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13 novembre 2010 6 13 /11 /novembre /2010 19:13

 

 

 

 

alfred-jarry.jpg

 

La sintesi secondo Jarry


 

Introduzione

 

 

 

l-amour-absolu--edizione-1933.JPGLe condizioni di comunicazione del simbolismo, che Jarry eredita quando si dà alla letteratura nel 1891, formano uno spazio che il giovane subisce per alcuni mesi prima di investirlo in modo songolare. Tra marzo 1893 e marzo 1894, nello spazio di un anno, Jarry si inizia alla frase simbolista e mette a punto, reinvestendo gli schemi della comunicazione secondo il principio delal parola orfana, il suo proprio sistema di comunicazione, che raggiunge nel celebre testo "Être et vivre" una coerenza sufficiente per servirgli ad interpretare le sue letture e le sue esperienze secondo i valori in corso di elaborazione della patafisica.

 

Jarry_by_Vallotton.jpgÈ interessante constatare che questa maturazione del pensiero di Jarry corrisponde alle sue amicizia successive con Fargue e Gourmont: ancora subordinato in maniera passiva alle tematiche simboliste più antiche quando si lega con Fargue, Jarry se ne affranca e propone un sistema singolare di comunicazione letteraria sotto l'influenza di Gourmont, mentre si distacca da colui che fu senza dubbio il suo iniziatore alle bellezze simboliste.


 

Surmale.pngQuesto primo sistema della comunicazione letteraria secondo Jarry, fortemente ispirato dal sistema simbolista, ma che tenta di differenziarsene con l'utilizzazione di schemi presi in prestito dall'occultismo ed alla lettura di Lautréamont, caratterizza i suoi scritti sino a L’Amour absolu [L'Amore assoluto] nel 1899, ultima testimonianza di una forma di misticismo letterario egoista che sembra già in ritardo in rapporto ai nuovi valori che il Faustroll veicola sin dal 1898, comportando la sua rivalutazione del suo proprio sistema di comunicazione che lo condurrà a Messaline [Messalina] ed al Surmâle [Supermaschio].

 

Les-jour-et-les-nuits--1897.JPGTra il 1893 ed il 1899, gli scritti di Jarry trovano nel campo letterario simbolista le condizioni della loro lettura. La sua retorica può essere descritta come un'utilizzazione di questo campo valorizzante la singolarità e la suggestione attraverso ciò che egli chiama il "mosca-cieca cerebrale": Jarry tratta il suo lettore come uno schiavo produttore di senso, l'autore onnipotente che assumen l'autorità su ogni interpretazione possibile ("Tutti i sensi che il lettore troverà sono previsti") pur conservando una potenzialità infinita ("opera unica fatta di tutte le opere possibili"), alienante i suoi lettori per restare in un'indeterminazione egoista del suo essere. Questa posizione, possibile nel campo di comunicazione simbolista, non è evidentemente più adatta quando il movimento si riorganizza verso il 1895, il che spiega lo scacco delle opere di Jarry obbedienti ancora agli schemi della parola orfana di quest'epoca, come César-Antechrist [Cesare-Anticristo] o Les Jours et les Nuits [I Giorni e le Notti]. Ubu Roi [Ubu Re] al contrario, funziona nella misura in cui la scena dell'epoca accoglie le forme di comunicazione simbolista obsolet nella prosa e la poesia.

 

UBU-Roi--1896.JPGPer Jarry, il campo di comunicazione simbolista offre uno spazio che egli investe in modo letterario ma anche etico, sottomettendo il suo atteggiamento e la sua metafisica alle condizioni della ricezione simbolista. Egli eredita simultaneamente della tensione inerente al campo tra un idealismo pieno ma mortifero e solidificato, ed un nichilismo che fa di tutti gli uomini, dopo la morte di Dio, dei paranoici in potenza, condannati a vedere dappertutto dei segni in un mondo indecifrabile che non rinvia altro che la loro immagine.

 

Immagine-tratta-da-Cesare-Anticristo-.JPGIl suo primo testo critico, apparso in L’Art littéraire nel gennaio-marzo 1894 e dedicato all'opera teatrale di Hauptmann, Âmes solitaires, si apre su una constatazione  di un idealismo del tutto convenzionale, opponendo al mondo molteplice dei sensi un mondo di idealità astratte ed immanenti, le sole esistenti: "Ogni conoscenza non essendo che forma di una materia, l'unità di una molteplicità, non vedo tuttavia nella sua materia che una quantità evanescente, consguentemente nulla se mi pare, e ciò soltanto e veramente reale che si oppone al volgarmente denominato reale (a cui lascio quel senso antifrastico), la Forma o Idea nella sua esistenza indipendente". Quell'idealismo oscillante tra platonismo ed aristotelismo (con l'opposizione tra forma e materia) riappare nel settembre 1894 nel suo articolo dedicato a Charles Filiger, quando Jarry ha già messo in dubbio questa teoria, che egli riutilizza senza dubbio qui per meglio farsi capire dai lettori del Mercure de France: "La banalità di moda essendo a chi parla d'arte di rispondere che sia meglio vivere (che può essere ammirabile se capito, ma così com'è, senza più coscienza, inciso sulla tavola di Faust, si ripete da molto tempo), è consentito, ai nostri servi della gleba potendo fare a sufficienza questa cosa, di esistere da qui all'eternità, di farne del nostro meglio provvigione e di guardarla da coloro che hanno saputo metterla in gabbia, soprattutto scolorita rispetto alla nostra".

 

In questa parafrasi dell'Axël di Villiers, apparso postumo nel gennaio 1890 e che Jarry doveva conoscere attraverso la mediazione di Gourmont- "Vivere? o servi faranno questo per noi", l'ammiratore di Filiger oppone al Vivere, dinamica e molteplice, una forma di esistenza nell'eternità. Quell'eternità non è tuttavia già più il semplice assoluto del mondo delle Idee, nella misura in cui appare come un assoluto personale e singolare, suscettibile di essere colorato differentemente presso ogno creatore. Gli artisti deformano le Idee mettendole in gabbia, ed è anche questa singolare deformazione che importa a Jarry.

 

L-Art-Litteraire.jpgOgnuno è il dio del proprio universo. Jarry, infatti, cerca di conciliare Essere e Vivere, Idealismo e Singolarità, Assoluto e Dinamismo; a proporre un'opera nel contempo necessaria ed aperta, imitante la stabilità divina pur conservando il dinamismo della vita- programma definito in modo quasi definitivo nel suo saggio Être et vivre [Essere e vivere], apparso nel marzo-aprile del 1894 in L'art littéraire. Per creare il suo sistema di comunicazione personale, Jarry reinterpreta gli schemi simbolisti alla luce della filosofia occulta, che gli fornisce, durante i suoi anni di formazione letteraria, degli strumenti concettuali per pensare simultaneamente un assoluto personale e conservare il dinamismo della vita.

 

Le teorie occulte, che formano un elemento culturale sottovalutato della vita letteraria dell'epoca, sono così rilette in modo singolare da Jarry, che cerca nelle loro formule astratte gli elementi per costruire una nuova forma di relazione al lettore, un metodo che permetta di far corrispondere la rigidità dell'assoluto con il movimento parossistico del clown che tenta di rimanere in equilibrio su una palla in movimento, così come si definisce Cesare-Anticirsto. L'analisi dei suoi primi testi permette di passare in rassegna una serie di immagini che incarnano il suo sistema di comunicazione letteraria, e di comprendere come crei questo assoluto relativo che gli permette di fare dei suoi testi degli incroci di significati.

 

Il lettore deve mostrarsi paziente: alcune di queste immagini non prendono senso che attraverso ll loro interrelazione, dalla loro inserzione in schemi di pensiero astratti e a volte nascosti, attraverso la loro interpretazione. Infatti, le teorie della comunicazione letteraria di Jarry non sono pronte tra il 1893 ed il 1894. Dei sistemi provvisori si instaurano: l'idealismo assoluto dei primi testi è rapidamente compensato da posture ironiche o violente. Le posizioni di Jarry sono mutevoli, e le stesse immagini possono assumere senso opposti in due testi, addirittura nello stesso testo una volta che è inserito in una raccolta o riletto alla luce dei testi che lo seguono cronologicamente.

 

mallarme1.jpgAl centro di questa rete, c'è la nozione  di sintesi. Jarry condivide con la sua epoca un certo fascino per la sintesi, parola jolly che ritroviamo sotto le penne  più disparate: Mallarmé, René Ghil, Remy de Gourmont, Marcel Schwob, Gustave Kahn, George Vanor o anche Saint-Pol-Roux, ognuno dà la sua definizione di sintesi, che sia sintesi delle arti, delle sensazioni, di una personalità o anche di una fusione dell'interiorità con l'esteriorità, del continuo e del discontinuo. Si evidenzia da queste concezioni, malgrado il loro aspetto  eteroclita, una certa visione del mondo e della letteratura che determina ciò che potremmo chiamare un nuovo paradigma letterario o per esprimersi in modo più semplice un nuovo modo di scrivere e soprattutto di leggere. Attraverso la nozione di sintesi, l'opera d'arte è concepita come un germe di significati, un concentrato di sensi che l'autore ha pazientemente elaborati e che il lettore deve dispiegare. La nozione di suggestione è esaltata: non bisogna dire tutto, e l'opera che leggiamo non è che il vertice di un iceberg di significati, un oggetto sintetico pieno di virtualità. Il lettore si vede incaricato di molte più responsabilità che in precedenza, ed i suoi strumenti di lettura devono evolvere di conseguenza.

 

Jarry si inscrive completamente e deliberatamente in questo movimento; tutto sta nel sapere come egli fa sua ed utilizza questa nozione di sintesi, per affermarlo anche per prendere in trappola il lettore facendolo leggere secondo schemi nuovi. Jarry, all'epoca dei suoi inizi letterari, fa riferimento alle teorie simboliste nei suoi testi per quanto le svolga o le simuli per condurre i suoi propri esperimenti.

 

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 

 

 

LINK al post originale:

 

 

La synthèse selon Jarry - Introduction (1)

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  • : In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
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  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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