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14 dicembre 2010 2 14 /12 /dicembre /2010 07:00

La tipografia nei volantini e nelle riviste dadaiste


Dada_SouleveA4.gif

 

di Eddie Breuil


Introduzione

 


I contemporanei di Gutenberg

[non] capirono l'importanza [della tipografia].

Non capirono che un uomo

aveva inventato un veicolo per lo spirito


In L'imprimerie [La tipografia] Jean Cocteau, 1929 (ora in: Œuvres poétiques complètes, La Pléiade, 1999).


I mutamenti sociali ed economici hanno provocato una crisi spirituale accentuata dalla sanguinaria ed interminabile prima guerra mondiale. Un nuovo male del secolo si impadronisce delle popolazioni. Le arti non hanno potuto rimanere impassibili a questi cambiamenti profondi. Dalla seconda rivoluzione industriale nascerà il futurismo che vanterà i meriti dell'automobile e più ampiamente della vita moderna. Le crisi della rappresentazione e del pensiero spinsero gli artisti verso il cubismo e l'arte astratta. La poesia- in quanto ad essa- persegue il desiderio di riconsiderare il linguaggio a modo di Mallarmé. Dada nascerà  all'interno di questi mutamenti sociali ed artistici. Il movimento Dada, ad immagine delle sue contraddizioni nasce durante la guerra e contro la guerra. Nasce dalla poesia e contro essa [Tutti i dadaisti hanno già pubblicato delle poesie, per la maggior parte di influenza simbolista (come Tzara) o mallarmeana (come Breton)]. Fiorisce in mezzo ad altri movimenti moderni e contro di essi. Come pensare che i dadaisti non sarebbero rimasti sconvolti da questi cambiamenti radicali, loro che, in Littérature, posero la domanda "Perché scrivete" Qual è il posto dell'Arte oramai in una società che non giura che per il progresso? Deve- come fa il futurismo- votarsi ad un culto di questo progresso? L'odio dei dadaisti nell'incontro con questi ultimi mostra che essi non si situano nella stessa ottica.

 

Fontana, Duchamp, 1917Per precisare la complessa situazione del Dadaismo, bisognerà interessarsi alla sua storia. Alcuni critici fanno risalire Dada alle realizzazioni di Marcel Duchamp a New York verso il 1915, ora quest'artista si è tuttavia tenuto ai margini del Movimento. Gli si è retrocessa la paternità del movimento considerando che dei ready made come Fonatana erano opere dadaiste ante litteram a causa del loro carattere provocatorio. Ora, le recenti reinterpretazioni di Jean Clair in De Immundo dimostrano che i ready made di Duchamp non si isolano con la semplice provocazione. Non considereremo le opere di Duchamp che come i frutti di un ramo del Dadaismo.

 

Consideriamo che il Dadaismo nasce quando il suo nome è menzionato per la prima volta: nel 1916 a Zurigo, intorno a delle personalità artistiche fuggite per la maggior parte dalla guerra. Il Movimento si iscrive di colpo in un multi-culturalismo, che sarà accentuato dai dissensi interni  che lo spingeranno a ramificarsi in diversi centri, i cui più importanti si situeranno a New York [tra 1915 e 1921 intorno a Man Ray, Picabia e Marcel Duchamp; a Berlino [tra il 1917 e il 1923 intorno a Huelsenbeck, Grosz, Hausmann e Heartfield]; a Colonia [tra il 1919 e il 1921 intorno a Max Ernst e Hans Arp]; ad Hannover [con Schwitters] ed infine a Parigi. Tuttavia queste ramificazioni conserveranno sempre dei legami gli uni con gli altri. Il Movimento Dada a Parigi raggrupperà i futuri surrealisti come Soupault, Breton, Aragon, Éluard e Péret, dei pittori come Picabia o Max Ernst e diverse personalità come Tristan Tzara, Paul Dermée o Céline Arnaud.

 

La sua nascita parigina è discutibile. Infatti, Tristan Tzara, che dirige allora il Mouvement Dada, entrerà sin dalla primavera del 1916 in relazione epistolare con gli ambienti letterari parigini, soprattutto con Apollinaire, Max Jacob e Pierre Reverdy. Ma bisogna attendere l'autunno del 1917 perché un futuro Dada (André Breton) scopre presso Apollinaire il primo numero di "Dada". Tuttavia non possiamo ancora di nascita del movimento Dada a Parigi, poiché Dada non appare nel panorama letterario che come una curiosità artistica straniera. Preferiamo  far iniziare il Movimento Dada a Parigi a partire dalla ricezione di "Dada" n° 3, poiché so tratta del numero che spingerà i futuri Dada a voler aderire al movimento. Infatti, Dada 3 è stampato a Zurigo nel dicembre 1918, e non è che un mese più tardi, precisamente il 22 gennaio 1919, che Breton, dopo essere stato colpito  dalla lettura del Manifesto Dada 1918, entra in relazione epistolare con Tzara. Due giorni più tradi Breton invierà una lettera con una poesia di Aragon "dagli intenti Dada" [Lettera di Breton a Tzata, 24 gennaio 1919, in Dada à Paris, Michel Sanouillet] Dada a Parigi è nato!

 

La fine del Movimento Dada a Parigi è molto più problematica a definirsi. È datata più spesso tra il 1922 e 1924, tenendo conto dei numerosi avvisi di decesso che i dadaisti pubblicarono successivamente. Datiamo la morte di Dada al 4 aprile 1922, per la pubblicazione del  Cœur à Barbe. Questo numero (il nono della della rivista Dada diretta da Tzara) segna delle tensioni molto forti all'interno del movimento. Tuttavia, non era allora questione veramente di porre un termine a Dada poiché l'estate seguente Tzara partiva per il Tirolo per preparare con i suoi amici una risposta Dada a Breton e a Picabia. Questo progetto di ultima rivista abortirà, e Tzara si volgerà verso Weimar per un Congresso Dada-costruttivista, invitato da Theo Doesburg, ma questa manifestazione Dada non avrà influenza a Parigi. Al suo ritorno a Parigi, Tzara allestirà la serata del Cuore e Barba il 6 e 7 luglio 1923, che malgrado l'accostamento che si potrebbe fare con la rivista dada sopra citata, non è affatto "Dada" ne testimonia il programma che comporta delle audizioni di opere di Georges Auric, Darius Milhaud o Erik Satie, delle letture di poesie di Cocteau e Iliazd e delle danze con dei costumi di Sonia Delaunay. Così, di ritorno dal Tirolo, il Movimento Dada non esiste più a Parigi. L'ultima pubblicazione di Dada  è dunque Le Cœur à Barbe, il 4 aprile 1922.


coeur, 01

Dada3_cover.jpgAnche se Dada è vissuto poco più di tre anni a Parigi, è difficile definirlo. Innanzitutto, constatiamo che la vita di Dada (per lo meno la sua nascita e la sua morte) è intimamente legata a delle pubblicazioni Dada. è dopo aver letto Dada 3 che i futuri surrealisti avranno voglia di partecipare al Movimento, ed è attraverso Le Cœur à Barbe che la sentenza di decesso è pronunciata. Quale ruolo giocarono le riviste nel Movimento? Furono dei semplici terreni di sperimentazione? Il Movimento non cercava di seguire estetiche comuni. Tuttavia, potremmo definirne una se ci atteniamo alle diverse pubblicazioni Dada?.

 

Lo studio delle riviste ed altre piccole pubblicazioni come i volantini avrà diversi meriti. Infatti, le riviste riflettono l'attualità creatrice di un Movimento in un dato momento. Sappiamo che i dadaisti stessi  hanno spesso preso parte alla pubblicazione delle loro riviste: dobbiamo dunque considerarle con importanza. D'altra parte, i dadaisti a Parigi cercheranno di respingere la nozione d'Arte: perché allora dobbiamo considerare una raccolta di poesie dadaiste con maggior importanza di una rivista? Inoltre, la pubblicazione delle riviste, a differenza della pubblicazione delle raccolte, permette all'autore molte libertà. Il critico ed il lettore è sempre più esigente per la pubblicazione di un libro, che è considerato  come molto più serio. Al contrario, la rivista è considerata come un terreno di sperimentazione, la rivista permetterà dunque ai dadaisti di eprimersi tipograficamente con più liberta.

 

Inoltre si ricorda soprattutto di Dada alcune pagine esuberanti pubblicate nelle sue riviste. Dada è dunque rimasto celebre per le sue audacie tipografiche. Tuttavia le riviste dadaiste sono numerose, i direttori delle riviste anche, ma le pagine pubblicate dai critici sono spesso le stesse: quelle di Picabia e soprattutto quelle di Tzara. Questi due dadaisti sarebbero i soli ad essersi interessati alla tipografia? L'impaginazione delle altre riviste è essa stessa un'impaginazione classica dove ha un ruolo?

 

Alcuni critici hanno l'aria di aver giù classificato la tipografia dadaista secondo criteri ben definiti. Anche Sanouillet scriverà: "La carta d'invito, composta secondi i canoni della tipografia dadaista (caratteri lineari, struttura  verticale-orizzontale, spessi filetti neri, ecc.)" Documents Dada p.17.

 

Così, la tipografia di Dada sarà riconoscibile con questi tratti caratteristici. Eppure un buon numero di riviste non utilizzano i caratteri lineari ma grazie tipografiche (empattement/ serif font), queste ultime essendo d'altronde maggioritarie nelle riviste dadaiste di Parigi, preferiscono le diagonali e le curve alla struttura verticale-orizzontale, e non hanno filetti neri spessi. In questo saggio, non cercheremo di definire eventuali regole che rispetterebbero le composizioni dadaiste (poiché i dadaisti cercano giustamente a respingere le regole). Cercheremo piuttosto di definire i differenti orientamenti plastici che l eriviste dadaiste hanno potuto prendere.

 

D'altra parte, lo studio della tipografia dadaista potrebbe avere la minima utilità? Questa domanda è legittima poiché questa tipografia è spesso considerata come un divertimento. I detrattori di Dada non solo i soli a condividere questo giudizio. Se consideriamo la riedizione dei testi dadaisti da parte della Garnier Flammarion sotto la direzione dello specialista del teatro dadaista Henri Béhar, constatiamo che non riproduce le impaginazioni di Tzara. Nelle rare eccezioni in cui cerca di riprodurre questa impaginazione, essa la traveste cambiando in modo grottesco i caratteri di scrittura. Questa riedizione opera dunque una pulizia del testo: la tipografia è quell'artificio inutile che si deve risparmiare al lettore? Bisogna ripuòire Dada? Possoamo leggere i testi dadaisti spogli della loro tipografia come si apprezzano i quadri di Van Gogh a partire dai vasi di mostarda, o come si propongono delle Sinfonie di Beethoven per delle suonerie dei tefefoni portatili?

 

In un primo tempo, tenendo conto delal diversità delle riviste e delle divergenze artistiche dei dadaisti a Parigi, ci attarderemo sulla definizione da dare al Movimento Dada. In quale ambiente è nato, come è cresciuto e come è stato ricevuto a Parigi, tanto dal critico che dai futuri dadaisti? Studieremo in seguito il grado di implicazione dei dadaisti relativamente alla stampa delle loro poesie. Sono dei dilettanti? Ricercano la spontaneità creatrice? Torneremo successivamente sul luogo comune che aleggia sopra Dada: le composizioni sono "di getto"? In seguito, vedremo se l'"Anarchismo" di Dada e il lavoro sulla tipografia permettono di riconsiderare i differenti spazi della rivista e della poesia.

 

In un secondo tempo, ci occuperemo all'estetica tipografica delle poesie. Dopo aver comparato le estetiche cubiste e futuriste con Dada, definiremo i grandi tipi di poesie dadaiste, determinando la specificità (se specificità vi sia) di ogni genere poetico ed il senso che essa apporterebbe al testo.

 

Infine, ci interesseremo al fascino di Dada per la pubblicità. Dada svolge a suo profitto le tecniche pubblicitarie nella confezione delle sue poesie, manifesti e volantini oppure questo sviamento cerca di comprendere i funzionamenti di un modo di espressione? Infatti, l'interesse che Dada porta verso certe forme artistiche o forme di comunicazione partecipa di un'impresa "distruttrice" per "mimetismo". In quest'ottica studieremo le impaginazioni  dette "poco dadaiste" [da Michel Sanouillet soprattutto], cioè le impaginazioni epurate. Cercheremo di sapere come questa tipografia partecipa dell'impresa distruttrice della forma parodiata. Vedremo come, in questo modo, Dada se la prende non soltanto alla Letteratura ma anche alla Lingua.

 

 

Eddie Breuil

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 

 

LINK al post originale: 

La typographie dans les tracts et revues dadas




 

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Published by Elix - in Saggio
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  • : In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
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  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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