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24 dicembre 2009 4 24 /12 /dicembre /2009 19:31





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IV

 

 

Condanna

 

 

Sui sentieri e sulle grandi strade della

Valle dei fiori, gli invitati si affrettavano per

giungere in tempo alla festa che si dava in ono-

re di un poeta morto la settimana precedente nella

indifferenza generale.

Il sindaco di Bar-le-Fol, colto letterato, presiedeva.

Il programma era vario delle corse degli

atleti dei giullari, ecc…

Un grande circo innalzato in mezzo alla foresta

faceva pensare ad un villaggio negro.

Sul suo tetto un arlecchino con casco di pilota

arringava la folla. I cavalli di legno giravano

malinconicamente come un prologo.

 


 

L’innocente del villaggio si mise a cantare quanto

conosceva di una vecchia romanza che il grande uomo

morto nel paese gli aveva insegnato un giorno in cui egli

torturava una giovane rondine caduta dal nido.

Ma l’orso bianco adorno di un grande collare

di campanule annunciò il suo arrivo. Investì l’in-

nocente che si trovava sulla sua strada, la romanza cessò:

l’eco soffocò un lamento nel lontano sottobosco.

L’Orco arrampicato su un albero cercava l’equilibrio e rosic-

chiava le giovani foglie come insalata.

Di fronte a lui su un pino uno scoiattolo manipolava

con destrezza le nocciole.

In una baracca fatta di tronchi squadrati l’Uo-

mo Nero attirava le persone mostrando loro

il nuovo set per manicure Sulla sua fronte una grande unghia

piena di sole gli serviva da insegna.

Il vecchio artista aveva raccolto un mucchio di foglie

morte sulle quali il passato e l’avvenire dei dilet-

tanti erano scritti istantaneamente. Un gioco di car-

te cadde dalla sua tasca sparpagliandosi come i


 

petali della rosa divinatoria. Il sette di picche

soltanto restò attaccato al suo abito.

Su una giraffa balorda e vestita di nubi il

buffone apparve. Scuoteva la testa con contentez-

za e si crogiolava al sole. Respirando l’aria fresca

della foresta, un lampo di bontà passò nei suoi occhi

scuri. Ma la bocca fece una smorfia ed il sole

si eclissò.

Le donne nel grande circo si sussur-

ravano a bassa voce:

– L’incidente…

Si udiva muoversi delle ferraglie e gemere delle

corde nel retroscena.

All’orizzonte, l’astro sporse la sua testa malincoli-

Mente da dietro una nuvola.

La fata Morgana dalle trecce dorate seduta su di un

cumulo di foglie e di ramoscelli, appariva avvol-

ta della sua veste di digitali come un grande

pezzo di oro massiccio caduto dal cielo.

Le coccinelle, gli scarabei, le piccole ra-

ne giravano rapidi e vispi attorno

ad una grossa tartaruga imbronciata.


 

In cielo, anche lì festa grande delle nuvole

ilari si arrostivano e giravano serpeggiando

intorno al sole, che arrossiva di piacere in loro

omaggio. Un vento leggero come l’angelus annun-

ciava l’arrivo delle stelle.

All’entrata del circo, Gadifer immerso in

una fantasticheria senza fine non vide l’ombra dell’orso che

si insinuò dietro lui nel retroscena.

Il sindaco di Bar-le-Fol arrivò. La fata Mor-

gana lasciò il suo posto e si pose sul diamante appuntato

sulla cravatta del sindaco.

L’orso bianco suonò le campanelle. Si annunciava

“La danza della luna e dell’ombra”

Su di un tronco d’albero un’estremità di seta verde

si arrampicava verso la cima. Giovane e gracile la luna

salì su di una scala di stelle.

La cavalcata cominciò dapprima lenta

poi rapida e ad ogni evoluzione la folla

entusiasta si dava delle gomitate

che passavano inosservate alla compagnia.

Il successo era grande.

 

 

Per i danzatori era stato preparato un carro in

rame che doveva condurli in tutta la città.

Ebbri di felicità, Luciole e Mirador si guar-

darono spaventati.

Nella grande campana posta all’ingresso del

circo, l’occhi apparve, grande, nero, minaccioso.

All’orizzonte il sole arrancava verso il tramonto.

Una collana di corallo si sparse sul pavimento.

Ma un raggio di gioia passò in tutti gli

occhi alla vista dell’astro addormentato.

Nel retroscena un grande frastuono. Un topo

fuggiva leccandosi tutto un pezzo di corda gli

pendeva dal muso.

Una capretta smarrita fuggiva verso il pozzo.

L’innocente si mise a piangere. Gli occhi febbrili

di Gadifer gli avevano toccato l’anima.

Cantarono insieme:

– È perché ti ho tanto amato

Che sul mio amore tiri il volano

Allo stagno di Santa Cucufa

La ninfea si sfogliò

Non dimenticare


 

 

L’orso bianco per divertire la folla irrequieta, ac-

ciuffò una coppia di coccinelle giocò abilmente con gli

scarabei Una piccola rana gli saltò sugli

occhi fu il suo portafortuna.

La tartaruga si mise a correre.

L’astro furioso precipitava la sua corsa verso il

declino.

– È andata

Sussurarono le donne

– Che cosa?

– L’incidente…

Albanelle la notturna usciva dal lago.

Nel retroscena venivano esaminati le corde ed i

rottami.

– Come è potuto accadere ciò,

chiese il sindaco,

– dove sono i danzatori?

– Signore

disse il vecchio artista

– l’asse di picche vuol dire sfortuna.

È un incidente,

disse l’Uomo Nero

– Ma no,

affermò Matassin.



 

Hanno preparato tutto in anticipo per rovinarci la

festa.

                 e a voce bassa:

                                             La fata Morgana ha dato delle forbici

incantate a Mirador – Guardate dunque – la corda è

rotta – non una goccia di sangue.

       L’orso bianco pose le sue due zampe sulle spalle

del buffone in segno di amicizia.

       Il sindaco si sporse – una nube di polvere

gli saltò agli occhi. L’uomo mansueto voleva

sapere.

−Signore!

         dice il buffone

                                               siamo stanchi

− La vita della compagnia è in pericolo, le forbici in-

cantate possono rivoltarsi contro di noi – fate giustizia.

       La polvere che aveva riempito gli occhi del sindaco

lo fece arrabbiare moltissimo.

−Che essi siano maledetti – condannateli!

e se ne andò con passo pesante ed esitante nella baracca

dell’Orco.

       La porta venne richiusa. Fuori la folla aspettava


 

ansiosamente. Si tirò a sorte, il buffone barò – La

porta si aprì:

−Cittadini: Mirador il danzatore, condannato a morte;

Luciole la strega bandita da tutte le campagne.

       La folla gridava – urlava:

                                                      “Dove?... Quando?...”

− Festa della condanna. In piazza della Chiesa

− di Bar-le-Fol, il 30 agosto,

Gridò l’Orco.

       La fata Morgana legò Luciole e Mirador in

Cime ad ognuna delle sue trecce e se ne andò leggera e

Scontenta con il suo pesante fardello. Essi pendevano come dei secchi in cima alla catena.

 

gridava Gadifer

Giunta alla porta della chiesa, la fata depose la sua

carica ed andò a suonare le campane a martello.

       Nel carro di rame, tutta la compagnia passava

In trionfo.

       Gadifer corse accanto alla fata; Luciole ebbe un

Barlume di speranza.

       Mirador s’avanzò verso l’altare cantando:


 

       -La coppa si è svuotata

E l’ultimo soffio della mia vita

Sale nella voluta d’incenso

Ho posto il mio destino sulle forbici aperte

Un titolo di giornale si è stampato sulla tovaglia

                                    Sulla piazza della Chiesa

La ghigliottina invita le persone alla verità

       A Notre-Dame si prega per le case deserte

                                    Signore!

Il gioco di domino in croce sul mio petto

 

       Sento le forbici fredde

                          che si chiudono sulla mia nuca

 

 


Céline Arnauld, Giravolta, "Dall'UOMO NERO", 3^ parte


[Traduzione di Elisa Cardellini]


 

 

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Published by Elisa - in ANTOLOGIA
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  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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