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1 aprile 2009 3 01 /04 /aprile /2009 17:44

KARAWANE

Un evento storico fondativo, Hugo Ball recita (tra l'altro) la poesia Karawane al Cabaret Voltaire di Zurigo



Hugo Ball. Zurigo. Estate 1916.

 

Il grande artista tedesco, disertore della prima carneficina mondiale dopo aver conosciuto l'inferno delle trincee, il fondatore del Cabaret Voltaire, indossa il suo costume "cubista" realizzato insieme al rumeno Marcel Janco compatriota di Tristan Tzara che di lì a poco soppianterà Ball alla guida del movimento artistico e letterario nato agli inizi dello stesso anno ed a cui sarà dato il nome di Dada.

Di quelle serate al Cabaret Voltaire, da lui fondato insieme alla sua compagna Emmy Hennings, lo stesso Ball ci ha lasciato testimonianza in La fuga dal tempo, finalmente tradotto da pochi anni anche in italiano. Stralci della sua testimonianza sono reperibili però anche in molte opere che trattino di dada in modo adeguato.

Un testimone di eccezione è in questo senso Hans Richter, che visse a Zurigo dal 1916 al 1920 e fu anche  lui tra i fondatori del movimento dada. Richter riporta nella sua celebre opera, metà memoria metà opera storica, Dada, arte e antiarte,che egli pubblicò nel 1964, ampi frammenti dell'opera teorica e memorialistica di Ball e anche suoi commenti e valutazioni in quanto testimone storico.

 


POESIA ASTRATTA

 


Con la serata del 25 giugno 1917, nella nostra galleria Dada nella Bahnhofstrasse (ma in verità era nella Tiefenhöfe, una strada laterale di nessuna importanza), quei primi spettacoli, raggiunsero una delle punte massime. Quella serata infatti ci presentò una forma d'arte, nella quale Ball portò alle estreme conseguenze il suo conflitto con la lingua. Con ciò egli compì un passo che si ripercosse ampiamente nella letteratura, e le cui conseguenze arrivano fino ai nostri giorni.

Eccone la registrazione nel suo diario in data 5 marzo 1917: "Il fatto che, col tempo, l'immagine dell'uomo scompaia progressivamente dalla pittura e che tutte le cose vi compaiano ormai soltanto in decomposizione, è una prova di più di quanto sia diventato brutto e logoro il sembiante umano e riprovevole ogni singolo oggetto del nostro ambiente. La decisione della poesia di lasciar morire, per analoghe ragioni, la lingua (come nella pittura l'oggetto) è imminente. Queste son cose che forse non sono mai esistite". Dal 25 giugno esistettero!

Già il 14 luglio 1916 Ball aveva recitato la sua prima poesia astratta onomatopeica O Gadji Beri Bimba nel corso della prima grabde serata DADA, nella sede della corporazione waag a Zurigo: vi si annunciavano musica danze teoria manifesti versi quadri costumi maschere e vi presero parte e vi collaborarrono, chi in un modo chi in un altro, Arp, Ball e Hennings, il compositore Heusser, Huelsenbeck, Janco e Tzara. Nella gran quantità di cose sconosciute e sorprendenti, l'effetto di questa innovazione era stato più avvertito che capito. Un'intera serata, dedicata a questa nuova forma poetica, ne fece prendere definitivamente coscienza sia a noi che al pubblico.

 

"Con queste poesie onomatopeiche volevamo rinunciare a una nuova lingua inaridita e resa inservibile dal giornalismo. Dobbiamo isolarci nella più profonda alchimia della parola e abbandonare persino questa alchimia per conoscere in tal modo alla poesia i suoi domini più sacri".

 

Nella nostra galleria era annunciato un recital di poesie astratte di Hugo Ball. Io avevo fatto un po' tardi e, quando giunsi la sala era strapiena. Soltanto posti in piedi! [1] Ball: "Io indossavo uno speciale costume disegnato da me e da Janco. Le mie gambe erano in una specie di colonna di cartone blu licido che mi saliva aderente fino ai fianchi, tanto che fino lì sembravo un obelisco. Sopra a questo portavo un enorme collo a mantellina, di cartone dipinto internamente di scarlatto e esternamente verniciato in oro: intorno al collo questo era allacciato in modo che io, alzando e abbassando i gomiti, facevo l'effetto di batter le ali. Per finire, portavo un cappello da sciamano a forma di cilindro, alto e dipinto a strisce bianche e blu. [2]


 



Avevo collocato dei leggii, ai tre lati del palcoscenico, in direzione del pubblico, e sopra a questi appoggiavo il mio manoscritto a matita rossa, recitando ora davanti a un leggio ora davanti a un altro. Poiché Tzara era al corrente dei miei preparativi vi fu una vera piccola première. Tutti erano curiosi. Mi lasciai dunque trasportare nel buio (come colonna non potevo camminare) fino sul podio e lentamente e solennemente cominciai:

 

gadji Beri bimba glandridi laula lonni cadori

gadjama gramma berida bimbala glandri galassassa laulitalomini

gadji beri bin blassa glassala laula lonni cadorsu sassala bim

gadjama tuffm i zimzalla binban gligia wowolimai bin beri ban

o katalominal rhinocerossola hopsamen laulitalomini hooo gadjama

rhinocerossola hopsamen

bluku terullala blaulala looooo...


Questo era troppo!- Dopo una iniziale costernazione di fronte a questa cosa inaudita, il pubblico infine esplose.

In mezzo a questa bufera, al di sopra della folla di graziose ragazze e seri borghesotti che scoppiavano dalle risate o applaudivano ridendo, Ball restava immobile come una torre (giacché non poteva appunto miuversi in quel suo costume di cartone)- immobile come un Savonarola, fanatico e insensibile.


"Gli accenti divennero più calcati, il crescendo dell'espressione seguiva l'inasprirsi delle consonanti. Ben presto notai che i miei mezzi espressivi, se volevo restar serio (e lo volevo ad ogni costo), non sarebbero stati adeguati alla solennità della mia messa in scena. Tra il pubblico vidi Brupacher, Jelmoli, Laban, la signora Wigman. Temevo il ridicolo e mi contenni. Ora avevo finito di leggere, sul leggio di destra, Il canto di Labadas alle nuvoleLa carovana degli elefanti, così mi avvicinai verso quello centrale battendo di gran lena le ali. Le pesanti file di vocali e il ritmo strascicato degli elefanti mi avevano permesso un ulteriore crescendo. Ma come dovevo arrivare in fondo? Ora mi accorsi che la mia voce, non avendo altra via d'uscita, assumeva l'antichissima cadenza delle lamentazioni religiose, quello stile dei canti da mesa che risuona lamentoso per tutte le chiese cattoliche dell'oriente e dell'occidente." e, su quello di sinistra, [3]

 
Zimzim urallala zimzim urullala zimzim zanzibar zimbella zam
elifantolim brussala bulomen brussala bulomen tromtata
veio da bang bang affalo purzamai affalo purzamai lengado tor
gadjama bimbalo glandridi glassala zingtata impoalo ögrogööö

viola laxato viola zimbrabim viola uli paluji maloo



"Non so che effetto mi fece questa musica. Fatto sta che cominciai a cantare le mie file di vocaboli come un recitativo in stile chiesastico e tentai, non solo di restar serio, ma di riuscire a incutere serietà.

Per un momento mi parve quasi che dalla mia maschera cubista sbucasse un pallido smarrito volto di giovane con quell'espressione mezzo spaventata e mezzo incuriosita di fanciullo decenne che, nelle messe per i morti, o nelle funzioni solenni della nativa parocchia, pende tremante e avido dalla bocca dei sacerdoti.
A quel punto, come avevo predisposto, si spense la luce elettrica e io, grondante sudore come un sacerdote-stregone, venni portato giù dal podio e sparii dalla scena". [4]

Testo della poesia fonetica Karawane edito nello storico Dada Almanach nel 1920 a Berlino da Richard Huelsenbeck fondatore del movimento Dada di quella stessa città. Il testo, grazie all'uso molto variegato di caratteri tipografici unitamente all'uso di neretto e corsivo presenta una sua dinamica grafica molto suggestiva.

  Copertina di Dada Almanach contenente la poesia Karawane a pagina 53

 

 

NOTE

 

[1] Han Richter, Dada, arte e antiarte, (Tr. it., di: Dada Kunst und Antikunst, Colonia, 1966), Mazzotta, Milano, 1974, pp. 49-50.

[2] Ibid. p. 50.
[3] Ibid. pp. 50-51.

[4] Ibid. pp. 52.

Raccomandiamo caldamente il seguente link per avere un'idea immediata e perfetta di poesia onomatopeica, bruitista e simultanea: Hugo Ball, Krippenspiel, il testo della poesia scorre mentre diverse voci lo recitano, estremamente suggestivo, un lavoro da veri professionisti:


Krippenspiel 

 

 

Ma anche:

Ursonaten, di Kurt Schwitters


[A cura di Elisa Cardellini]


Karawane dal web:

La poesia Karawane recitata da Marie Osmond con testo originale visibile

Simpaticissima versione di animazione rievocante la recita di Karawane al Cabaret Voltaire

Altre poesie Dada da YouTube

È sempre bene cominciare dalle fonti ispirative, il musicista futurista Russolo creatore del rumorismo è senz'altro un modello a cui i dadaisti trassero il loro bruitismo:
Luigi Russolo, Awakening of the City, 1913

Gadli Beri Bimba

Omaggio a Dada, poesia di Hugo Ball

Krippenspiel, da youtube recitata da ragazzi

L'Amiral cherche une maison a Louer di Janco, Ball, Huselbeck e Tzara, 1916

Ursonate, 1922, Kurt Schwitters

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  • Amo l'arte in generale, di ogni tempo e cultura storica, soprattutto le avanguardie artistiche e le figure più originali ed eterodosse.
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