In attesa che mi decida a postare i primi capitoli che ho tradotto già da tempo di questo grande romanzo "dadaista" qual è appunto ANICET o il panorama, di Louis Aragon, che sino alla svolta filo stalinista della fine degli anni Venti del XX secolo fu una formidabile figura dell'avanguardia letteraria del primo dopoguerra, mi permetto di darne un'ottima presentazione attraverso la traduzione di questo breve scritto tratto da sito dedicato alla figura dello scrittore ed unitamente all'interno del presente post, sempre dal medesimo sito, una scelta di giudizi da parte di alcuni scrittori e critici sul romanzo in questione.
Anicet o il panorama
Anicet ou le panorama, [Anicet o il panorama] è il primo romanzo di Aragon. Egli lo scrisse dal settembre 1918 al marzo del 1920. Negli anni seguenti, Aragon redasse diverse "chiavi" nelle quali egli pretendeva render conto della genesi e dell'intenzione dell'opera così come dell'identità delle personalità che si nascondevano dietro i personaggi del romanzo.
Quest'opera ironica, satirica e parodistica è al contempo un romanzo psicologico e un romanzo poliziesco; essa associa i tratti del romanzo di formazione con quelli del romanzo d'arte e d'artista. L'eroe, il giovane poeta Anicet, rompe con il suo passato aderendo ad una "società segreta" composta di uomini che, portati a tendenze anarchiche e criminali, sono per la maggior parte, degli artisti che, trovandosi in concorrenza gli uni con gli altri, fanno la corte alla stessa donna, Mirabelle o Mire, incarnazione della "bellezza moderna" ed allo stesso tempo della donna in quanto tale, il che non impedisce a questa stessa bellezza di accordare i suoi favori al milionario Pedro Gonzalès, uomo d'affari, che essa finisce con lo sposare.
Fa da contraltare a questo "club delle sette maschere" (nel momento in cui Anicet fa la loro conoscenza essi portano delle maschere) un'associazione veramente criminale il cui scopo è "lo sfruttamento delle ricchezze del quartiere del Roule" ed il cui capo è il marchese della Robbia, diplomatico di mestiere e, anch'egli, membro del club delle sette maschere. Vi sono così, per il tramite dell'arte, molti contatti tra i due raggruppamenti. Poiché Anicet si accorge del doppio ruolo svolto dal marchese e quest'ultimo se ne accorge, questi cerca il mezzo e l'occasione per sbarazzarsi di Anicet. Baptiste Ajamais, il miglior amico di Anicet, sostiene attivamente il piano ordito contro il giovane poeta. Alla fine, quest'ultimo è deferito alla giustizia per un assassinio che non ha commesso (poiché Pedro Gonzalès si è suicidato), - ma gli si attribuiscono tutti i crimini recenti rimasti misteriosi, e tra gli altri l'omicidio di Omme commesso effettivamente dall'accusato in una situazione di legittima difesa. Anicet, con una totale indifferenza nei confronti della vita, "confessa" tutti i crimini di cui gli si fa carico.
Sino ad un certo grado, Anicet ou le panorama, è un romanzo a chiave. Alcuni dei personaggi principali hanno come modello delle personalità reali della scena letteraria ed artistica di Parigi. Così Ange Miracle è il poeta Jean Cocteau; Jean Chipre ("l'Uomo Povero") il poeta Max Jacob; il professor Omme è il poeta Paul Valery; Harry James ("l'uomo moderno"), che un tempo aveva avuto un figlio da Mirabelle e che mette fine ai suoi giorni suicidandosi, è Jacques Vaché; Baptiste Ajamais, l'amico di Anicet (e suo traditore), il poeta André Breton. Dei tratti dello stesso Aragon caratterizzano il personaggio di Anicet. Pablo Picasso si ritrova sotto la figura del pittore Blu, allusione evidente al periodo blu di Picasso ("l'Uomo Arrivato"); e Charlie Chaplin appare sotto quella del ragazzo del café Pol. In quanto a Pedro Gonzalès, egli assomiglia fisicamente al pittore messicano Diego Rivera, in quanto al suo appartamento in Rue de la Baume, Aragon prende a modello quello del mercante d'arte Léonce Rosenberg. Arthur è Arthur Rimbaud.
Alcune figure presentano una doppia identità: dietro il critico d'arte Le Bolonais si nasconde il detective americano Nick Carter, dietro Mirabelle una dama di mondo, Madame de B*, nata in un ambiente dei più modesti: Elmire Masson all'anagrafe, fu chiamata Mamelle e non riuscì a salire nella scala sociale se non dopo numerose avventure amorose che tutte si concludevano con delle sconfitte. Angelo Miracolo si chiama "in realtà" Peronneau.
Il romanzo riflette la modernità della sua epoca ed i mezzi di espressione adatti a questa modernità. Ruota intorno alla concezione di una "nuova bellezza" che, ambigua, soggetta a delle metamorfosi perpetue, è stimata bella dai suoi aderenti e giudicata brutta dai suoi avversari. Il romanzo getta le basi di una concezione dell'amore alla quale Aragon resterà fedele tutta la vita: l'amore, segnato da una gelosia permanente, implica (o si definisce attraverso) l'abbandono totale dell'io maschile nella volontà della donna amata, che è la sua sola speranza di salvezza. Un altro tema che, in Anicet, fa la sua prima apparizione in Aragon è quello del tradimento illustrato dalle azioni di due dei compagni di Anicet, Baptiste Ajamais ed il marchese della Robbia.
Il romanzo presenta delle forme differenti di comportamento in un universo diventato problematico all'intellettuale. Esso testimonia di una concezione profondamente pessimista, addirittura nichilistica del mondo e dell'uomo. I limiti della personalità sfumano, il principio di identità è posto in causa. L'"uomo moderno" è l'uomo amorale che non agisce che per l'azione stessa, che, è imprevedibile e non esclude, all'occasione, il crimine. Qui si disegna l'esempio di Lafcadio, personaggio del romanzo Les Caves du Vatican [I sotterranei del Vaticano], di André Gide.
L'artista è un personnaggio completamente posseduto dalle sue emozioni; l'impatto esercitato dall'opera d'arte letteraria o pittorica sul lettore o il contemplatore si misura in base ad emozioni che essa riesce a mobilitare in lui. L'artista è anche un personaggio losco, prossimo al bandito, che non esita ad ergersi brutalmente contro i valori non soltanto estetici, ma anche morali della società.
A livello formale, il romanzo colpisce tra l'altro, per il ricorso a delle tecniche cinematografiche come il ritaglio (décpoupage), la dissolvenza incrociata (fondu enchaîné), il primo piano (gros plan) così come delle azioni tipiche di un film come le scene di inseguimento.
Il romanzo comprende 15 capitoli:
1. Arthur
2. Avventura della camera
3. Racconto di Anicet
4. Anicet dall''uomo povero
5. La carta del mondo
6. Movimenti
7. Mirabelle o il dialogo interrotto
8. Le soglie del cuore
9. Decessi
10. La serata a casa di Mirabelle
11. Preludio, corale e fuga
12. Il giro delle cose
13. Il corpo in gabbia
14. Duello
15. Il caffè del commercio a Commercy
Disponiamo delle seguenti "chiavi":
- "Clé d'Anicet"
- "Anicet 1923" (27.03.1923)
- "Clef d'Anicet et critique de moi-même" (26.09.1930)
- "Écrit dans les marges d'Anicet"
Nel suo "Avant-lire" [Avan-lettura] del 1964 Aragon correggerà una parte delle indicazioni che aveva dato in "Clé d'Anicet".
Opinioni e giudizi su Anicet ou le panorama
- Marcel Raval (1921)
Il libro di Louis Aragon è un modo di confessione di figlio del secolo - di un figlio del secolo consegnato alle esigenze divoranti del sogno moderno. Satura tutte le sue curiosità con la segreta certezza di trovarvi il suo proprio disgusto. Il che evidentemente avviene. La gioventù letteraria è sottoposta ad inevitabili suggestioni di suicidio (sfumatura: il suicidio è diventato oggi un tic intellettuale al posto di un'ossessione sentimentale). Anicet, l'eroe del libro di Aragon, vi obbedisce una volta di più, ma con quell'originalità che si offre, grâce à la Femme, di quest'impresa, mentre la tradizione romanzesca ci ha insegnato precisamente il contrario [...].
Il lato morale del suo carattere si accorda con le più fiere eresie del nostro periodo. Evochiamo inevitabilmente l'inquietante e febbrile figura di Lafcadio che Gide, in I sotterranei del Vaticano, ha dotata di una vita patetica. Similitudine di passioni, di ossessioni fortuite, Stessa gratuiicità nell'atto criminale [...]. Ciò che è inedito, è il suo disprezzo dell'Arte, -l'Arte, ultima chimera vivente, divina bambola che si era creduto indistruttibile [...].
Ma allora, perché Aragon cura così tanto il suo stile? Un critico diagnosticherebbe senz'altro qualcosa come "una risonanza molto francese" o "una pienezza armoniosamente classica". Vi è qui un'incoerenza che un sincero sdegno della contraddizione può soltanto giustificare [...]. Vi sono certamente molti Louis Aragon in Anicet [...]. La giovinezza è prudente quando è sicura di sé ed è il caso dell'autore di Anicet la cui apparente saggezza non è che una certezza che si raffrena. Il lupo si è fatto "cappucetto" per meglio sedurci.
Pierre Drieu La Rochelle (1921)
[...] Ma tra le divagazioni che rivelano lo schiacciamento dello spirito sotto le letture accumulate in migliaia di anni, la giovinezza di un Anicet si manifesta già. Oggi, sono dell'umore a non gustare in lui che questo sapore moderno: Anicet ama le donne. Ecco ciò che è nuovo, ecco ciò che appartiene al domani. Ecco ciò che respinge indietro questo famoso "fine secolo" (fin de siècle) o piuttosto tutto questo lontano XIX secolo, nel corso del quale a causa di una cattiva igiene l'uomo è andato a confondersi sempre di più con la donna.
Ma Aragon, prigioniero ancora dell'idealismo dei suoi fratelli maggiori, non parla crudamente delle sue preferenze né dei suoi atti [...]. Tutto è dunque da ricominciare [...]. Louis Aragon non comincia. Finisce.
Ciò è conforme alla natura di un'opera detta "di giovinezza". Aragon finisce, Aragon liquida. E ciò è anche conforme alla destinazione del Movimento Dada, impresa di liquidazione delle firme letterarie del XIX secolo, vendita all'incanto delle metafore, delle formule.
A domani gli affari seri.
Attenti al prossimo Aragon.
Nel frattempo, egli ha il diritto di raffigurarci la sua allegra fuga tra le rovine del romanticismo, del simbolismo, dell'apollinarismo, di prendere a prestito un poi' da Voltaire il suo modo di scrivere [...]. Non temete, non per questo è un neoclassico [...]. Aragon quando intraprende di riferire le sue prime esplorazioni, fingendo di non poter ancora a ventidue anni trovare il proprio stile, sceglie di sottomettersi formalmente ad un modello illustre. Questi ragazzi sono molto saggi, la loro saggezza è minacciosa.
Ernst Robert Curtius (1925)
[...] Der Roman "Anicet ou le Panorama" (Verlag der Nouvelle Revue française) ist 1921 erschienen. Da ich ihn nach vier Jahren wieder lese, hat er nichts von seiner Frische verloren. Äußerlich eine Mischung aus Märchen und Kriminalroman, aus der Phantastik des Kinozeitalters geboren, gibt sich das Buch als Seelendokument einer neuen Jugend. [...]
Das Buch ist ein Plädoyer gegen die Schönheit, für die Poesie. [...]
[Traduzione di Elisa Cardellini]
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