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15 maggio 2009 5 15 /05 /maggio /2009 10:13

Iniziamo questa rubrica, Avanguardie & dintorni, allo scopo di porre in dovuto risalto tendenze, gruppi o singoli artisti a cui spesso gli stessi Dada hanno voluto vedere dei precursori delle loro poetiche o tematiche nel campo artistico o letterario. Presentiamo uno strano quanto estremamente stimolante movimento artistico sorto nella Francia di fine secolo e noto come Les Arts Incohérents [Le Arti Incoerenti] e che sembra presentare molti tratti sia nelle poprie teorie estetiche sia sul piano dell'esecuzione artistica con i movimenti delle avanguardie storiche che sarebbero sorti agli inizi del XX secolo. Ci siamo imbattute nel web in questo saggio breve ma interessantissimo che ha funto da base per ulteriori ricerche e ritrovamenti di cui daremo conto in altri post.

Questo movimento sembra infatti possedere per più di un aspetto un certo spirito di affinità con Dada, il suo amore soprattutto per i giochi di parole a scopo di provocazione ma anche di stimolazione intellettuale con cui intitolare composizioni letterarie o pittoriche, mania che passerà poi, con una certa continuità addirittura nel movimento surrealista e soprattutto nella sua denuncia dell'arte.

La quasi totalità dei titoli dati alle opere di questo singolare movimento della Belle Epoque è ovviamente intraducibile in italiano, perciò, per non privare il lettore non francofono della loro originalità, abbiamo ritenuto opportuno darne una succinta spiegazione nelle didascalie. Avvertiamo sin d'ora che i giochi di parole utilizzati dagli artisti "incoerenti " si basa sull'omofonia, fenomeno in francese facilmente ottenibile da quasi ogni parola esistente ed i cui effetti tendono enormemente ad amplificarsi sino a diventare più dirompenti dall'accostamente di due o più parole che ad una lettura si presentano
con un significato che la loro enunciazione fonetica tende a trasformare in un significato assolutamente diverso, una vera e propria sciarada fonetica quindi.


 

 

 

L'avanguardia è incoerente


 

image hébergée par photomaniak.com
Porc trait di Van Dyck – Bridet, 1884. [Porc (porco) e trait (tratto) suonano in francese allo stesso modo di portrait e cioè ritratto].



Di  Catherine Charpin


Articolo apparso in l’Aleph, n°7 – Artguments, giugno 2001



È l'osservatore che crea il quadro, Marcel Duchamp

Parigi, 1882. Jules Lévy, ex-membro del club letterario degli Hydropathes [Idropati], decide di organizzare un'esposizione di disegni eseguiti da persone che non sanno disegnare. Semplice pretesto per riunire nello spazio di una serata spensierata i suoi amici bohèmien. Il 2 ottobre, duemila persone riempiono l'esposizione di una sera. Il movimento delle arti incoerenti è nato.

Tra 1882 e 1883, sette esposizioni di Arte incoerente sorprendono Parigi. Con cataloghi e manifesti, in sostegno, secondo le abitudini del mondo dell'Arte, ma con una libertà di forma e di toni straordinari. Tutti i pennelli abili e le immaginazioni prorompenti potevano sperare di poter esporre agli Incoerenti a condizione di guardarsi dal serio e dall'oscenità, le uniche proibizioni formali. Ogni espositore poteva sperare di meritare una medaglia di cioccolata attribuita ai laureati designati a sorte.

image hébergée par photomaniak.comLa Vénus des mille eaux - Van Drin, 1889. La Venere di Mille eaux, in francese le due parole mille eaux (mille acque) sono omofonetiche a Milo, per cui traducendo si avrebbe: La Venere di Milo. Il basamento delle statua di Venere è gremito di marchi commerciali di notissime acque minerali.


I partecipanti si facevano chiamare Dada, Zipette, Troulala e di dicevano "allievi dei conigli" o "allievi del proprio talento" in reazione all'obbligo che avevano i pittori del Salon officiel des Champs Elysées [Salone ufficiali dei Champs Elysées] di declinare il nome del loro maestro. Dietro gli pseudonimi più stravaganti scorgiamo all'occasione delle firme celebri come quelle di Toulouse Lautrec, Caran d'Ache o Alphonse Allais.

All'Olympia o alle Folies Bergères che prestarono loro le proprie pareti, gli artisti Incoerenti esponevano tutto quel che potevano concepire di più eccentrico ma anche quanto poteva far ridere il pubblico di allora: caricature, satire politiche ed anticlericali, parodie tanto dei peintres pompiers [pittori pompieri] quanto degli impressionsiti [1].

Tuttavia, fu il ricorso ai giochi di parole e con l'insolito che garantì la loro celebrità: giochi di parole in immagini, traduzioni a pie' di pagina ed in tre dimensioni, specchi pre-duchamps sino alla serie monocromatica di Allais il cui pezzo scarlatto più noto è sottotitolata Raccolta di pomodori sulle rive del mar Rosso effettuata da cardinali apoplettici (1883) e di cui il monocromatico bianco Prima comunione di giovinette clorotiche durante una nevicata sarà esposto nel 1972 all'esposizione Equivoci del Museo delle arti decorative di Parigi.

Alphonse Allais, Prima comunione di giovinette clorotiche durante una nevicata


Alphonse Allais,
Raccolta di pomodori sulle rive del mar Rosso effettuata da cardinali apoplettici.

 
I formati delle opere incoerenti "pazzamente ibridi" come li qualifica Félix Fénéon nel 1883, provocano la decenza (12 metri di lunghezza per un dipinto semistorico di Caran d'Ache; 1,50 metri di altezza per 20 centimetri per un'altra in fondo alla quale un verme si strugge d'amore per una stella posta sulla parte superiore). Le composizioni sono dipinte su dei supporti che volgono la Grande Arte in derisione: schiumarola, camicia, salsiccia all'aglio, tela di smeriglio, ramazza, persino su un cavallo vivo dipinto con i colori nazionali. A volte si abbandona la tela per non prendere che il quadro (Delpy).



image hébergée par photomaniak.com
Quadro smontabile per piccoli appartamenti o villeggiature , Emile Cohl, Esposizione delle Arti Incoerenti, 1893.



Già nel 1882, quando il puntinismo rappresenta il vertice dell'innovazione pittorica, gli incoerenti espongono degli acquerelli all'acqua di seltz e delle nature cotte, dei quadri di pane, pisellini, sculture di formaggio di groviera o di ippocastano. Fissano del tulle maculato di bianco su una pittura per suggerire una nevicata, aggiungono delle parrucche, del cioccolato, dei francobolli alle loro composizioni e realizzano delle raccolte antologiche come il Tableau démontable pour petits appartements ou villégiatures [Quadro smontabile per piccoli appartamenti o villeggiature] di Emile Cohl di cui ognuno dei nove pannelli costituisce un tutto in sé e l'insieme riunisce una scena di genere; o ancora un'allegoria di Poser un lapin mettendo in scena una coppia in conversazione sulla terrazza di un caffè, dalla bocca del signore parte uno spago legato all'esterno della tela al collo di un coniglio vivo che rosicchia delle carote in una gabbia [2].

Il pubblico si recava presso gli Incoerenti per distrarsi e non pensò mai ad indignarsi per le loro stravaganze. Da qui a considerarle come opere d'arte, c'è un abisso che nessuno varcherà mai allora. Nemmeno gli Incoerenti che si discolpano dalle rare accuse di anarchismo o di speculazione proclamando nel 1886: "Non facciamo dell'arte", presagendo con noncuranza più tardive rivendicazioni.

Nel massimo momento del successo delle loro esposizioni, gli Incoerenti suscitarono un vero movimento alla moda: caffè e riviste fiorirono sui marciapiedi parigini e il giorno di mezzaquaresima tutta la città si recava ai loro balli mascherati.



image hébergée par photomaniak.comNatura molto morta , Sage, 1884.



Malgrado questa notorietà di fine secolo, gli Incoerenti, non avendo mai teorizzato né rivendicato nient'altro che il buonumore, furono relegati al rango di pubblico divertimento e poi dimenticati. L'Incoerenza è svanita come il gatto dello Cheshire di Lewis Caroll con un sorriso e non è rimasto nulla dei suoi talentuosi scarti se non qualche catalogo, manifesto e fotografie.

Spingendo la caricatura nelle sue ultime trincee, l'Incoerenza, esonera da ogni costrizione, ha raggiunto in anticipo le vette del genio assurdo. Impossibile guardare con lo stesso occhio Dada e l'arte che seguì dopo queste rivelazioni profetiche.

Nuovo realismo, Art brut, Fluxus, Panico... In diversi territori l'Incoerenza sembra aver tracciato un tratto di strada. La Gioconda di Duchamps fa irresistibilmente pensare ad una certa Venere di Milo Incoerente barbuta  e numerosi procedimenti delle avanguardie perdono il loro mordente.

La storia dell'arte, che sacrifica spesso alla mania di trovare degli antecedenti a tutto,  nella sua ricerca di filiazione non ha mai messo in evidenza l'Incoerenza, allorché numerose coincidenze, tanto storiche quanto formali, ci provano che i Surrealisti e Dada conoscevano gli Incoerenti. Yves Klein stesso avrebbe avuto conoscenza delle esperienze monocrome di Allais (la differenza tra di loro, per sua stessa ammissione, consisterebbe nel fatto che Allais "non se ne era fatto carico". Ben detto).

L'Incoerenza, colmo dell'avanguardia? Dopo tutto, l'avanguardia per definizione si consuma non appena il pubblico l'accetta, la classifica, l'assimila. L'Incoerenza non è mai stata riconosciuta in quanto movimento artistico. In ciò, forse incarna al massimo grado ed in modo derisorio la purezza stessa di quel che possiamo intendere con il concetto di avanguardia.
 
Nell'ottobre del 1988, Présence Panchounette [3], collettivo iconoclasta affondato poco dopo, ricreò alcune opere incoerenti in occasione della
Foire international d’art contemporain (FIAC), Fierainternazionale di arte contemporanea al Grand Palais. I visitatori dello stand della Galerie de Paris posero poche domande. C'era la Venus des mille eaux, il Basso rilievo, Les Dix manche gras [I dieci manici grassi, omofoneticamente si ha Le domeniche grasse], un quadro in pane... giustamente sottotitolate con un cartello indicante due date: quella della concezione originale e quella del 1988 senza ulteriori dettagli.

Bisogna leggere nella scarsa curiosità del pubblico un segno di panurgismo culturale che fa assumere l'aspetto da intenditori a coloro che non vogliono fare la figura da ignoranti? O leggervi semplicemente la modernità dell'Incoerenza. Le rare domande riguardavano il prezzo di Ciel sans nuage [Cielo senza nuvole (monocromo blu)] e di Nocturne a deux voies [Notturno a due vie, omofonico in francese a Notturno a due voci], (due tele nere: i tre punti rossi del treno in partenza sull'uno e due punti gialli del treno in arrivo l'altro)], che sarebbero stati venduti a dieci volte tanto se si fosse trattato di Klein e di Armleder che i collezionisti avevano creduto di riconoscere. Prima ancora di aspettare una spiegazione, molti partivano borbottando. Ma quanti si interrogano sul concetto di avanguardia, sul valore dello sguardo, sull'influenza di un titolo?

Successivamente, vi furono delle mostre retrospettive storiche al Museo d'Orasy e all'Alliance française di New York. Ma è la FIAC nel 1988, in questo confronto brutale con il mondo dell'arte contemporanea che l'Incoerenza ricevette le migliori, beffarde e pesanti domande alle quali non sono state date risposte.

L'arte siete voi. Voi siete il centro del mondo. Di fronte alla stessa forma che nasconde molteplici movimenti, molteplici sguardi. L'arte è caso. Crechiamo almeno di avere la decenza di strappare i calendari. A volte l'insignificante diventa eterno.





Riferimenti  bibliografici

Catherine Charpin, Les arts incohérents (1882-1893), [Le arti Incoerenti (1882-1893)], Paris, Syros-Alternatives, 1990.
Luce Abelès, Catherine Charpin, Arts incohérents, académie du dérisoire [Arti incoerenti, accademia del derisorio], Paris, Réunion des musées nationaux, 1992 (les dossiers du Musée d’Orsay).
L’avant-garde a bientôt cent ans [L'avanguardia avrà presto cento anni], Catherine Charpin, Galerie de Paris, 1990 (catalogo edito in occasione dell'esposizione di Présence Panchouette alla FIAC 1988).
Denys Riout.- Remarques sur les Arts Incohérents et les avant-gardes, [Osservazioni sulle Arti Incoerenti e le avanguardie]in Actes de la recherche en sciences sociales, Paris, novembre 1981, pp. 86-88.




NOTE


[1] Con questo termine derisorio era chiamata a partire dalla seconda metà del XIX secolo tutta la pittura prodotta sotto l'influenza delle Accademie delle Belle Arti. L’origine del termine francese pompier, cioè pompiere, non è nota.  Si crede che potrebbe però derivare dagli elmi delle figure di dei ed eroi classici, simili a caschi di pompieri, o indicare gli stessi pompieri presenti, con compiti di sicurezza, durante le mostre aperte nei Salons ufficiali, o ancora riferirsi ai pittori del circolo di Charles Gleyre, fautori dell’imitazione della pittura pompeiana o infine indirizzarsi a molte rappresentazioni pittoriche pompose e retoriche (N. d. T.).

[2] Poser un lapin [dare un coniglio], è un famoso modo di dire francese dai significati mutevoli nel corso del tempo. Oggi è usato prevalentemente nel senso di non recarsi ad un appuntamento senza avvertire la persona che ci sta aspettando. Nella seconda metà dell'Ottocento, epoca del quadro in questione, significava non ricambiare i favori di una ragazza. A quest'epoca, il termine Lapin, designava un rifiuto di pagamento. In italiano si direbbe bidonare qualcuno non andando ad un appuntamento (N. d. T.).

[3] Attivo dal 1969 al 1990, il gruppo Présence Panchounette (composto da Christian Baillet, Pierre Cocrelle, Didier Dumay, Michel Ferrière, Jean-Yves Gros, Frédéric Roux e Jacques Soulillou) comincia a farsi conoscere attraverso azioni, libelli e performance in cui di mischiano contestazione e umorismo. Il loro lavoro si focalizzerà su una rimessa in discussione del modernismo, dell'avanguardia e dei suoi riti. Présence Panchounette inietta dei riferimenti vernacolari o esotici per prendere in contropiede quelli utilizzati, di solito, dall'arte contemporanea condito in un minimalismo di buona lega. Artisti dall'atteggiamente per cui l'opera d'arte non è essenziale, se non trascurabile, adepti dell'ibridazione in anticipo sui tempi, praticanti emeriti del non importa cosa/non importa come, del presto fatto/mal fatto e del mai compiuto, idioti astuti, un poco (molto) più colti della media (si deve loro la riscoperta degli Incoerenti... e altri artisti, una fiera candela), essi non smetteranno di seminare la confusione e il malessere attraverso l'uso di esposizioni concepite come performance isteriche e di comunicare attraverso la diceria e l'insulto. Curiosi dei margini, amanti del contropiede e dello sgambetto, tenteranno di galleggiare in un oceano di contraddizioni, di malintesi e di paradossi prima di finire in bellezza affondandosi nel momento del loro massimo successo.

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]

 

 

Link al testo tradotto:

Les Arts Incohérents

 

Link ad un importantissimo sito concernente il movimento delle Arti Incoerenti:
Arts incoherents

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  • : DADA 100
  • DADA 100
  • : In attesa delle giuste celebrazioni che vi saranno nel mondo colto per il primo centenario del grande movimento Dada di arte totale, intendiamo parlarne con un grande anticipo di modo che giungendo la fatidica data molti non siano presi alla sprovvista grazie al mio blog.
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  • Elisa
  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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