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14 settembre 2011 3 14 /09 /settembre /2011 11:02

ARTHUR CRAVAN

 

 

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  Arthur Cravan

 

 


 

 

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Arthur Cravan all'età di tre anni

Il 22 maggio 1887, a Losanna, Fabian Avenarius Lloyd viene al mondo che egli lascerà, trentun anni dopo da qualche parte in Messico con il nome di Arthur Cravan, due anni dopo suo fratello Otho. I loro genitori, Nellie e Otho Holland Lloyd, abitano in una bella proprietà sulla strada di Morges e contano tra i duemila cittadini britannici che la bellezza del paesaggio hanno attirato sulle rive del lago di Ginevra, unitamente all'aria salubre e l'igiene svizzera. Losanna ospita una piccola comunità inglese con le sue chiese, i suoi templi, le sue sale da tè e le sue scuole rinomate.

  

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Cravan all'età di 5 anni

Poco tempo dopo la nascita di Fabian, la coppia si separa. Otho Holland Lloyd, personaggio eccentrico che è fuggito dall'Inghilterra per dedicare la sua vita alla traduzione dei classici greci, lascia la sua sposa per la figlia del direttore di una pensione dove ha soggiornato Nellie, Mary Winter. La porta a Firenze ed a Londra, prima di ritornare a Losanna. Generoso, lascia la maggior parte della sua fortuna a Nellie, con cui rimarrà d'altronde in buoni rapporti per il resto della vita.  

 

 

 

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Otho e Cravan

Nel maggio del 1888, Nellie incontra un giovane medico svizzero, amico come lei della famiglia del pittore Félix Vallotton. Appassionato di Letteratura, di un temperamento romanzesco ed altruista (cura gratuitamente i suoi malati poveri), il dottor Henri Grandjean si innamora perdutamente di questa giovane donna seducente e civetta, graziosa e mondana, risoluta e fragile. Si sposano il 1° maggio 1890. Tutta la famiglia va ad abitare in un grande appartamento ubicato in un quartiere elegante di Losanna.

 

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Il dottor Grandjean, Otho, Nellie e Fabian

Molto presto il giovane Fabian e sua madre entrano in urto. "Ho molta pena", scrive lei nel suo francese a volte impreciso, "a far entrare le regole elementari nella testa di Fabian (...) In vita mia non ho mai visto una testa così dura" (lettera al Dr. Grandjean). Nellie non nasconderà mai che, dei suoi due figli, lei preferisce quello maggiore, dal carattere più posato e soprattutto più malleabile. Se Otho e Fabian sono entrambi iscritti al Collegio Cantonale, Fabian riesce nell'impresa, a dieci anni, di farsi espellere nel giro di due mesi!

 

Nel maggio del 1900, Fabian prosegue il suo percorso scolastico come pensionante dell'istituto Schmidt a San Gallo, dove nuota, gioca nella squadra di calcio e vuole diventare ingegnere. Dopo un soggiorno in un collegio in Inghilterra, Otho passa con successo il concorso di ammissione alla Scuola di Belle Arti di Ginevra, nell'aprile del 1901. Nellie è fiera di questo figlio al cui talento essa crede. Nulla a vedere con quel buonanulla di Fabian di cui finisce per pensare che sia "anormale".

 

Fabian è inviato nello stesso collegio inglese di suo fratello maggiore. Il posto non gli piace affatto. Fa freddo: "L'altra sera, crepavo dal freddo, mi sono messo tutti i miei vestiti, la mia vesta da camera e la mia spilla da cravatta sul letto" (Lettera a Nellie Lloyd). E si annoia; il demone dei viaggi lo tenta. Fabian udendo il fischio delle locomotive chiamarlo e si mette a sognare: "Vorrei essere a Vienna ed a Calcutta/ Prendere tutti i treni e tutte le navi" (da: "Maintenant", n° 2). Per il momento vuole andare in America.

 

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Vyvian Holland  

 L'occasione di partire sta per essergli offerta da un incontro imprevisto, che cambierà anche il corso della sua vita intellettuale. Nel luglio del 1904, il cugino di Fabian, Vyvyan Holland trascorre sei mesi in Svizzera prima di iscriversi all'università. Ha diciotto anni ed il suo vero nome è Vyvyan Wilde, figlio minore di Oscar Wilde, morto in miseria a Parigi nel 1900. Quando il poeta è gettato in prigione, nel 1895, sua moglie, Constance, si rifugia con i suoi due figli, a casa di suo fratello Otho Holland Lloyd, il padre di Fabian. Al termine di una riunione di famiglia, Vyvyan e Cyril sono convocati davanti a loro zio: "Ci annunciò che oramai non ci saremo più chiamati Wilde ma Holland (...). Ci ordinò non soltanto di dimenticare che eravamo un giorno chiamati Wilde, ma anche di non menzionare mai questo nome" (Vyvyan Holland, Son of Oscar Wilde). Conformemente alla mania del segreto che sembra perseguitare la famiglia Lloyd, era stato nascosto a Fabian la sua parentela con Oscar Wilde. Scopre dunque allo stesso tempo questo cugino ribelle, con il quale simpatiza presto e questo zio dalla sulfurea reputazione, vera vergogna della famiglia.

 

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Il n° 3 della rivista Maintenant fondata da Cravan

Fabian si procura le opere di Wilde, le divora. È un'allucinazione. "Volevo saltargli al collo, scriverà più tardi, abbracciarlo come un'amante, dargli da mangiare e da bere, alloggio, vestirlo, procurargli delle donne, infine, prelevare tutto il mio denaro dalla banca per darglielo. Le sole parole che riuscivo ad articolare allo scopo di riassumere i miei innumerevoli sentimenti, furono: 'Oscar Wilde, Oscar Wilde'" ("Maintenant", n° 3). Fabian si riconosceva nel corpulento poeta irlandese, lo scandaloso dandy londinese ed anche il vigoroso che pranza con whisky con dei minatori americani in fondo ad un pozzo. Non si pone più la questione di diventare ingegnere, di seguire la strada tracciata dalla famiglia. Fabian si è appena rivoltato apertamente contro i Lloyd ed i loro sensi vittoriani delle convenienze. Al di là della romba, Oscar Wilde si vendica dei Lloyd e degli Holland che lo hanno abbandonato ai suoi carnefici. Spezza il placido l'avvenire che attendeva suo nipote, gli rivela che esiste un'altra vita, altrettanto brutale, pericolosa ed estranea.

 

L'ironia della sorte vuole che sia Nellie Lloyd che, senza saperlo, apre a suo figlio le porte di questa nuova vita. Nellie Lloyd non ama suo nipote Vyvyan, che rifiuta di lasciarsi maltrattare; teme che nasca una cattiva influenza su Fabian. Così accetta che Fabian vada a trascorrere le vacanze presso degli amici, negli Stati Uniti. Ma il giovane che si imbarca per l'America non è già più Fabian Lloyd. È iniziato il girovagare che condurrà Arthur Cravan fino in Messico.

 

 

RITTRATTI DI FAMIGLIA

 

NELLIE LLOYD (? - Losanna 1934)

 

Nel 1923, Nellie Lloyd decide di rivelare a suo figlio maggiore, Otho, il segreto che gli nasconde da 38 anni: "Sono una figlia illegittima (...) Se non te ne ho mai parlato sinora, devi comprendere: è sempre penoso essere nati al di fuori della società": Includersi tra i ranghi della buona società, non fare scandalo, condurre una vita rispettabile, ecco l'ambizione di Nellie. Non diventare povera. La madre di Clara St Clair, il vero nome di Nellie, giovane istitutrice in una famiglia dell'aristocrazia britannica, fu sedotta ed abbandonata dal padre dei figli di cui aveva l'incarico. Istitutrice lei stessa, Nellie è a sua volta sedotta dall'ascendente di una famiglia illustre, Otho Lloyd Holland. Lo sposerà, nel 1884, dopo che dovette prendere il nome dei suoi datori di lavoro, Hutchinson, per apparire rispettabile ai parenti acquisiti attraverso il matrimonio. L'abbandonerà tre anni e due figli dopo.

 

 Le sue modeste origini, la sua nascita illegittima ed il suo gusto per le mondanità fanno di Nellie un curioso intreccio di buon senso e di frivolezza, di determinazione e di fragilità, di energia e di languore. Intende innanzitutto mantenere la posizione sociale della sua famiglia. Ama certamente i suoi figli ma in modo diverso. Al maggiore, Otho concede tutto, lo tratta da confidente, incoraggia le sue pretese a diventare pittore. Fabian, lui, non ha diritto che a dei rimproveri, dei sarcasmi (Nellie ha almeno in comune con suo figlio il senso dell'umorismo) e delle recriminazioni in quanto al modo stravagante con cui spende il denaro che lei gli invia.

 

Approva Otho quando divorzia dalla donna che lei gli ha fatto sposare ed ha una relazione con una pittrice russa. per contro, rifiuta di incontrare l'amica di Fabian, Renée, che lei considera come una puttana. Allo stesso modo vede Mina Loy come una volgare avventuriera, rifiutando a lungo di credere al suo matrimonio con Fabian. Parlando di Fabienne, la figlia di Mina e Fabian, sua nipotina, scrive a Otho: "Ecco la povera Fabienne sulla terra con la pesante eredità di tendenze di suo padre e chissà? quelle di una madre che forse non vale di più".

 

 Eppure Fabian ha incessantemente cercato, sino alla fine, di conquistare l'affetto di sua madre. Non resta mai a lungo in litigio con lei, le scrive sempre, ovunque sia, Parigi, Barcellona, New York, Messico. Nellie tratta questi approcci con freddezza ed una diffidenza (a volte) giustificata. Ma si preoccupa sinceramente per lui quando scoppia la guerra e, a partire dal 1915, sembra anche ammirata per quel disertore di suo figlio che riesce a sfuggire da tutti gli eserciti del mondo. Tuttavia Fabian rimane un enigma sino in fondo: "Povero Faby! Aveva tanto fascino accanto a cose incoerenti! Cose da geni!!! Ad ogni modo era un essere non normale, straordinario.  Dove si trova il limite tra il genio e la follia?" (Lettera a Otho).  

 

OTHO LLOYD (Londra 1885 - Barcellona 1979)

 

 

È il tipico figlio primogenito, che abusa della sua forza per picchiare il minore, che non può fare nulla di male, che si cita sempre ad esempio. Come suo fratello minore, Otho ha una figura atletica e pratica la boxe. Come lui parla e scrive in molte lingue, grazie all'attenzione che Nellie ha dedicato ai loro studi. Le somiglianze si fermano qui.

 

Conducono per un periodo delle vite parallele. Fabian segue Otho a Parigi. Entrambi scoprono la boxe al club di Fernand Cuny. Sollecitati dalla loro madre che desidera saperli "fuori dai confini di un paese in guerra", raggiungono entrambi Barcellona nel 1915.

 

Ma non vediamo nessun affetto tra di loro. Cravan parla di "quel cretino di mio fratello" e ridicolizza, nel quarto numero della sua rivista "Maintenant", le ambizioni artistiche di Otho. Quest'ultimo vorrebbe essere un pittore. Crede di avere del genio mentre non ha nemmeno del talento. Quand Cravan parla dei "naïfs", dei "grandi babbei" (grands dadais) che frequentano le accademie di pittura, che si chiede: "Possiamo apprendere a disegnare, dipingere, avere del talento o del genio?", che afferma preferire andare a letto con Bergson "piuttosto che con la maggior parte delle donne russe" ha dimenticato che Otho frequenta le accademie, vuole imparavi a dipingere e va a letto con una Russa?

 

Otho, ostenta nel chiamare Fabian il suo "mezzo-fratello" e lo considera sempre come il fallito della famiglia. Per lui, Cravan non pretende di essere un poeta che per "imitare i frequentatori abituali della Closerie des Lilas". I due fratelli fanno a botte in un ristorante parigino nell'ottobre 1913. Nellie dà ovviamente torto a Fabian e piange il povero Otho. Trova "di pessimo gusto battersi in un ristorante alla maniera degli apaches" (Lettera a Otho Lloyd). Maria Lluisa Borras descrive Otho Lloyd alla fine della sua vita, vegliardo solitario a Barcellon: "Rifiutava di parlare di Cravan e potei verificare che aveva venduto sino al più piccolo ricordo di suo fratello" ("Arthur Cravan, une stratégie du scandale").

 

 

OSCAR WILDE

 

"Oscar Wilde! Non siete forse il re della Vita?"

 

 

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Oscar Wilde

Oscar Fingal Wilde sposa nel maggio del 1884 a Londra Constance Holland Lloyd. L'ha incontrata a Dublino, ha 26 anni. La famiglia della giovane donna, e soprattutto suo fratello Otho, vede in questa unione con cattivo occhio. I molto rispettabili e conformisti Lloyd sospettano lo scandaloso poeta irlandese, il dandy dai garofani verdi, l'esteta oberato dai debiti, di cercare un ricco matrimonio che lo riporti a galla. Quando il poeta è condannato ed imprigionato nel 1895, ed i suoi beni venduti, Constance si rifugia in Svizzera presso suo fratello. Gli Holland Lloyd ottengono la loro rivincita: essi costringono Constance ad abbandonare il nome di Wilde ed allevano i suoi due figli, che essi hanno separato, nell'idea che loro padre sia morto. Provata dagli avvenimenti, Constance muore nel 1898. Oscar Wilde si spegne due anni più tardi, a Parigi.

 

 

Maintenant, 07
Oscar Wilde, disegno tratto da "Maintenant", n° 3

Quando Arthur Cravan si richiama a questo zio che i Lloyd hanno respinto ed abbandonato, ed anche tentato di cancellare dalla loro storia, compie innanzitutto un atto di ribellione contro la sua famiglia. La sua famglia rifiuta il nome di Wilde, macchiato dagli scandali? Fabian abbandona il nome dei Lloyd e diventa Arthur Cravan (Arthur in omaggio a Rimbaud, poeta come Wilde, e per lo meno altrettando scandaloso; Cravan in omaggio alla sua amante, Renée). I Lloyd non vogliono più sentire parlare di Wilde? Arthur Cravan si fregia del titolo di "nipote di Oscar Wilde" come di un pennacchio.

 

Il ripudio della sua famiglia spinge Cravan più lontano, sino a rinnegare suo padre. Nel 1913, immagina un incontro con Oscar Wilde, in cui lo zio che si è fatto passare per morto, viene a bussare alla porta di suo nipote: "Wilde si divertiva sempre più. Poi di colpo, nostalgico disse: 'E Nelly? (È mia madre). Questa domanda mi causò uno strano effetto fisico, perché, in diverse riprese, mi avevano istruito a mezze parole sulla mia nascita misteriosa; chiarita molto vagamente, lasciandomi supporre che Oscar Wilde poteva essere mio padre(Maintenant n° 3). 

 

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Oscar Wilde, disegno tratto da "Maintenant", n° 3

Senz'altro Cravan fa egli stesso circolare questa diceria, perché in Souvenirs d'un collectionneur, André Level ricorda "quell'Arthur Cravan, alto due metri, che passava per essere il figlio di Oscar Wilde". Una spada in più nel fianco della famiglia Holland Lloyd. Abbandonato sin dalla sua nascita, Cravan soffre manifestamente per l'indifferenza che gli testimonia suo padre. A nove anni, gli scrive: "Mio caro, caro padre, (...) spero di rivederti, perché è da tanto tempo che non ti vedo". (Lettera a Otho Holland Lloyd). La lettera che Otho Holland Lloyd invia a Nelly, che gli ha annunciato la sparizione di suo figlio maggiore in Messico, colpisce per la sua freddezza ed il suo distacco. Tratta la morte di suo figlio come una specie di gioco intellettuale, una traduzione spinosa, o un romanzo ad enigma, citando anche "Tre uomini in una barca"! Una frase riassume la sua opinione nei confronti di Cravan: "Il carattere di Fabian è per me un grande rompicapo. Evidentemente, per sua moglie Mina, era un essere singolare, un essere unico". Lo si ascolta con incredulità...

 

Cravan trova soprattutto in in Oscar Wilde un alter-ego sognato, un modello che egli stesso costruisce a sua immagine. I ritratti che egli dà del poeta, che non ha mai incontrato, servono la sua causa. Wilde è infatti lo specchio che rinvia a Cravan la sua immagine di poeta. Più tardi Jack Johnson svolgerà lo stesso ruolo per Cravan pugile. Ad allo stesso modo quando Cravan si affronta lui stesso sul ring quando combatte contro Johnson, il suo dialogo immaginario con Wilde, con il suo doppio dunque, si completa nel pugilato: "E insultandolo tra rutti abominevoli: -Ehi! dagli sotto! razza di idiota da strada, buonannulla, brutta faccia, raschiatura di pala da sterco, crescione da urinatoio, morto di sonno, vecchietta, baldracca"! (...). Allora, con uno sforzo immenso, egli si rialzò; ma prontamente, e con un colpo dell'avambraccio, lo appiattii- è il termine più giusto- sulla sua poltrona". ("Maintenant", n° 3).

 

Ciò che, in Oscar Wilde , provoca l'ammirazione di suo nipote è, che non la sua intelligenza o il suo talento ed ancor meno la sua opera di cui non parla mai, ma soprattutto, la sua taglia e la sua corporatura, la sua massa fisica: "Era bello. Nella sua poltrona aveva l'aspetto di un elefante: il culo schiacciava la sedia dove stava stretto; davanti le braccia e la gambe enormi cercavo con ammirazione di immaginare i pensieri divini che dovevano abitare simili membra (...). L'adoravo perché somigliava ad una grossa bestia; me lo immaginavo cagare semplicemente come un ippopotamo". (Maintenant, n° 3). Una descrizione che si adatta molto bene anche ai due metri e 120 kg di Cravan...

 

 

Cravan--Wilde-ritratto-del-1882.jpg Oscar Wilde

 

 

L'autoritratto si precisa quando Cravan si affretta a far condividere a suo zio il suo gusto per il girovagare ed i luoghi lontani: "Tornava sia dalle Indie, o da Sumatra, o altrove. Molto certamente, aveva voluto andare al sole- Forse nell'Obock- ed è da qualche parte di quel posto che poeticamente me lo rappresentavo, nella follia del verde dell'Africa e tra la musica delle mosche a fare montagne di escrementi(Maintenant, n° 3).

 

"Cagare come un ippopotamo", "Fare montagne di escrementi", traducono in Cravan il rifiuto della superiorità dello spirito sul corpo. (Maintenant, n° 4). Secondo lui, l'accettazione dell'armonia naturale tra il corpo e lo spirito è indispensabile ad ogni creazione artistica. Contrariamente ad un artista cerebrale come Gide, "Una natura del tutto piccola" che deve "pesare circa cinquantacinque chili" e le cui "mani sono quelle di un fannullone, molto bianche" (Maintenant, n° 2), Cravan si afferma sotto la maschera di Wilde, come un artista naturale, fisico, pesante, perché "soltanto i pesanti sono eccezionali, come provano Balzac, Beethoven, ecc...(Lettre à Mina Loy).

 

I ritratti che Cravan traccia di se stesso sotto i tratti di Wilde assume una svolta sinistra e profetica quando, scrivendo in "Maintenant" un testo intitolato "Oscar Wilde è vivo!" o assicurando ad un giornalista del New York Times: "So che è ancora vivo. So che questo mese, si trova in India o in Indocina" (New York Times, 9/12/1913), mette in dubbio la morte di Oscar Wilde. Quando Cravan sparisce in Messico nel 1918, molti dei suoi amici credono che egli ha semplicemente deciso di rifarsi una vita altrove, "in India o in Indocina" e, ottant'anni dopo, il mistero della sua morte rimane. Come aveva immaginato, una sera del 1913, in cui la tristezza si mischiava in lui allo scherzo.

 


Berlino

 

"Il teppista nasceva in me"

 

Nel 1905, Arthur Cravan ha diciotto anni. Effettua a Birmingham degli studi che non lo interessano da molto tempo. Uno dei suoi professori vedendolo leggere delle poesie lo rimproverò: "Fareste meglio ad imparare la stenografia invece di leggere i poeti". Il giovane si beffa della stenografia; si sforza di imparare a scrivere: "Voglio creare nuove immagini e non copiare servilmente o anche cambiare leggermente i brillanti pensieri di alcuni autori. Preferisco lo stile terra-terra. (...). Divento più breve. Non leggo che i classici dal mio ritorno qui. Ho anche la pretesa di essere armonioso"  (Lettera a Nellie Lloyd).

 

È dunque senza rimpianto, che alla fine dell'estate, abbandona l'Inghilterra per la Germania. Degli amici gli hanno trovato un lavoro a Berlino in una fabbrica di prodotti zuccherieri, la Siemens Zuchertswerke. Quale funzione assolveva Cravan? Non si sa. Forse è impiegato come autista poiché lo ritroviamo incaricato di portare una delle automobili del Kaiser appena revisionate in una delle officine Siemens. Entra nel cortile del palazzo reale al volante della loussuosa limousine e si fa dare gli onori dalla guardia che pensa di salutare lo stesso Guglielmo.

 

Qualunque sia l'autenticità dell'aneddoto, il Kaiser ha avuto molta fortuna nel recuperare intatta la sua automobile intatta, perché Cravan non deve aver avuto il permesso di guidare dal suo padrone. Un giorno che accompagnava quest'ultimo, finisce in un fosso. I due uomini riescono ad uscire dal veicolo rovesciato. L'uomo d'affare si arrabbia. Cravan alza le sue spalle larghe in segno di indifferenza: "Vedetevela voi per rimetterla dritta". Le mani in tasca, rientra a Berlino.

 

Là, la sua figura di arcangelo smisurato gli vale i favori delle signorine di piccole virtù. Trovando meno faticoso, e più economico, conquistare una ragazza per una notte che lavorare per pagarsi una camera d'hotel, tenta la fortuna, scaduta la tariffa di mezzora, rifiuta di alzarsi e requisisce il letto sino al mattino. A volte trova un buttafuori intrepido o un protettore gigantesco che osano affrontare i due metri di Cravan che, "del tutto indifferente alle sue capacità combattive. che non utilizzava che per dar corso al suo dinamismo" (Mina Loy, "Colossus"), lascia mollemente ricadere le sue spalle e cede il suo posto al cliente successivo.

 

Gli accade, quando la ragazza non vuol sentire ragione, di far manbassa della sua borsa lasciando la camera. La offre allora ad un'altra delle sue conquiste. Le ragazze gli vogliono bene; è gentile, in fin dei conti. Scende dal Unter Den Linden, portando due sgualdrine su ognuna delle sue spalle, "formidabile, ebro di adolescenza di adolescenza, il viso raggiante attraversoi nastrini, le paillettes scintillanti delle loro gonne" (Mina Loy, "Colossus"). La folla lo segue, lo acclama.

 

Lontano da Losanna e dai paesaggi svizzeri che detesta tanto, Cravan fa la bella vita tra i bordelli dell'Alexander Platz e gli appartamenti notturni del Kurfürstendam, "tracannando champagne, fumando il sigaro in galante e numerosa e decadente compagnia di drogati e di omosessuali, tutto ciò per divertimento, naturalmente!" (Blaise Cendrars, La tour Eiffel sidérale [La torre Eiffel siderale]).

 

Tutto ciò non dura che un periodo. Gli scherzi del gigante giungono alle precchie delle autorità. Convocato al quartier generale della polizia berlinese, Cravan si vede notificare un atto di espulsione. Richiestone il motivo, il poliziotto gli risponde: Berlin ist kein cirkus. Sie sind zu auffalend (Berlino non è un circo e Arthur Cravan è troppo appariscente).

 

L'AMERICA


New York! New York! Vorrei abitarti!

 

Cravan passa una buona parte della sua breve vita a viaggiare. Ha bisogno di sentirsi in movimento per vivere pienamente. Altrimenti, soffoca, si annoia, lo spleen lo afferra: "Ciò che mi faceva più male, eradi dirmi che mi trovavo ancora a Parigi, troppo debole per uscirne; che avevo degli appartamenti e dei mobili- in quel momento avrei dato fuoco alla casa-, che che ero a Parigi quando vi erano dei leoni e delle giraffe"  (Maintenant, n°3).

Ha lo spirito nomade. "Non mi sento veramente bene che in viaggio", egli confessa, "quando resto a lungo in uno stesso posto, la stupidità, mi vince (Lettre à Mina Loy).

 

Nel 1903, Fabian Lloyd si imbarca per l'America. Deve risiedere presso degli amici benestanti di sua madre. Secondo suo fratello, e i frammenti di poesia che ha lasciato Cravan, non vi resta a lungo e fugge per percorrere le strade. Più tardi, racconterà di essere stato mulattiere, di essere andato sino in California, dove avrebbe lavorato come giornaliero nella raccolta delle arance, poi come marinaio sul Pacifico.

 

Verità o menzogna, ciò non ha affatto importanza. Cravan si è subito innamorato dell'America, paese della gioventù  della velocità, della vita moderna, delle ragazze sportive e dei "treni rapidi che fluttuano sulle rotaie (...) e mi portano verso il Nord, oh caro Mississippi!", paese della libertà, in cui le costrizioni sociali non esistono: "Poi l'Americano è temuto, sa boxare; o per lo meno lo si crede. (...) Per di più quando qualcuno deve portare l'etichetta di una professione, a meno di essere fuori legge; quando uno è onorabilmente falegname, l'altro poeta naturalista, alcuni giornalisti, ladri, pittori o ciclisti, lui, l'Americano è americano, nient'altro. (...) Dunque essere americano, è avere uno stato". ("L'Echo des Sports", 10 juin 1909).

 

Cravan è caduto da un paese che non esiste, da un paese sognato a sua immagine, gigantesco e multiplo. Ritornato in Europa, ne conserva la nostalgia, la trascina ovunque lo porti il suo umore vagabondo, da Parigi sino ai Balcani in cui la dichiarazione  di guerra interrompe una misteriosa "tournée" in compagnia di un impresariodisonesto... La guerra conferisce all'America un'attrazione supplementare: è un paese neutro, in cui Cravan non rischia che gli si chieda di spiegare la sua situazione militare. Sbarca a New York, provenendo dalla Spagna, nel 1917. L'inverno newyorkese è freddo. Cravan non ha che due indirizzi in tasca. La notte, dorme a Central Park. Le sue giornate, le passa a camminare per le strade. Attraversa tutta la città e si appassiona ad essa: "New York è una cosa stupefacente e sono venuto per adorare questa città".

 

La sera, si dà a scroccare la cena presso la fauna artistica e mondana del Geenwich Village, nient'affatto diversa da quella di Parigi (vi ritrova inoltre delle persone conosciute a Montparnasse). Cravan parla della bella villa con veranda dove abita. Lo si crede ricco. Muore praticamente di fame e ruba alcune banconote dall eborsette. A volte cerca rifugio presso delle prostitute nere di Harlem. Presso i ricchi amici delle arti, crolla sui divani, sguazza sui tappeti persiani e chiede a voce alta: "Come mai, voi Americani, siete tanto insopportabili quanto volgari?". Il che gli assicura una reputazione ed altri inviti. Ma dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti e lo scandalo provocato dallo scherzo di Picabia e di Duchamp al Salon des Indépendants, New York perde il suo fascino.

 

Con il suo amico Arthur Burdett Frost, anziano allievo di Matisse, figlio ribelle ed avventuriero di un pittore newtorkese, Cravan viaggia in America. Da luglio ad agosto 1917, visita il Maryland ed il New Jersey, Filadelfia ed Atlantic City, inizia a percorrere gli Stati Uniti. A settembre, sempre con l'amico Frost, parte a piedi per il Canada, forse con l'intenzione di raggiungere il Labrador. I due uomini, senza denaro, dormono sotto le stelle e si travestono da soldati per fare l'autostop. Gli automobilisti patrioti non rifiutano mai di fermarsi per due bravi ragazzi sulla via per combattere gli Unni. "Avevamo l'aspetto di soldati!", dice contento Cravan. "Facevamo tappe da giganti".

 

Durante tutto il viaggio, Cravan scrive a Mina Loy, che ha incontrato a New York e di cui si scopre, a sua sorpresa, un po' più innamorato ad ogni tappa. Già l'associa ai suoi futuri viaggi: "Ieri ho sognato di te tutta la notte; partivi con me in viaggio".  Quando, con lui, ascolterà il vento, sentirà freddo, marcerà attraverso i campi, si bagnerà nei fiumi, capirà che "tutto non è corrotto". Il 9 settembre, scrive che il Canada è un paese meraviglioso. Frost et Cravan visitano il Nuovo Brunswick e la Nuova Scozia ("Ho visto un sole al tramonto sulla Nuova Scozia che non dimenticherò mai"). Non potendo andare a Terranova, pensano di rientrare a New York passando per Montréal e, in seguito, partire per il Brasile o in Messico.

 

Sopraggiungono una dopo l'altra due catastrofi. Arthur Frost muore all'improvviso in dicembre e Cravan si crede di nuovo minacciato dalla coscrizione. Scrive anche a sua madre che è mobilitato, che ciò non lo disturba e che si rallegra di partire ad uccidere dei Crucchi. Reazione strana e passeggera perché, appena tornato a New York, parte per il Messico, sperando di poter raggiungere da lì Buenos Aires e l'Argentina.

 

Mina Loy non l'accompagna, anche questa volta. E Cravan ricomincia a scrivergli: "Mi manchi talmente che è una cosa orribile. Ci rivedremo? Per ora, ne dubito. È orribile, è orribile!".

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 

 

LINK al post originale:
Arthur Cravan

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