli - dell'ispirazione. Si trattava di un'opera iniziata in prosa e che impercettibilmente con dei richiami - la rima - dapprima distanti e poi sempre più ravvicinati, nasceva alla poesia pura.

 

Poi ricadevo nei miei tristi pensieri.

 

Ciò che mi faceva più male era di dirmi

 


 

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che mi trovavo ancora a Parigi, troppo debole per uscirne; che avevo un appartamento ed anche dei mobili - in quel momento, avrei dato volentieri fuoco alla casa - che ero a Parigi quando c'erano dei leoni e delle giraffe; e pensavo che la scienza stessa aveva partorito i suoi mammut, e che non vedevamo già più che degli elefanti; e che tra mille anni la riunione di tutte le macchine del mondo non farebbe più rumore che: "scs, scs, scs". Questo: "scs, scs, scs" mi rallegrò leggermente. Sono qui, su questo letto, come un fannullone; non che mi dispiaccia di essere un terribile pigro; ma odio rimanere a lungo così, quando la nostra epoca è la più favorevole ai trafficanti ed agli imbroglioni; io, a cui basta un aria di violino per darmi la gioia di vivere; io che potrei uccidermi dal piacere; morire d'amore per tutte le donne; che piango tutte le città, sono qui, perché la vita non ha soluzioni. Posso fare la festa a Montmartre e mille eccentricità, perché ne ho bisogno; posso essere pensoso, fisico, tramutarmi di volta in volta in marinaio, giardiniere o parrucchiere; ma, se voglio gustare delle voluttà del prete, devo dare un lustro ai miei quarant'anni di esistenza, e perdere incalcolabili gioie, durante i quali sarò unicamente saggio. Io, che mi sogno anche

 

 

 

 

 

 

 

 

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nelle catastrofi, dico che l'uomo è così sfortunato perché mille anime abitano un solo corpo.

 

Era la notte del ventitré marzo millenovecentotredici. Ora, udivo fischiare un rimorchiatore, e mi dicevo: "Perché sei così poetico, poiché non vai più lontano di Rouen, e non corri nessun pericolo? Ah! lasciami ridere, ridere, ma ridere come Jack Johnson!".

 

Avevo quella sera, senza dubbio, l'anima di un caduto, perché, ne sono sicuro, nessuno - poiché non ho mai trovato un amico - ha amato tanto quanto me: ogni fiore mi trasforma in farfalla; meglio di una pecorella, bruco l'erba con rapimento; l'aria, oh l'aria! degli interi pomeriggi non mi occupavo che di respirare? in vicinanza al mare, il mio cuore non danza come una boa? e non appena fendo l'onda il mio organismo è quello del pesce. Nella natura, mi sento frondoso; i miei capelli sono verdi ed il mio sangue trasporta del verde; spesso, adoro un sasso; l'angelus mi è caro; ed amo ascoltare il ricordo quando si lamento come un fischietto.


 

Ero sceso nel mio ventre, e dovevo cominciare ad essere in uno stato fatato; perché il mio tubo digerente era suggestivo; la mia cellula folle danzava; e le mie scarpe mi sembravano miracoloso.


 


 


 


 

[Traduzione di Elisa Cardellini]


 


 


 


 

LINK all'opera originale:
Maintenant n° 3

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  • : DADA 100
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  • : In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
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  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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